Genitori a scuola

 

Senza di me ma solo per un po'

Ci vuole molto coraggio, per reggere il giorno e sopportare la notte.

Ci vuole molto coraggio, per fermarsi un attimo nuotare nel profondo.

Ci vuole molto coraggio per tornare indietro quando è necessario.

Ci vuole molto coraggio per guardarsi allo specchio con un bel sorriso.

Ci vuole molto coraggio, ad avere coraggio. 

 

(Ci vuole molto coraggio, Ex-otago) 

 

 

 

La paura che provano i genitori quando arriva per il proprio bambino il momento di andare all’asilo sembra accumunare davvero un gran numero di mamme e di papà. Numerosi studi in merito dimostrano, infatti che il pensiero di separarsi dal bambino faccia sentire i genitori disorientati e preoccupati. Tali vissuti crescono e fioriscono sul terreno dell’angoscia da separazione da qualcuno a cui si è attaccati e che si pensa non possa sopravvivere lontano da casa e dalle figure di riferimento: un bambino piccolo, solo nel mondo senza protezione. Questo tipo di angoscia riguarda un po’ tutti noi poiché le separazioni stimolano inevitabilmente tracce di ricordi inconsci relativi a separazioni infantili spaventose. Come sostiene Nancy McWilliams “anche l’angoscia da separazione minaccia il Sé con il fantasma della dissoluzione sebbene in modo meno radicale rispetto a quello dell’angoscia di annichilimento”. L’inizio della scuola materna rappresenta un momento di crisi normativa per il nucleo familiare che d’ora in poi entrerà in contatto con la realtà-scuola completamente nuova e al tempo stesso già conosciuta. Il modo di affrontare l’inserimento del bambino a scuola richiama i momenti legati all’infanzia dei genitori stessi; genitori che hanno vissuto esperienze traumatiche o che hanno ricordi di momenti spiacevoli legati al momento del distacco prima di entrare a scuola tenderanno a rivivere attraverso il proprio bambino quei momenti. Questi sono i motivi per cui i esistono genitori angosciati “se per me è stato terribile allora lo sarà anche per mio figlio”. Ciò che li spaventa maggiormente è fidarsi e affidarsi alla maestra che per metà della giornata sarà responsabile della tutela fisica e psicologica del bambino: “non starà mai attenta al mio bambino come faccio io, deve stare con gli altri bambini”. Tali pensieri persecutori a lungo andare mettono repentaglio il rapporto diadico ponendosi come base per la nascita di pensieri ossessivi e controllanti oltre modo verso il bambino: chiamare continuamente la scuola, invece di rivolgersi alla maestra per chiedere come si è svolta la giornata (inserisci http://www.ilsigarodifreud.com/proiezioni-narcisistiche-dei-genitori-su). Il legame di attaccamento che diventa insicuro-ambivalente a causa delle difese maniacali con le quali il genitore si protegge dalle paure e dalle apprensioni. In questo caso parliamo di un genitore preoccupato e preoccupante in quanto inconsciamente depositario di una necessità sconfinata di ricevere attenzioni costanti. Il modo migliore per affrontare il momento del distacco dovrebbe essere legato, invece, al possibilità di poter pensare a nuovi inizi, un modo altro utile e per certi versi consolatorio di vivere la scuola: vivendola come un luogo in cui stare e “starci dentro”, nel senso che i genitori non 

dovrebbero solamente limitarsi a lasciare il bambino a scuola seguendo una modalità che rientra più nel registro del pacco-posta ma inserire all’interno di questa routine elementi di narrazione e dialogo funzionale. Cercare di entrare in contatto con le insegnanti è un buon modo per sentirsi attivo in un contesto che il genitore vive da lontano e nel quale sente di non avere controllo evitando così il disorientamento. Tipici di tale situazione, sono infatti i vissuti legati all’abbandono sperimentati da entrambe le parti, una mamma che abbandona il figlio e un bambino che si sente abbandonato: “non vorrei lasciarti nemmeno per un secondo” che si abbraccia ad un “perché se mia ami, mi lasci qui?”. Se il bambino piange perché non vuole restare quel luogo per lui ancora sconosciuto, un genitore potrebbe, ad esempio, rassicurarlo durante il momento della preparazione per andare a scuola: “non preoccuparti appena arriverai a scuola ci sarà la maestra ad aspettarti insieme con compagni con cui potrai giocare. Farai giochi nuovi e poi mi spiegherai come si fanno così potremmo farli insieme a casa”. 

Il genitore in questo modo crea nella sua mente e in quella del figlio un ponte emotivo scuola-casa che permette ad entrambi di stare insieme anche se si è lontani; si fa riferimento a quella impalcatura legata ai processi di scaffolding cognitivo e affettivo (inserisci articoli sigaro) che dovrebbe entrare in azione quando, come in questo caso, si naviga per acque nuove o poco conosciute. Così i genitori dovrebbero creare rapporti basati sulla fiducia con il childcare (o servizio per l’infanzia) che non deve essere visto e vissuto come il “parcheggio diurno” del bambino quando i genitori sono a lavoro ma come luogo fondamentale per lo sviluppo e la crescita dell’autonomia, dell’integrazione e della socializzazione e come tale deve essere valorizzato per il suo ruolo fondamentale al processo di sviluppo cognitivo e comportamentale dei bambini. Non si tratta, quindi, di liberarsi dal terrore di perdere il contatto e non sentirsi, ma di saperlo fronteggiare creando spazi mentali nuovi che possano garantire la sopravvivenza del rapporto tra i genitori e il bambino, quando è necessario stare lontani, ma solo per un po’. 

 

 

I tuoi figli non sono figli tuoi.

Sono i figli e le figlie della vita stessa.

Tu li metti al mondo ma non li crei.

Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.

Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee.

Perché loro hanno le proprie idee.

Tu puoi dare dimora al loro corpo, non alla loro anima.

Perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire, dove a te non è dato di entrare, neppure col sogno.

 

(Khalil Gibran)

 

Per Approfondire:

 

Becker, W. C. (1960). The relationship of factors in parental ratings of self and each other to the behavior of kindergarten children as rated by mothers, fathers, and teachers. Journal of Consulting Psychology, 24, 507. 

 

Borella, E., Lanzani, C., Mantovani, C., Novara, B., Sgaramella, M. A., & Tagliabue, M. Insieme alla scuola materna. Guida pratica per genitori e bambini. 

 

McWilliams, N. (2002). Il caso clinico: dal colloquio alla diagnosi. Cortina. 

 

Waldfogel, J. (2006). 

 

What do children need?. Juncture, 13, 26-34. 

 

https://formazionecontinuainpsicologia.it/separazione-inserimento-scuola-infanzia/

 

https://www.nostrofiglio.it/bambino/bambino-3-6-anni/scuola-materna/alla-scuola-materna-il-momento-del-distacco