Gaslighting
Lo stupro dell'anima

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“Mai come quando amiamo prestiamo il fianco alla sofferenza, mai come quando abbiamo perduto l’oggetto amato o il suo amore siamo disperatamente infelici”.

Freud

 

Le relazioni sono una tra le cose più complesse che esistano al mondo, e di conseguenza, possono avere tante sbavature, sfumature e caratteristiche differenti. L’incontro d’amore tra due persone, secondo la visione psicoanalitica, è un’esperienza di incontro con il passato personale di ciascuno dei due partner. La coppia si costruisce sulla base dei modelli di relazione interiorizzati e delle esperienze affettive pregresse vissute in età infantile, un periodo essenziale per la formazione della psiche, dell’autostima e della struttura di personalità. Quando si parla di coppia le immagini che si affollano nella nostra mente rimandano all’idea di affetto, condivisione, sintonia, unione, tuttavia, non tutte le relazioni si identificano con questi concetti. Esiste una forma di violenza subdola, perfida, non facilmente percettibile, quale quella psicologica che si concretizza con un insieme di comportamenti che un manipolatore agisce nei confronti di una persona per confonderla, renderla dipendente, farle perdere la fiducia in se stessa e nel proprio giudizio di realtà.

 

La dinamica relazionale della coppia caratterizzata da questo tipo di violenza è stata definita gaslighting. Il termine deriva dal titolo di un film degli anni Quaranta, appunto Gas Light, che descrive il comportamento di un marito nei confronti della moglie per indurla alla pazzia, alterando l’ambiente con un gioco di luci delle lampade a gas. È dunque una delle forme di manipolazione psicologica ed emotiva più pericolosa perché avviene in maniera graduale e nascosta, una tecnica manipolatoria verbale che si esprime sul piano della persuasione, dell’inganno e della finzione, che rientra in un processo noto come brainwashing (lavaggio del cervello).

 

Il gaslighter è colui che accusa spesso il partner di aver fatto qualcosa di sbagliato, per giustificare le sue azioni o per dare fuorvianti idee sul perché lui la tratta in un certo modo, oppure incolpa la vittima di qualcosa di inesistente o irrisorio per giustificare la sua rabbia, la sua violenza, la sua irritazione. Alla fine riesce a convincere che chi ha sbagliato è l’altro.

Vedere negate delle verità da parte di una persona verso cui si nutre fiducia spinge alla confusione. La vittima, piuttosto della buona fede del partner inizia a dubitare di sé stessa, diventando in breve tempo incapace di capire cosa le sta accadendo. Le continue macchinazioni verbali spingono la vittima ad assumersi la colpa e a scusarsi per qualcosa che, nella realtà, è stato innescato dal partner. Gli effetti devastanti di tutte queste strategie, volte al massacro psicologico e al completo assoggettamento della vittima, inducono dolore e paura costante, confusione mentale e disorientamento. La vittima non sa più distinguere tra realtà e immaginazione, tra colpa reale e senso di colpa: non sa più riconoscere i propri desideri da quelli del partner abusante. La propria autostima cala drasticamente, così come diminuiscono le relazioni sociali. L’unico obiettivo della vita sembra essere il desiderio di dare spiegazioni al partner, il quale si lamenta e critica il suo comportamento in maniera sempre più pressante e continua. Più il partner si lamenta, più la vittima nutre il bisogno vitale della sua approvazione.

È possibile identificare alcune fasi nel comportamento del gaslighting: in un primo momento, il “mistificatore” si presenta quale un perfetto amante, corteggia, adula, nell’intento di convincere la potenziale vittima del grande amore nutrito verso di lei. Alla lenta ma costante lusinga ed asservimento totale del gaslighter corrisponde una graduale destabilizzazione della personalità della vittima e della sua autostima, quantomeno ad un livello profondo/inconscio. Si innesca una lenta destrutturazione psicologica, attraverso la quale il gaslighter si insinua nella vita della vittima, prima, e nella sua mente, dopo, creando una sudditanza psicologica dalla quale la stessa non potrà facilmente riuscire più a liberarsi.

La vittima sprofonderà in una voragine costituita da tre fasi. La prima fase è quella in cui non crede a quello che sta accadendo, né a ciò che vorrebbe farle credere il suo “carnefice” (incredulità). Nella seconda fase inizia a difendersi con rabbia e a sostenere la sua posizione di persona sana e ben “piantata” nella realtà oggettiva (difesa). Nell’ultima fase si convince che il manipolatore ha ragione, getta le armi, si rassegna, diventa insicura ed estremamente vulnerabile e dipendente (depressione).

 

L’effetto gaslight si evidenza come dinamica relazionale in cui esistono un manipolatore, bisognoso di avere ragione per conservare la propria percezione di sé e la sensazione di avere autorità e una vittima, che idealizzandolo e cercando la sua costante approvazione, permette al manipolatore di definire la sua idea di realtà. Una vera e propria forma di abuso che lascia profonde ferite psicologiche.

 

Diventa indispensabile il sostegno di altre persone in grado di irrobustire la percezione che la vittima ha di se stessa e di ciò che le accade, in modo tale da portarla a fidarsi di quello che vede, sente, fa e ricorda.

Per approfondimenti:

Mendicino R. Gaslighting: i profili giuridici di una forma di abuso psicologico. I profili dell’abuso profiling. Giornale scientifico a cura dell’O.N.A.P.

Reale E. (2011) Maltrattamento e violenza sulle donne. Vol. II – Criteri, metodi e strumenti per l’intervento clinico. Franco Angeli

Mento C., Spatari G., Muscatello M.R.A. (2021) Gabbie di parole. Il linguaggio della violenza psicologica: valutazione, prevenzione e intervento. Franco Angeli

Fonte immagine https://www.tuteladonne.it/4598-la-violenza-morale-e-le-ferite-dellanima/

 

Dott.ssa Francesca Veccia

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