Per approfondire


"Adolescenza e breakdown evolutivo" Mores e M. Egle Laufer
"Disturbi gravi della personalità" Otto F. Kernberg

 

"E sorridere fa male, e che fai del male al tuo corpo per tentare di uccidere la cosa che hai dentro" (Susan, Ragazze Interrotte)

 

 

 

La patologia presenta una vasta gamma di manifestazioni e può essere la conseguenza di un momentaneo arresto del processo evolutivo che porta l'individuo all'acquisizione di una identità strutturata.

L'adolescenza rappresenta un periodo cruciale in cui i processi di cambiamento sono in atto e l'individuo è alla ricerca della sua indipendenza, cercando di differenziarsi dal nucleo familiare e distaccandosi dalle figure di riferimento. L'obiettivo è la riappropriazione del sé non più dipendente dalle cure genitoriali.

É il periodo in cui l'Io è in cerca di una propria identità, la cui formazione è strettamente correlata alle conquiste precedenti, alla storia familiare e psichica del soggetto, all'interiorizzazione delle figure genitoriali che hanno il compito di costruire, attorno all'individuo, un adeguato contesto in cui possa sentirsi sostenuto quindi libero e capace di fare nuove esperienze, al di fuori dell'ambiente primario.

Nel momento in cui questo non accade, cioè la persona non è in grado di integrare i processi evolutivi precedenti in un Io in formazione e che non trova un riscontro positivo nell'ambiente in cui vive e nel quale possa sentirsi libero di essere e esistere con le sue peculiarità e differenze ancora da scoprire, l'intero processo di cambiamento verso la strutturazione della personalità subisce una rottura. Essa può essere momentanea e si manifesta in comportamenti rischiosi per l'individuo che non tollera la sua diversità all'interno di un processo che porta alla scoperta della sua unicità. Momentanea e passeggera, appunto, ma che può essere il precursore di patologie successive.

 

La teoria dei Laufer, una coppia di psicoanalisti inglesi, costruita dal lavoro con gli adolescenti, afferma come la psicopatologia che può presentarsi in adolescenza o anche più tardi, affonda le sue radici in conflitti psichici ma che riguardano il corpo e la percezione che si ha di esso.

La condizione patologica che gli Autori chiamano breakdown evolutivo, ci aiuta a comprendere la formazione di successive patologie che derivano da un arresto del processo di integrazione dell'immagine che il giovane ha del suo corpo, divenuto fisicamente maturo, nella rappresentazione che egli ha di sé.

Secondo i coniugi esiste un rapporto tra unificazione dell'immagine corpora, differenziazione maschile-femminile, risoluzione del complesso edipico e, in fase avanzata, il momento in cui la psicopatologia si fissa, diventando irreversibile se non si è in grado di tollerare la fase di rottura e in assenza di un trattamento terapeutico. Quindi il breakdown, all'interno di un processo evolutivo, è un evento critico che indica una temporanea frattura con la realtà, che negli adulti sarebbe considerato come segno di psicosi. Un momento pericoloso nel qui ed ora e cruciale da cui dipende tutta l'organizzazione di personalità che si instaura in tarda adolescenza e che persiste in età adulta, con importanti implicazioni nel processo normale e patologico dell'individuo.

 

Il breakdown può manifestarsi attraverso comportamenti di aggressività auto-diretti quali anoressia, tossicodipendenza, depressione, tentativi suicidari, perversioni e promiscuità e in una serie di sforzi con lo scopo fallimentare di mutare l'immagine del proprio corpo, inaccettata perché impensabili sono determinati sentimenti che rimangono soffocati al punto da ostacolare il rapporto con il mondo reale.

Di fronte all'identità psichica e corporea in formazione, l'individuo può rifiutare il suo corpo e rimanere bloccato nel processo identitario in un atteggiamento di passività nei confronti di esigenze corporee e psichiche difficili da accettare.

I vissuti che ne derivano sono senso di colpa, per provare qualcosa che non riceve un feedback positivo dall'esterno, odio verso di sé, vergogna e paura che contribuiscono alla formazione di modalità di interazioni difensive con conseguenti relazioni con i pari difficoltose, spesso non autentiche ma soprattutto insoddisfacenti affettivamente, fino all'estraneamento dai coetanei. Tutto ciò per l'appartenenza ad un corpo sessualmente maturo ormai lontano dai propri ideali e da tutte le fantasie create su di esso. La rottura con la realtà può essere dovuta altresì alla percezione di un corpo ormai lontano dalle proprie aspettative e che l'individuo non può più controllare e che quindi aggredisce ponendosi un una posizione passiva quindi anche aggressiva, di fronte alle esigenze che questo corpo impone.

 

Nel difficile compito di definire una nuova immagine del proprio corpo e di integrarla con la sua personalità in cui l'adolescente assumerebbe un ruolo attivo, egli si sente al contrario vittima della potenza del corpo e delle fantasie psichiche legate ad esso perché le vive come distruttive, in quanto legate a desideri regressivi di essere amato e adorato dalle figure genitoriali.

Questo compromette la capacità di distinguere la realtà dalla fantasia; i desideri primitivi impediscono l'accesso a desideri più maturi che conducono ad una relazione con persone diverse e esterne all'ambiente familiare, ovvero i coetanei e non permettono l'instaurarsi di relazioni altre.

La questione ha a che fare con l'accettazione della perdita della perfezione narcisistica, legata alla consapevolezza di avere un corpo diverso da quello immaginato e delle fantasie che non dipendono da lui, che sono incontrollabili e difficili da accettare. Esse si distinguono e deviano da un processo di “normalizzazione” proposto dalle figure di riferimento e dal contesto sociale in cui l'individuo vive.

La libertà dai propri genitori significa, non solo essere autonomi dal punto di vista concreto e materiale, ma essere in grado di sostituire questo rapporto primario con una relazione oggettuale differente e con una persona altra.

Essere indipendenti e differenziarsi significa sentirsi capaci di tollerare il senso di colpa per un corpo inaspettato ed una personalità distante dalle proiezioni genitoriali.

Altresì, vuol dire contenere l'odio per il corpo che ricerca la sua maturità in modo da avvertirlo come funzionante nella sua imperfezione senza percepirlo difettoso o anormale.

Rifiutare un corpo che non si percepisce perfetto è utile ad allontanarsi dal pericolo di scoprire di non essere amati, ma fa da impedimento al reale desiderio di essere l'oggetto d'amore di un individuo altrettanto imperfetto.