Bambini iperconnessi

È l'unico modo per farlo mangiare?!

Genitori, alimentazione e tecnologia

 

“Senza telefono tra le mani mangia ugualmente, non è vero che non mangia, basta un giocattolo, giocare con lui, parlargli…”

 

La maggior parte dei bambini, oggi, inizia la fase dello svezzamento con un tablet o un dispositivo android tra le mani. La causa di questo comportamento disfunzionale  potrebbe essere pensato come un prodotto della disregolazione materna. La mamma si affida a quello che per lei in quel momento rappresenta uno strumento di sussidio per gestire il momento della pappa. I bambini si abituano a nuovi sapori nuovi e iniziano a sviluppare naturalmente preferenze verso alcuni sapori piuttosto che altri. Se piace mangiano altrimenti si dimenano e alterano i tempi del pasto dedicando attenzione ad altri elementi presenti nel campo: lanciano il cucchiaio o il giocattolo per terra.  

Il rifiuto di alcuni cibi, quindi, all’inizio è un passaggio quasi obbligato: “mangio solo ciò che mi piace”. Se il pediatra del bambino insiste nell’inserire necessariamente alcuni cibi, che possibilmente il bambino rifiuta, allora diventa davvero necessario escogitare un modo per farlo mangiare a tutti i costi. Ecco che si ricorre a ciò che dai genitori viene visto come “la fonte di salvezza”: il video per bambini su canali youtube. Il momento del pasto è un dei momenti in cui la madre  e il bambino si relazionano attraverso quel passaggio da me a te entro il quale la madre accoglie gli stati emotivi del figlio, andando a riempire il vuoto sia fisico che emotivo che il bambino lamenta in quel momento. Il cibo come ponte tra nutrizione e terreno emotivo entro il quale si sviluppa il legame madre-bambino sulla base della capacità della madre (o del padre) di sapersi regolare, in quel momento, secondo gli stati di attivazione e di regolazione del proprio bambino ( Si rimanda alla lettura dell'articolo "L'anoressia - dallo svezzamento al rifiuto del cibo"). Un’eventuale disregolazione materna potrebbe tradursi, quindi, nell’incapacità della madre di fornire adeguatamente il cibo al figlio: dosi sproporzionate per effetto o per eccesso, orari discontinui: si mangia sempre alla stessa ora. Rispettare l’orario del pasto per un bambino è fondamentale, la destabilizzazione fisica causata da un’alimentazione poco corretta manda in tilt il ritmo sonno/veglia. Il pasto dura quanto la durata del video su youtube? Mangiare deve essere un momento in cui il bambino sperimenta del piacere condiviso con chi in quel momento si prende cura di lui. Il video sul cellulare che si sostituisce l’oggetto d’amore. Spaventoso. La dipendenza dallo smartphone trasmessa dal genitore al bambino. Dipendenza che trasmette dipendenza. Lo smartphone sempre nel campo visivo del bambino come elemento-bussola che calibra la gestione dei tempi e degli spazi tra il bambino e l’adulto; diventa un mezzo indispensabile e se senza di questo non riescono a nutrirsi adeguatamente. “se non lo metto di fronte al video, non mangia nulla, non si addormenta”.  I tempi di vita, compresi quelli del pasto vengono scanditi dall’uso del cellulare. Hanno le mani piccolissime eppure riescono a reggere cellulare molto pesanti, quelle dita minuscole si muovono sullo schermo con estrema facilità, la luce troppo intensa pulsa su i loro visi trasmettendo stimoli e impulsi che arrivano rapidamente al sistema nervoso. Una mamma che ricorre al video su internet per distrarre il bambino che pone resistenza nel mangiare è risolutiva, certamente ma protagonista di un quadro poco chiaro. Cosa accede realmente? I processi di comunicazione tra i due si riducono ai minimi termini, il face to face  madre-bambino viene annientato dalla presenza del video su internet. Bambini sovrastimolati da una parte ipostimolati dall’altra. Un neonato, ad esempio, non coglie ancora il significato di cosa sta guardando, si riempie inconsapevolmente del cibo che la madre gli offre. L’ambiente esterno viene percepito in maniera sfalzata nella realtà virtuale, se questo accade troppo presto, quindi a partire già dai primi mesi di vita potrebbero esserci delle conseguenze. L’esposizione prolungata alle immagini provenienti dagli smartphone potrebbe creare danni ai meccanismi di percezione ricezione sensoriale, parenti stretti di sintomi psicopatologi. Inoltre la frustrazione sperimentata dall’assenza del telefono-giocattolo orienta la nascita di semi di iperattività nella prima infanzia, pensiamo ad esempio a quei comportamenti in cui si rintraccia l’impulsività nel mangiare  “mangio in fretta così posso tornare a giocare con il telefono” . Le ricerche dimostrano che i bambini a contatto con le immagini ad alta stimolazione visiva e uditiva entrino in uno stato ipnotico riuscendo a mangiare anche ciò che non gli piace. Sembrano cadere in uno stato di trance nel quale ci si prende tutto ciò che passa la madre senza accorgersi delle qualità del cibo, senza discernere i sapori ma limitandosi a mandare giù tutto.

I bambini iperconnessi entrano in un’altra realtà che li spinge ad essere ipereccitabili e irritabili, una realtà virtuale-immersiva dove si immergono e dalla quale vengono sommersi.

I dispositivi video si configurano, quindi, come contenitori emotivi asettici. Quando l’esperienza virtuale è precoce e non viene gestita adeguatamente i danni alla salute si riscontrano, inoltre, in un incremento dei disturbi dell’alimentazione (obesità, binge eating e anoressia) e dei disturbi legati all’immagine corporea. I fattori descritti indicano la presenza di malessere come conseguenza di comportamenti di trascuratezza parentale. Il senso del comunicare si perde e si confonde con un  esserci-non esserci    (ti do da mangiare ma nemmeno ti guardo). Inoltre, secondo le indicazioni dei pediatri italiani l’essere esposti alle immagini web può comportare la necrosi cellulare dei tessuti del cervello e il malfunzionamento dei meccanismi di termoregolazione. Tuttavia, alcuni strumenti virtuali se adeguatamente gestiti possono agevolare i processi di stimolazione psicosensoriale e quindi possono essere utili alla riabilitazione neurocognitiva in quei bambini che, ad esempio, a causa di una disabilità, non sono in grado di alimentarsi adeguatamente e favorire i genitori nella gestione del pasto.

 

“Importante è applicare i principi e i valori di sempre anche a questo ambito dell’educazione. Senza paura, perché le nuove tecnologie non possono essere evitate o ignorate:fanno parte della nostra vita e, ancor di più, di quella dei nostri figli”

(iRules_ J.B. Hofmann)

 

 

 

Dott.ssa Gabriella Papadia

gabriellapapadia@gmail.com

Per Approfondire:

 

Burley, H. J. (2015). iRules: come educare figli iperconnessi:[il decalogo che ha ispirato migliaia di genitori]. Giunti.

Hofmann, J. B. (2015). iRules: Come educare figli iperconnessi. Giunti.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/20/pc-e-cellulari-dipendenti-gia-da-bambini-primo-corso-di-supporto-per-i-genitori-comportamenti-a-rischio-gia-a-2-anni/2480704/

http://www.pianetablunews.it/2017/02/15/la-rabbia-dei-pediatri-italiani-basta-cellulari-e-tablet-ai-bambini-i-danni-sono-nefasti/

http://www.stateofmind.it/2017/07/realta-virtuale-psicopatologia/

Lafond, E., Riva, G., Gutierrez-Maldonado, J., & Wiederhold, B. K. (2016). Eating Disorders and Obesity in Virtual Reality: A Comprehensive Research Chart. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 19, 141-147.

Mellacca, G., & Invitto, S. (2016). La Realtà Virtuale. Strumento per elicitare processi neurocognitivi per il trattamento in ambito riabilitativo. Psychofenia: Ricerca ed Analisi Psicologica, , 69-94.

Piazza, J., & Bering, J. M. (2009). Evolutionary cyber-psychology: Applying an evolutionary framework to Internet behavior. Computers in Human Behavior, 25, 1258-1269.

Sitografia:

Van Strien, T., & Ouwens, M. A. (2007). Effects of distress, alexithymia and impulsivity on eating. Eating Behaviors, 8, 251-257.