Bullismo e Cyberbullismo

I Benefici dello Psicologo a Scuola

 

 

Nel corso degli ultimi mesi, ho collaborato con l’associazione Semi di Pace Onlus, dal 1980 impegnata nel sociale, presso il Centro Rondini: un centro di ascolto psicologico e assistenza legale contro la violenza sulle donne, il bullismo e la dipendenza da gioco d’azzardo, presente nella città di Tarquinia (VT).

In questa sede desidero condividere il lavoro svolto contro il bullismo per l’importanza che ha assunto per me, nella mia formazione professionale e personale.

Ho scelto di far conoscere il lavoro del Centro Rondini con l’intento di sottolineare la centralità dell’’intervento psicologico nelle scuole e offrire spunti di riflessione per l’attivazione di nuovi progetti a chiunque sia interessato a questo ambito. La scuola ne ha bisogno: gli insegnanti e gli allievi sono affamati di aiuto e noi psicologi abbiamo il compito e il ruolo per intervenire sul miglioramento della qualità della vita di tutti gli attori coinvolti.

 

Nell’ambito di interventi di prevenzione e sensibilizzazione nelle scuole di secondo grado e sulla base delle richieste dagli insegnanti, nell’ultimo anno abbiamo indagato il grado di consapevolezza e di conoscenza dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo e il livello di incidenza dei comportamenti violenti perpetrati fra pari, attraverso la somministrazione di un questionario self-report costruito ad-hoc.

I dati raccolti, analizzati dalla Cooperativa Sociale Mosaico, hanno fornito importanti elementi per strutturare interventi futuri mirati all’aumento dell’informazione, all’ elaborazione di vissuti emotivi nella prevenzione dello sviluppo di disturbi psicopatologici in adolescenza e al riequilibrio di un clima di fiducia fra giovani e adulti. Conoscere il fenomeno e rilevarne la presenza nel contesto scolastico e nel mondo online è il primo passo per prevenirlo.

 

Prima di approfondire l’indagine svolta con il Centro Rondini, introduco brevemente il tema.

Il bullismo è un fenomeno sociale che si esplicita in atti di violenza fra pari in contesti prevalentemente di gruppo. Si definisce tale quando, negli atti violenti, sono riconoscibili intenzionalità, reiterazione, asimmetria nei ruoli e mancanza di provocazione antecedente l’episodio da parte della vittima.

Il bullismo inficia le relazioni e determina un peggioramento della qualità della vita e dello stato di benessere di tutti gli attori coinvolti. In particolar modo, essere vittima genera il terrore di rivivere i comportamenti vessatori subiti e, nella reiterazione, comporta il rischio del conseguente strutturarsi di un disturbo post-traumatico da stress, disturbi dell’umore, sintomatologia ansiosa e psicosomatica, ritiro sociale, peggioramento significativo del livello di autostima e autoefficacia personale.

I comportamenti aggressivi del bullo, invece, possono essere attivati da esperienze negative passate vissute in contesti familiari, scolastici e sociali, anche subiti come vittima, e dal temperamento personale. A livello psicologico, è comune la presenza di una bassa autostima: il bullo, infatti, cresce identificandosi con un’immagine negativa di sé, a conferma delle aspettative negative che gli altri (famiglia, insegnanti…) mostrano di avere su di lui. In tali condizioni, sovente si va incontro allo strutturarsi di un disturbo di personalità borderline di tipo antisociale nel bullo e al verificarsi di un’escalation di condotte delinquenziali.

 

Una forma di bullismo è il cyberbullismo, termine che si riferisce all’utilizzo di informazioni e comunicazioni tecnologiche a sostegno di un comportamento intenzionalmente ripetitivo, provocatorio e ostile di un individuo o di un gruppo ai danni di una o più vittime. Coinvolge non la scuola direttamente, ma il contesto online poiché i cyberbulli perpetrano comportamenti violenti prevalentemente su social network e whatsapp.

 

In Italia, il 41% di alunni nella scuola primaria e il 26% nella scuola secondaria dichiarano di aver subito atti di bullismo; gli episodi più gravi si verificano nella scuola secondaria di secondo grado.

Le ricerche sul campo registrano che la maggior parte degli episodi di bullismo si verificano nell’edificio scolastico e, in particolar modo, all’interno della classe. A scuola, altri luoghi pericolosi risultano essere i corridoi, i bagni, i cortili e la palestra.

Le stime sul cyberbullismo (Censis,2016) riportano che un adolescente su tre dichiara di essere stato vittima di cyberbullismo e un 10% in più di essere stato testimone di episodi di cyberbullismo ai danni di un altro coetaneo. Tra le vittime circa la metà dichiara di aver praticato autolesionismo e di aver pensato almeno una volta di togliersi la vita; dato allarmante risulta essere che l’11% racconta di aver messo in atto tentativi di suicidio. Il 62% delle vittime di cyberbullismo è di sesso femminile.

Si ipotizza, inoltre, un altissimo numero oscuro di comportamenti mai denunciati. I fenomeni di bullismo e  cyberbullismo vengono spesso nascosti a insegnanti e genitori: solo il 25% degli episodi viene raccontato a un adulto significativo (Fedeli, 2008). Questo silenzio è in parte dovuto a un atteggiamento di sfiducia dei ragazzi nei confronti della scuola, dei genitori e della capacità degli adulti di ascoltare e affrontare il problema.

 

 

 

L’Indagine del Centro Rondini

 

Metodo

 

1. Partecipanti

Il gruppo di ricerca è costituito da 704 ragazzi (362 maschi, 342 femmine), di età compresa tra i 14 e i 20 anni: precisamente, il 31,5% del campione ha 14-15 anni, il 40,9 % 16-17 anni, il 27,1% 18-19 anni e solo lo 0,4% ha 20 anni. I partecipanti frequentano l’Istituto Comprensivo “V. Cardarelli” di Tarquinia (VT) nelle sezioni del Liceo Scientifico (46,6%), Liceo Classico (8,1%), Tecnico Geometra (5,5%), Agrario (15,5%) e Commerciale (24,2%).

 

2. Strumento

Il Questionario sul Bullismo e sul Cyberbullismo utilizzato con finalità d’indagine, è uno strumento self-report costituito da 22 domande che indagano il livello di conoscenza dei ragazzi sul fenomeno di bullismo e cyberbullismo, l’incidenza dei comportamenti violenti perpetrati fra minori nel contesto scolastico e nel mondo online, il loro vissuto in relazione al gruppo dei pari e la percezione del ruolo giocato dagli adulti significativi e dalla scuola nel processo di aiuto.

Lo strumento è stato compilato dagli alunni in forma anonima previo consenso del Preside e dei genitori dei minori, durante l’orario delle lezioni, impiegandoli tra i 10 e i 20 di minuti circa.

La somministrazione è stata preceduta dalla spiegazione circa l’assenza di risposte giuste e sbagliate e dei limiti di tempo nella consegna.

 

 

Discussione

L’indagine ha evidenziato risultati in accordo con le statistiche nazionali sui fenomeni di bullismo e di cyberbullismo.

Il campione di 704 studenti mostra una quasi totale conoscenza del significato dei termini oggetto dell’indagine: “Bullismo” e “Cyberbullismo” non vengono riconosciuti da poco più del 3% dei partecipanti, dato rilevante se rapportato alla diffusione e all’attenzione pubblica sul fenomeno; si ipotizza possa rappresentare un meccanismo psicologico di negazione o un desiderio di distanziamento, seppur minimo nel gruppo, da questa forma di violenza.

 

Da un’analisi generale dei dati, si riconosce una significativa diffusione di atti di violenza fra pari verificatesi all’interno dell’edificio scolastico, associabili al fenomeno del bullismo. Le provocazioni risultano essere le vessazioni più subite dai ragazzi. A seguire, in ordine di frequenza, si presentano le offese immotivate e ripetute, il furto di oggetti, gli scherzi di cattivo gusto, le prese in giro, il furto di cibo, il furto di denaro, le minacce e, in ultimo, le percosse.

Le vittime di episodi di bullismo risultano essere in maggioranza donne, vittime soprattutto di atti di violenza verbale e psicologica, come le offese immotivate e ripetute, le provocazioni e le prese in giro. I maschi, invece, risultano subire in misura lievemente maggiore comportamenti minacciosi, scherzi di cattivo gusto e furti di oggetti e cibo.

Poco più della metà dei partecipanti, inoltre, dichiara di aver assistito a episodi minacciosi, prese in giro, percosse e furti ai danni di altri compagni.  La percentuale risulta essere di gran lunga superiore rispetto alle dichiarazioni di violenza subita.  Tale dato conferma quanto riportato in letteratura: la violenza, se assistita e non vissuta in prima persona, risulta essere più semplice da riconoscere e da denunciare, ma comporta anch’essa delle conseguenze psicologiche significative, molto spesso sottovalutate.

 

Gli allievi dell’istituto Agrario, rispetto ad altri indirizzi scolastici, dichiarano maggiormente di aver subito o osservato atti violenti a scuola e di aver partecipato ad attività connesse al fenomeno del cyberbullismo.  Il liceo scientifico, al contrario, risulta essere l’istituto scolastico in cui la violenza viene percepita e vissuta meno dagli allievi.

 

La maggioranza dei partecipanti all’indagine indica la classe come luogo scolastico in cui più frequentemente avvengono gli episodi violenti a scuola.

Dall’indagine emergono generalmente emozioni neutrali e positive in relazione all’idea di frequentare il contesto scolastico. I ragazzi dichiarano di voler affrontare, proprio a scuola, le tematiche associate ai fenomeni di bullismo, poter parlare di emozioni e dei motivi alla base degli atti violenti che si verificano.

Il gruppo dei compagni viene riconosciuto perlopiù come luogo di inclusione in cui poter esprimere le proprie idee. Solo un’esigua percentuale, seppur significativa e per maggioranza di sesso femminile, dichiara di essere vittima delle decisioni altrui e di sentirsi esclusa dalle attività di gruppo.

 

Si configura rilevante anche il fenomeno del bullismo online, definito cyberbullismo.

I partecipanti dichiarano di essere meno attori di comportamenti violenti nel mondo online, rispetto a quanto si riconoscono vittima di episodi di bullismo a scuola.

Il dato maggiormente rilevante riguarda la detenzione e la diffusione fra pari, perlopiù di sesso maschile, di messaggi, foto, video a contenuto sessuale esplicito; tale comportamento costituisce, in taluni casi, un reato penale e i dati emersi fanno ipotizzare una ridotta percezione del rischio e un bisogno di interventi di prevenzione che formino i ragazzi in relazione ai propri diritti e doveri nel mondo online e ai rischi legali associati.

 

Emerge anche l’esigenza di un intervento psicologico sulle emozioni, sulle competenze empatiche e sulla tematica dell’affidarsi all’altro. I ragazzi mostrano difficoltà nel chiedere aiuto, a conferma di quanto riportato dalle statistiche nazionali che ipotizzano un alto numero oscuro di casi mai denunciati. Dato significativo risulta essere la scelta, per maggioranza, di rivolgersi ai genitori, prima degli amici e degli insegnati, in situazioni di violenza subita live o online. I genitori, nel nostro campione, risultano essere gli adulti più autorevoli e di aiuto nelle necessità.

 

 

In conclusione, il presente studio rileva un quadro di ampia diffusione di atti violenti nella popolazione adolescenziale sul territorio di Tarquinia, confermando la necessità di incrementare interventi di prevenzione e sensibilizzazione.

Gli interventi per essere efficaci richiedono uno spazio di supporto a chi subisce violenza, a chi la perpetra e anche a chi la osserva: la vittima, il bullo e gli spettatori sono inseriti nella medesima dimensione di violenza e sono allo stesso modo vittime di un fenomeno socio-culturale dagli effetti distruttivi.

Il verificarsi di atti violenti e discriminatori all’interno dell’edificio scolastico, o nel mondo online come conseguenza delle dinamiche scolastiche, fa emergere il fallimento dell’istituzione “scuola” nel suo primario compito di formatrice di principi e umanità.

È dalla scuola che, come “Centro Rondini”, ci è sembrato necessario partire per attivare un cambiamento.

A scuola abbiamo cominciato strutturando il presente lavoro di indagine per conoscere i fenomeni di bullismo e cyberbullismo e gli effetti individuali e socio-culturali sul territorio.

Dalla scuola continueremo, basandoci sulle esigenze della popolazione adolescenziale analizzata, attivando interventi efficaci che affrontino le tematiche legali e psicologiche associate ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo, con l’obiettivo ultimo di determinare un miglioramento del benessere generale.

 

 

Per Approfondire 

 

Viola D. “Non è unna scuola per bulli. Strategie di prevenzione del bullismo, cyberbullismo e bullismo omofobico”, Ed. Galton, 2018

 

Serie Tv “Tredici” di Brian Yorkey, 2017

 

 

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