Dissociazione

Stati multipli del Sé 

 

"Anche se da fantasma, me ne andrò per diletto sui prati d'estate"

                                                                                                                                Katsushika Hokusai

 

 

 

 

La dissociazione appartiene alla vita mentale di ogni individuo. Può essere definito non solo come un processo mentale ma anche come una struttura mentale che esiste in ognuno di noi.

Per Freud la Dissociazione come la Rimozione sono fondamentali per la vita inconscia e sono funzionali alla autoregolazione del sistema inconscio e per mantenere la coesione del Sé lasciando spazio a diversi stati della personalità. Permette agli stati individuali del Sé di funzionare.

 

Mentre camminiamo dialoghiamo con le nostre voci interne attraverso un meccanismo di selezione che ci permette di comunicare soltanto con alcune di esse: stiamo entrando in contatto con una piccola parte scelta di voci interiori mentre le altre rimangono in silenzio.

Quando siamo ad una festa in cui si sentiamo annoiati ma scegliamo di rimanere, stiamo mettendo in atto il meccanismo difensivo della dissociazione che ci permettere di sopravvivere ad uno stato emotivo sconveniente (la noia) mentre rimaniamo fermi con il nostro drink in mano e la nostra mente divaga su temi non attinenti alla situazione che stiamo vivendo in quel momento.

In un determinato momento della nostra giornata utilizziamo la dissociazione quando la nostra mente seleziona quella determinata configurazione di stati del Sé; in quell'istante inconsapevolmente sappiamo che è conveniente, la estrapoliamo e ne facciamo uso. La dissociazione è una dialettica creativa tra i diversi stati del Sé. Si rimanda all'articolo “Rimozione e dissociazione – le difese dell'Io”.

L'esperienza si origina da stati del Sé relativamente isolati fra loro, ognuno con una propria coerenza interna. La mente è come se fosse costituita da una serie di set cinematografici in collegamento l'uno con l'altro i cui attori che vi recitano sono le diverse configurazioni del Sé che comunicano tra di loro all'interno della scena e all'esterno, con l'Altro, presentandosi di volta in volta in base all'interlocutore che abbiamo di fronte e alla nostra scelta di chi essere in quel momento.

La dissociazione è un fenomeno che può essere descritto come un meccanismo intrinseco al funzionamento mentale quotidiano che tenta di selezionare la configurazione di stati del Sé in maniera adattiva all'interno dei limiti imposti dalla coerenza del Sé. Ovvero essere coerenti è un'illusione come lo è la pretesa di essere sempre gli stessi. La mente è un sistema complesso. Un sistema in continuo sviluppo dotato di una molteplicità di configurazioni di stati di consapevolezza non lineari ma mutevoli. Questa flessibilità dà all'individuo la capacità di negoziare simultaneamente stabilità del carattere e cambiamento. Restiamo sempre gli stessi nel cambiamento dunque. Ogni volta che interagiamo con una persona diversa non siamo mai sempre gli stessi e una nostra specifica caratteristica viene fuori nella relazione con una persona piuttosto che con un'altra. Siamo autentici nel momento in cui tolleriamo la molteplicità dei Sé con cui è costituita la nostra mente e guardiamo alla Autenticità come gruppalità dei Sé (cit. Sullivan). Si rimanda all'articolo “L'Autenticità – l'arte di essere liberamente Sé”.

L'idea è che la mente non sia unitaria e la consapevolezza che i diversi stati del Sé riescano ad essere percepiti come coinquilini che vivono negli stessi spazi mentali e non in conflitto tra loro è una premessa importante per una vita serena e soddisfacente.

Possiamo vivere e convivere con il nostro disordine mentale che trascende dal concetto di stabilità. Caos e instabilità non sono la stessa cosa: possiamo rimanere in equilibrio all'interno di un sistema caotico che persiste davanti a piccole perturbazioni.

L'essere umano mantiene una continuità personale attraverso la sua stessa molteplicità.

 

Quando gli stati del Sé vengono percepiti come entità perlopiù separate che connesse tra di loro, vi è un rigido isolamento di essi e l'individuo ha la sensazione che alcuni aspetti della personalità vadano ad inficiare la continuità del Sé minacciando il senso che danno a loro stessi e alla loro esistenza.

Per gli individui che hanno subito un trauma, l'attività dissociativa non è più una difesa creativa ma diviene un meccansimo rigido utilizzato allo scopo di non rivivere più l'esperienza traumatica. La tendenza quindi è evitare la riattivazione dell'esperienza traumatica e di proteggere massicciamente l'Io con uno dei meccanismi di difesa più primitivi.

Questi individui si trovano a dover impedire la rievocazione dei vissuti, emozioni e percezioni incompatibili tra di loro per tenere in piedi un Sé coeso ed evitare la disintegrazione. Si rimanda all'articolo “Dissociazione e trauma – come se non fosse mai accaduto”.

Per garantire la sopravvivenza del Sé, le esperienze traumatiche sono tenute in isolamento l'una dall'altra, non accessibili alla coscienza e non elaborabili.

In questo mondo psichico, parti del Sé sono compatibili con la mente e fanno parte del sistema “me”, ovvero l'individuo le sente come parti integranti della sua personalità, mentre altre parti del Sé appartengono alla sfera del “non me”: sono configurazioni tormentate che infestano i canali comunicativi della mente come uno tsunami affettivo dissociato che inonda e si impossessa dell'esistenza. Lo tsunami rappresenta simbolicamente la paura che il trauma possa ripresentarsi nella vita attuale e l'ombra di tale fenomeno appartiene al presente compromettendo il futuro. Si vive allora con quest'ombra che segue l'individuo lungo la strada verso l'età adulta se nel suo passato ha sperimentato un trauma evolutivo o una serie di trauma evolutivi: quando un bambino soffre di un costante non riconoscimento e disconferma della propria esistenza, il non riconoscimento dell'esistenza di interi aspetti di Sé lo rende sempre più vulnerabile.

Il desiderio in età adulta è quello di porre fine a modelli di vita distruttivi che sembrano familiari e di liberarsi dalla sensazione di poter essere distrutti e frammentati dall'arrivo dello tsunami, ovvero dal rivivere emozioni intense legate all'esperienza traumatica che fanno da minaccia alla nostra coerenza interna.

Il desiderio è altresì quello di scacciare la sensazione di essere posseduti da parti del Sé che sembrano non appartenere alla nostra identità perché in un certo modo connesse al vissuto originario il quale ha dato vita ad un dolore del vuoto che eccede la capacità della mente di poterlo sostenere.

Compito del terapeuta non è quello di liberare il paziente dalla difesa dissociativa ma il fine è quello di vivere insieme al paziente sotto l'ombra dello tsunami consentendogli di ritirarsi poco alla volta.

Si può agire attraverso l'ascolto degli Stati del Sé del paziente con l'obiettivo di ricreare una connessione tra le multiple rappresentazioni del Sé.

 

 

 

«la mia personale preferenza è per parlare di difensività dei pazienti – e di pensare ai loro atteggiamenti difensivi come a tentativi di adattamento psicologicamente validi – e non di resistenze» 

 

                                   

 

                                                                                                                                             Heinz Kohut

 

 

 

 

 

 

Per approfondire

 

"L'io e i meccanismi di difesa" A. Freud

 

"L'ombra dello tsunami" P. M. Bromberg

 

"Il segreto come spazio potenziale" M. Khan

 

 

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Ilaria Pellegrini

Riceve su appuntamento a Roma e Pomezia(+39) 3897972535

Email: ilariapellegrini85@gail.com

 

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