Conoscere Sigmund per capire Freud

Genio, mito e falso mito

 

Si lui…Ancora lui, penserà qualcuno…Si è scritto tutto ed il contrario di tutto sul pensiero, sulle teorie, sulle credenze o sulle stranezze che appartenevano al Freud autoritario, a tratti granitico, sicuramente autorevole. L’immaginario collettivo tratteggia un profilo che restituisce però solo un’immagine parziale, legata al cliché degli artefatti, del lettino, del sigaro, della sessualità onnipresente. Il rischio principale, dunque, è quello di definirsi sicuri nel conoscere una figura così importante e complessa, quando nei fatti la persona Sigmund non corrisponde alle attese, al pregiudizio e forse anche lo stesso professionista. Ernest Jones, futuro presidente dell’ International Psychoanalitycal Association, attraverso una monumentale opera di trascrizione biografica, ricalca un’immagine di Freud quanto più fedele alla persona, frutto della sua profonda conoscenza del maestro. Lo stesso Jones un giorno aveva chiesto ad una delle figlie, Anna, quale fosse la caratteristica più distintiva del padre e la risposta fu “la sua semplicità”.

In tale ottica allora andrebbe osservato come Freud odiasse tutto ciò che complicava l’esistenza, sia sua che degli altri, e questo suo atteggiamento si estendeva ai minimi dettagli quotidiani e alle questioni più personali. Per esempio egli non possedette mai più di tre vestiti, tre paia di scarpe, tre cambi di biancheria.  Dietro la sua avidità di conoscere si intuiva un certo riserbo, come se non fosse per sé che aspirasse con tanta vita a capire le cose, ma per qualche altro motivo estraneo a lui stesso. La caratteristica principe, indicata dalla figlia che più sarà legata a Sigmund, viene mostrata anche dal portamento esteriore: Freud aveva modi tranquilli e una dignità semplice, lontanissima da qualsiasi posa, aria o presunzione.

 Per simili atteggiamenti e per tutto ciò che sapeva di spacconeria, ipocrisia o intrigo complicato il Sig. Sigmund aveva una marcata avversione, e gli epiteti “vanitoso” e  “pomposo” che qualcuno gli avrebbe attribuito, sono invenzioni particolarmente infelici. Il suo discorso era diretto e mirava all’essenziale: niente frasi fatte né circonlocuzioni. Premesso ciò, non lo si poteva definire né sottile né particolarmente dotato di tatto, tranne nei casi in cui lo richiedeva la reale considerazione dei sentimenti altrui. Con gli intimi poi, il Dott. Freud si lasciava andare a modi molto cordiali; pur senza essere un vero e proprio umorista, egli aveva un acuto senso degli aspetti esilaranti dalla vita e i suoi commenti sulle varie notizie tendevano di solito trasformarsi in citazione di qualche massima divertente, di qualche proverbio o più spesso di qualche aneddoto ebraico. Si intuiva, al contempo, un invisibile riserbo oltre il quale sarebbe stato sfacciato intromettersi; infatti nessuno lo fece mai.

Si arriva così ad un punto molto discusso che merita attenzione. Freud sostenne sempre decisamente che spettasse a lui solo il diritto di decidere quanta parte della sua personalità doveva essere rivelata agli altri e quanta no: posizione perfettamente comprensibile da un punto di vista generale.  In realtà, sostiene Jones, era un uomo tutt’altro che riservato, si esprimeva molto apertamente su qualsiasi argomento e non lesinava mai il suo parere; le domande intime erano comunque sgradite. Ad esempio non parlava mai ai figli della sua gioventù e dei suoi primi anni; “gran parte di quello che avrebbero saputo in proposito lo avrebbero appreso dei libri”. D’altra parte, strano a dirsi, per Freud non era affatto facile mantenere i segreti altrui, anzi aveva fama di essere un uomo decisamente indiscreto.

Più volte lui stesso raccontò all’amico Jones la vita privata dei colleghi, cosa che avrebbe dovuto comunque tenere per sé. Può darsi benissimo che la custodia dei propri segreti, sostiene Jones, comportasse una certa tensione che egli scaricava in questa maniera indiretta… Il fatto di preferire il semplice al complicato era strettamente associato per il giovane medico a due tratti della personalità: il suo odio per i formalismi e l’intolleranza di ogni restrizione. Il primo atteggiamento parrebbe legato in parte al fatto di essere cresciuto nell’indigenza, con scarse possibilità di relazioni sociali ed esperienza. Nelle prime lettere alla futura moglie, infatti, Sigmund confessò ripetutamente un senso di inferiorità per non sapersi comportare in società e per non sentirsi a proprio agio nell’arte della galanteria.                            

 Più tardi, superate queste difficoltà e sebbene fosse difficile figurarlo come uomo di mondo, si mostrò capace di gesti di finezza autentica, come ad esempio quello di regalare un pezzo della sua preziosa collezione, e in società si comportava in modo irreprensibile. Un altro elemento molto particolare quanto mai insospettabile dalla personalità dello psicoanalista per eccellenza, era il suo estremismo nel giudicare le persone. Lo stesso autore sostiene come nella sua vita cosciente e certamente ancor di più nel suo inconscio, per Freud le persone si dividessero perlopiù in buone e cattive o più esattamente in simpatiche e antipatiche; quasi nessuno era situato a mezza strada, anzi una stessa persona poteva passare a seconda del momento da una categoria all’altra.

 Ancora più strano, per uno psicologo della sua levatura, era il fatto, sul quale molti dei suoi conoscenti erano d’accordo, che Freud fosse un mediocre Menschenkenner, ovvero un mediocre conoscitore di uomini. Da più parti inoltre, si legge come egli fosse pessimista, arrogante e talmente scontroso da dover sempre litigare con gli amici. Ci si chiede allora che tipo di uomo fosse Freud nel lavorarci assieme. Pare che rispondere fosse semplicissimo: per Jones  ( e  a suo dire per chiunque avesse collaborato con Freud) si poteva osservare un compagno allegro, gradevole e divertente, ed era difficile che muovesse eccessive critiche ai vari progetti che i colleghi esponevano, anche se ogni tanto capitava di incappare in qualcuno dei suoi pregiudizi inamovibili: allora non rimaneva che cambiare strada. Sigmund non era quindi un pessimista allegro, come si definiva, ma un vero realista; inoltre viveva nel presente, malgrado il fascino esercitato su di lui dal passato. Ferrea era la sua convinzione secondo cui, solo attraverso lo stile del passato, si possa prendere qualcosa di prezioso e di utile, ma sembrava che il suo passato personale non avesse per lui alcun interesse, ed infatti non ne parlava mai. Quello che contava era il presente, ivi compresi naturalmente progetti per immediato futuro.

Di una cosa fu, da sempre, convinto  ossia di avere modeste capacità intellettuali. Sapeva benissimo infatti come vi fossero diverse cose, per esempio in matematica o in fisica, che non sarebbe mai riuscito a capire mentre tanti altri le avrebbero capito facilmente. Un altro aspetto è quello dei suoi rapporti con gli uomini e con le donne: verso i primi si verificava un alternarsi di amore e diffidenza, di fermezza e tenerezza, questa ambivalenza non turbò mai i suoi rapporti con le donne, caratterizzati da un atteggiamento assai più stabile da parte sua, che potrebbe considerarsi di profondo rispetto. Non v’è comunque dubbio che egli considerasse la psicologia della donna più enigmatica di quella maschile.

 Le donne, anche quelle che lo conoscevano solo di sfuggita o magari nemmeno lo conoscevano personalmente, trovavano spesso irresistibile il suo particolare miscuglio di fiducia, di forza, di tenerezza: ecco un uomo nel quale si poteva veramente avere fiducia. Gli uomini riconoscevano in lui l’aria di recisa autorità, la cultura superiore, l’aria cortese e tolleranza; una vera immagine paterna da cui prendere esempio. Un altro aspetto di cui tutti gli studiosi sono rimasti colpiti risiede nella sua mania dei dualismi; sembrerebbe come se Freud avesse difficoltà a considerare un argomento senza poterlo dividere in due opposti, ma mai in più di due. Che dire allora del suo setting, del suo assetto domestico? La scrivania di Freud non era grande ma sempre in ordine; spolverarla doveva essere un’impresa poiché era coperta di statuette, perlopiù egizie, che Freud sostituiva di tanto in tanto con altre prese dagli scaffali.

Il lavoro iniziava con il primo paziente alle otto del mattino, ciò significava alzarsi poco dopo le sette. Ad ogni paziente erano concessi cinquantacinque minuti esatti, cosicché tra l’uno e l’altro vi fosse un intervallo di cinque minuti per chiarire le idee e preparare la mente a nuove impressioni, oppure per fare un salto nelle altre stanze e sentire le ultime notizie familiari. Freud era comunque attentissimo alla puntualità con i pazienti. Se era eccezionalmente occupato, egli rimaneva lavorare con pazienti anche fino alle dieci, ciò significava dodici o anche tredici ore di analisi al giorno.

Che dire infine del tanto celebre sigaro?  Quella che potrebbe essere definita come una passione per il fumo, che consisteva in circa venti sigari al giorno sembrava essere, secondo Jones, più una tossicomania che  una vera e  propria abitudine: è certo che  dovette comunque rinunciarvi sia negli ultimi anni della guerra che in età più avanzata per motivi di salute e questo non lo faceva stare bene, perché si sentiva come deprivato…Questi sono solo alcuni degli aspetti che caratterizzano l’intero processo di conoscenza sull’operato e sulla vita del genio di Sigmund Freud. Quanto riportato è un tentativo ed un omaggio, una collezione dei tratti del carattere, del metodo, della magia… gentilmente esposta come le statuine della sua scrivania.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Di fronte all’incompiutezza dei miei risultati analitici non mi restava che seguire l’esempio di quei ricercatori che hanno la ventura di portare alla luce, dalla lunga sepoltura, mutilate, ma non per questo meno preziose, reliquie dell’antichità. Ho fatto cioè delle aggiunte a ciò che risultava incompleto secondo i modelli migliori a me noti da altre analisi, ma, come un archeologo coscienzioso, non ho trascurato di indicare in ogni caso dove la mia ricostruzione veniva ad apporsi alla parte autentica»

Il caso di Dora, Frammento di un'analisi d'Isteria, 1901

 

 

 

 

      Per Approfondire 

 

  • E. Jones, A. Novelletto, Vita ed opere di Sigmund Freud, 2014;

  • A. Gazzillo, F. Ortu, Sigmund Freud. La costruzione di un sapere, 2013