Curare il Futuro 

Attivi costruttori del nostro tempo

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Copyright immagine: Rodney Smith

 

 

 

“Che cosa è dunque il tempo?

Se nessuno me ne chiede, lo so bene;

ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so.”

Sant’Agostino

Il tempo… non c’è niente di più nostro.

È la cornice dell’esistenza, di un’esperienza intima, unica e personale.

Lo ricordiamo. Lo aspettiamo. Lo incontriamo. Lo percepiamo.

Ci facciamo vivere e influenzare dal tempo.

Più precisamente, dal nostro senso del tempo.

Lo riempiamo e svuotiamo di significato, valore e sentimenti durante l’arco della nostra vita.

Attribuiamo senso al passato, al presente e al futuro sulla base dalla nostra esperienza vissuta o attesa; quel che ne deriva è il nostro senso del tempo che condiziona il nostro vivere, la nostra capacità di agency e, talvolta, il nostro benessere.

Minkowski, psichiatra francese, principale esponente della corrente fenomenologica del Novecento, dà voce all’importanza del riconoscere un’individualità di senso nell’esperienza temporale. Individua e teorizza due entità del tempo: una razionale e una irrazionale.

Il tempo razionale è il tempo oggettivo, quello dell’orologio e del calendario. È misurabile e condiviso da regole predeterminate e culturalmente accettate; rappresenta il contatto con una realtà oggettiva.  Le prime mestruazioni, le rughe, lo sviluppo tecnologico, i cambiamenti climatici…sono l’effetto concreto di un tempo oggettivo che passa, ma sono anche esperienze cariche di un senso individuale e irrazionale che condiziona, certamente di più, il vivere.

Il tempo irrazionale prende l’accezione di tempo vissuto (o tempo vivente), non è una forma esatta di misurazione perché sfugge alle leggi della logica e della fisica. È soggettivo, rappresenta la personale percezione del vivere, non è condivisibile. Risente dell’esperienza individuale, emotiva e psicologica del passato, del presente e, in aspettativa, del futuro.

Dunque, c’è un tempo vissuto per ogni individuo, un tempo che non può essere replicato in un altro.

 

Soffermandoci sulle tre dimensioni temporali, è possibile affermare che viviamo concretamente il tempo presente, ma psicologicamente siamo raramente nel qui e ora. Con la mente, viviamo fuori dal tempo del nostro corpo biologico (il presente) soprattutto in presenza di specifiche sofferenze psicologiche che ci congelano o ci proiettano in altre dimensioni temporali.

Vivere nel passato è un movimento difensivo associabile agli stati malinconici e depressivi e alle situazioni post-traumatiche. Il tempo viene vissuto come bloccato nell’era che fu: esperienze passate si ri-attualizzano o si vivono come irraggiungibili e le ombre della sofferenza provata offuscano il presente e impediscono la possibilità di progettare e costruire. Questa vissuto è comune nell’esperienza della malattia organica (es. la malattia oncologica o degenerativa) come fase transitoria o di cronicità (per maggiori approfondimenti si rimanda all’articolo La malattia Oncologica – il caos nell’anima)

La sintomatologia ansiosa, altrettanto dolorosamente, fa rimuginare e vivere in un futuro ipotetico che non esiste, percepito come reale e minaccioso, in cui non è possibile costruire. Questo tempo vissuto è condizionato dall’ansia anticipatoria determinata dall’ imprevedibilità dell’avvenire. La mancanza di controllo di fronte all’ ineluttabile, fa perdere di vista il presente e anche in questo caso la reale possibilità di progettare e costruire.

 

Come esseri umani, abbiamo un bisogno innato di progettare.

Per sviluppare la funzione di progettare in primis dobbiamo avere una percezione della temporalità che attribuisca il giusto valore alle dimensioni del tempo (passato, presente e futuro).

Il passato è nutrimento, la sua conoscenza arricchisce e ci direziona nel presente; l’esperienza vissuta ci tutela dal commettere i nostri stessi errori o delle generazioni passate.

Il presente è lo spazio per raccogliere, progettare e costruire uno stato migliore delle “cose”;

Il futuro ci permettere di ricevere conferme, gratifiche e fallimenti e  soprattutto è il tempo in cui prende senso la funzione della progettualità.

 

Per il filosofo Heidegger, ciò che da senso al tempo è proprio il futuro.

L’Esserci nel qui e ora significa avere la possibilità di Esserci nel tempo, di progettarsi. Il domani va progettato per mezzo di un “Esserci già” stati del passato e compiendo azioni mirate nel presente; è il futuro, dunque, la dimensione di cui prendersi cura.

Progettare è un bisogno vitale, di benessere, che può perdere senso a causa delle vicissitudini della vita. Quando il futuro scompare dall’orizzonte del vissuto temporale di un individuo, si entra in contatto con una deprivazione del desiderio, della speranza, della creatività, si perde la capacità di progettare, unica condizione per vivere il proprio tempo attivamente. Viene definita “lutto della progettualità” l’esperienza che accompagna la perdita della possibilità di pensare pensieri e azioni nel futuro; è un lutto che necessita di un’elaborazione che  implica un lavoro sui cambiamenti, sulle emozioni, sulle trasformazioni che le esperienze traumatiche e i vissuti psico-patologici possono determinare.

Recuperare una progettualità significa ritornare (o imparare) ad investire sul futuro e rientrare in contatto con il senso del divenire del tempo, dimensione necessaria per il nostro benessere.

Progettare è una conquista complessa, soprattutto nei tempi che stiamo vivendo in cui rischiamo di farci congelare nell’ incertezza che la società ci impone. 

Prendiamo dal passato quel che di buono ci ha lasciato, abbandoniamo le fantasie di recuperare una dimensione che non tornerà in futuro. Convinciamoci che anche la minestra riscaldata avrà un sapore sicuramente differente, ma non necessariamente peggiore.

Concentriamoci sul presente del corpo, impariamo a sentirci nel qui e ora e apriamoci al nuovo e al rischio del fallimento per continuare (o riprendere) a vivere come attivi costruttori nostro tempo.

 

 

 

Dott.ssa Emanuela Gamba

Psicologa , Psicoterapeuta e Psico-oncologa

Riceve su appuntamento a Roma. (+39)3892404480

emanuela.gamba@libero.it

Per Approfondire:

 

Heidegger M, Essere e Tempo (Sein und Zeit), Longanesi, 2005

Minkowski E., Il tempo vissuto. Fenomenologia e psicopatologia, Einaudi, 1971

Sant’Agostino, “Sul tempo”, AlboVersorio , 2013

Nesci D.A., Poliseno T.A., Squillacioti M., Linardos M., Il Lutto della Progettualità, Doppio-Sogno - rivista internazionale di Psicoterapia e istituzioni