Dismorfismi sessuali
Le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte

In quasi 25 anni, il libro di John Gray “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” ha venduto più di 6 milioni di copie in tutto il mondo. Sebbene sia stato criticato dal mondo accademico per aver utilizzato degli stereotipi banalizzando le differenze tra i due sessi, la base delle tesi di Grey ha un fondamento scientifico, dimostrato in decenni di studi e di ricerche.

 

Gli uomini e le donne, infatti, differiscono per molte caratteristiche morfologiche, cerebrali, comportamentali e relazionali. È questo che intendiamo con il termine dimorfismo sessuale: una differenza tra appartenenti ad una stessa specie ma di sesso differente.

Dimorfismo sessuale cerebrale

 

Alcune strutture cerebrali sono diverse nei maschi e nelle femmine, in relazione al numero di cellule contenute, al volume della struttura o ad entrambi gli aspetti. Il nucleo più analizzato e più dimorfico è il SDN-POA (sexually dimorphic nucleus of the preoptic area), un nucleo dell’area preottica dell’ipotalamo: nei giovani maschi, esso è 2,5 volte più grande e contiene 2,2 più cellule rispetto alle femmine; tale differenza emerge tra i 2 e 4 anni dalla nascita e si stabilizza nella pubertà, a causa della morte cellulare nel nucleo femminile.

Anche i nuclei interstiziali dell’ipotalamo anteriore (indicati con sigle, da INAH-1 a INAH-4) sono stati studiati per le loro caratteristiche dimorfiche: infatti, INAH-2 e INAH-3 hanno un volume maggiore nei maschi rispetto alle femmine.

Aspetti dimorfici nell’approccio maschile e femminile alla comunicazione

Le differenze tra maschi e femmine sono evidenti anche nelle modalità in cui entrambi entrano in relazione. Secondo alcuni autori, la non comprensione tra i sessi spesso dipende da un loro diverso uso del linguaggio.

Le donne, infatti, fin dall’infanzia vengono spinte a dare importanza all’intimità, alla creazione di reti sociali e connessioni tra le persone, per ottenere un consenso senza la ricerca della superiorità. Le conversazioni nascerebbero quindi con l’obiettivo di raggiungere la vicinanza emotiva ed evitare l’isolamento. Gli uomini, invece, fin dall’infanzia sono spinti a ricercare l’indipendenza all’interno di un mondo ordinato gerarchicamente, in cui bisogna sempre competere per ottenere uno status superiore. Le incomprensioni nascono dal fatto che le donne tendono a ricercare espressioni di condivisione, di cooperazione e di empatia, mentre gli uomini tendono a dispensare consigli senza partecipazione emotiva, focalizzandosi sui fatti e non sulle relazioni.

Aspetti dimorfici nell’approccio maschile e femminile alla comunicazione

 

Le differenze tra maschi e femmine sono evidenti anche nelle modalità in cui entrambi entrano in relazione. Secondo alcuni autori, la non comprensione tra i sessi spesso dipende da un loro diverso uso del linguaggio.

Le donne, infatti, fin dall’infanzia vengono spinte a dare importanza all’intimità, alla creazione di reti sociali e connessioni tra le persone, per ottenere un consenso senza la ricerca della superiorità. Le conversazioni nascerebbero quindi con l’obiettivo di raggiungere la vicinanza emotiva ed evitare l’isolamento. Gli uomini, invece, fin dall’infanzia sono spinti a ricercare l’indipendenza all’interno di un mondo ordinato gerarchicamente, in cui bisogna sempre competere per ottenere uno status superiore. Le incomprensioni nascono dal fatto che le donne tendono a ricercare espressioni di condivisione, di cooperazione e di empatia, mentre gli uomini tendono a dispensare consigli senza partecipazione emotiva, focalizzandosi sui fatti e non sulle relazioni.


 

Aspetti dimorfici relativi alla sessualità e all’affettività

 

Anche il comportamento sessuale umano è genere-specifico: la ricerca scientifica ha infatti individuato differenze tra i due sessi anche nel campo della sessualità e nella scelta del partner.

Per esempio, la sessualità maschile è più orientata sui genitali e sull’orgasmo, mentre le donne sono più facilmente distraibili durante il rapporto sessuale. Gli uomini mostrano livelli di interesse e desiderio sessuale più alti rispetto alle donne di qualsiasi età. Le donne, invece, hanno una minore ricchezza e prontezza delle fantasie sessuali rispetto agli uomini. Le donne hanno anche fantasie sessuali di tipo diverso, in cui prevalgono i temi connessi all’impegno e all’affetto.

Questo sembrerebbe portare a delle differenze rispetto agli stimoli in grado di innescare reazioni di eccitamento sessuale: gli uomini hanno bisogno di stimoli forti ed espliciti, le donne di stimoli sentimentali e più indiretti. Esistono delle differenze tra i sessi anche rispetto alla risposta a degli stimoli inibitori. In uno studio, alcuni autori hanno presentato video con contenuti espliciti di preliminari e di rapporti sessuali, accompagnati da frasi volte a provocare tre condizioni emotive (di rabbia, di ansia e uno stato neutro). Nelle donne, gli effetti sul blocco del desiderio erano presenti sia nella situazione di ansia che di rabbia, ma erano più elevanti in quest’ultima. Quest’effetto inibitorio della rabbia era molto meno presente negli uomini: il 21% di loro rispetto al 79% delle donne dichiarò l’intenzione di porre fine all’incontro.

 

 

 

Quali teorie per spiegare queste differenze?

 

Due teorizzazioni, molto contrastanti fra loro, sono state ipotizzate per spiegare queste differenze tra maschi e femmine:

  • Teoria dell’apprendimento sociale: ogni società presenta - per i due sessi – aspettative e regole riguardo il sesso, la sessualità e i comportamenti relativi, in cui ognuno può o deve impegnarsi. Uomini e donne, crescendo, finiscono per apprendere delle aspettative genere-specifiche, implicite o esplicite; i ruoli maschili e femminili devono infatti rispettare dei copioni, da cui è molto difficile discostarsi. Di conseguenza, secondo questa teoria, le donne potrebbe aver imparato la norma sociale secondo cui occorre essere innamorati e che lo sia anche il partner prima di una relazione sessuale.

  • Teoria evoluzionistica: secondo questa teorizzazione, le differenze tra i sessi vengono spiegate grazie al principio dell’investimento parentale differenziale. Il minimo investimento parentale infatti varia enormemente tra i sessi: per i maschi potrebbe essere un semplice atto copulativo, mentre per le femmine può rappresentare il rischio di una gravidanza, del parto e poi della maternità.

 

Sebbene l’importanza dell’apprendimento e del condizionamento sociale non sia da sottovalutare, sembra che la teoria evoluzionistica abbia un peso maggiore per spiegare i dimorfismi nella sessualità. In conseguenza ai diversi rischi e opportunità di un rapporto o una relazione sessuale, maschi e femmine avrebbero elaborato diversi meccanismi emotivo-motivazionali per perseguire i propri diversi obiettivi e interessi. Per queste ragioni, i maschi hanno la tendenza ad essere attivabili sessualmente da stimoli visivi immediati ed espliciti, con l’obiettivo di diffondere il più possibile il proprio seme: nella selezione naturale sono quindi favoriti gli uomini che sono attratti da una grande varietà di partner, valutate soprattutto sulla base di attributi fisici che possono essere interpretati come indici di fertilità (assenza di rughe, miglior tono muscolare, proporzioni corporee, ecc.). Al contrario, le femmine vengono indirizzate dalla selezione naturale a scegliere partner dando meno risalto a caratteristiche fisiche, ma più importanza al potenziale investimento parentale del maschio, valutando quindi lo status socio-economico del partner, la dominanza sociale e la sua disponibilità e capacità a fornire nutrimento e protezione.

Per Approfondire:
 

 

Cattaneo Z., Vecchi T. (2006) Psicologia delle differenze sessuali. Carocci Editore.

 

Dettore D. (2001) Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale. McGraw-Hill Education, collana di Psicologia.