Autismo
Le caratteristiche della comunicazione verbale

 

Il linguaggio verbale consiste nella capacitàdell’individuo di definire sia la realtàcircostante che il proprio mondo interiore, attraverso l’uso delle parole.Tale sistema simbolico, complesso ed articolato, è espressione dell'attività mentale della personache, modellando grammatica e sintassi, genera concetti sempre nuovi.

Le tappe di sviluppo del linguaggio verbale

Al momento della nascita la comunicazione è rappresentata dal pianto, l’inizio dell'attività espressiva: lentamente i vagiti del neonato vengono a differenziarsi ed a trasmettere, a chi se ne prende cura, diverse necessità.

Dai primi mesi di vita il bambino comincia ad emettere fonemi ed, in particolare dal quinto mese in poi, la comunicazione con l'adulto si basa sulla ripetizione di piccoli suoni, i quali operano continue interazioni: tale fase è denominata lallazione ( " da-da ", "ta-ta ", ecc.. ), seguita in breve tempo dalla ripetizione di parole di senso compiuto.

Entro il primo anno invece si innescano gradualmente i processi mentali di selezione e discriminazione delle parole stesse, operazione che porterà ad acquisire il significato dei termini utilizzati. Ciò accade in maniera costante fino al secondo anno di vita, momento in cui il bambino passa dalla conoscenza media di tre parole fino a  quella complessiva di trecento vocaboli.

Tra i tre ed i cinque anni si verifica il picco di sviluppo, poiché cominciano ad essere utilizzati termini che si riferiscono ad oggetti di cui si possiede una concreta conoscenza.

Infatti se a tre anni il bambino comprende più di millecinquecento parole, a sei ne comprende circa tremilacinquecento.

Gradualmente dunque si passa dalla costruzione di frasi brevi e semplici a quella di periodi più complessi ed articolati.

Tuttavia, se pur il fanciullo parli con gli altri,  in realtà dai tre ai sei anni utilizza prevalentemente il linguaggio auto-centrato, egocentrico ed auto-riferito, poiché tale attitudine permette lo sviluppo di facoltà superiori come la memoria e l'apprendimento, favorendo la creazione di veri e propri monologhi, che tengono in considerazione solo percezioni e reazioni personali.

Dal linguaggio autoreferenziale si passa a quello finale, socializzato, che include e richiede il punto di vista altrui, sulla base di significati condivisi: infatti dai sei anni in poi esso si arricchisce sempre più, diventando un fondamentale strumento di comunicazione con la realtà circostante.

 

Le difficoltà linguistiche nei soggetti con autismo

Cosa invece avvienenei bambini con autismo?

Sebbene nessuna persona sia identica ad un’altra a causa delle diverse variabili intervenienti, numerosi bambini ed adolescenti con autismo mostrano significativi problemi di linguaggio, poiché presentano deficit legati all’articolazione del suono, alla scorrevolezza del flusso delle parole,all’inabilità di comunicare e di comprendere, di utilizzare adeguatamente le regole linguistiche.

Vi è una evidente e globale difficoltà ad esprimere i propri bisogni, ad entrare in contatto con gli altri attraverso i differenti canali comunicativi, a verbalizzare, ad apprendere nuovi vocaboli e di conseguenza a relazionarsi, fin dai primissimi anni di sviluppo.

Alcuni bambini nello specifico parlano utilizzando proposizioni lunghe, ma assolutamente prive di significato, scollegate dal punto di vista sintattico e grammaticale; altri invece pronunciano qualche sporadica parola, oppure ripetono termini ascoltati in precedenza (l’ecolalia infatti é una modalità ripetitiva,istantanea oppure posticipata nel tempo, di riproporre vocaboli, che può  talvolta verificarsi in situazioni ambientali non familiari, percepite come allarmanti, comunque sempre senza che il bambino instauri relazioni con gli altri).Caratteristiche sono inoltre l’assenza di intonazione e l’incapacità di rispettare i tempi degli scambi comunicativi.

Capita a volte che venga posta in atto la cosiddetta inversione del pronome, in cui il bambino sostituisce “tu” ad “io”: si tratta di una operazione cognitiva difficile di cui con si conosce il fine. Si ipotizza che sia dettata dall’incapacità di rendere la comunicazione un atto personale.

In tutti i casi è chiaro che il linguaggio venga utilizzato in maniera inadeguata ed a-finalistica, priva di reciprocità sociale, in contrasto con il principio della comunicazione empatica, funzionale e condivisa (per maggiori approfondimenti si rimanda agli articoli "Autismo-il mondo degli opossum" e  "La sindrome di Asperger-L'arte speciale di comunicare un bisogno celato").

 

Il sostegno al bambino autistico ed alla sua famiglia

Supporto specialistico, due parole-chiave.

E’ fondamentale infatti cercare di individuare i bisogni dei bambini e degli adolescenti con autismo in ambito sì linguistico,ma anche comportamentale, cognitivo, emotivo, per soddisfarli, accompagnando inoltre le famiglie lungo il percorso evolutivo, poiché il benessere del singolo individuo si ripercuote inevitabilmente sul nucleo familiare.

E’ necessario dunque realizzare programmi di supporto, che favoriscano gradualmente l’acquisizione di abilità nuove, finalizzati ad una più efficace gestione dei comportamenti disfunzionali sia nel contesto domestico, che in quello scolastico e ludico-ricreativo. 

Attraverso l’utilizzo di apposite tecniche comportamentali, strumenti di sostegno adeguati, giochi ed attività specifiche, si offre al bambino la possibilità di scoprire e mettere in pratica nuove possibilità comunicative, proprio quelle che nell’autismo sono più carenti e deficitarie, affinché egli possa costruire nel tempo piccole competenze linguistiche, magari accrescendo con gradualità la propria terminologia personale.

 

 

" I limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo: tutto ciò che io conosco è ciò per cui ho delle parole."

( L. Wittgenstein )

 

 

 Dott.ssa Angela De Salvatore

Lettrice vincitrice del contest “We want you” per il mese di Novembre 2016

 

Psicologa e Pedagogista

Riceve su appuntamento a Brindisi

angedesa@libero.it

347/3836871

Per Approfondire:
 

- "Psicologia generale", L. Anolli, P. Legrenzi, Il Mulino, Bologna.

- "Psicologia ", M. Vasconi, Giunti-Demetra.

- “Cosa sapere sull’autismo”, L.R. Simpson, P. Ziont,Erickson,Trento.

- “Il linguaggio verbale nell’autismo”, S. Freeman, L. Dake,Erickson, Trento.