Genitorialità pretermine

Nato all'improvvisio: i vissuti traumatici delle mamme e dei papà pretermine

Una particolare attenzione nei confronti dei bambini nati prematuri infatti rientra nei doveri

di una società attenta a tutti, e in particolar modo ai più deboli.

E al contrario il convincimento di alcuni che la loro vita non debba essere soccorsa per il timore di una eventuale disabilità futura può portare verso nuove e pericolose disuguaglianze,

verso un mondo diviso fra chi è “fit” e “unfit”, adatto o inadatto ad esistere.

Nell’affrontare questo delicato tema non dobbiamo però dimenticare i genitori. A loro, in un momento di  difficoltà e ansia estreme come quello di cui parliamo, deve essere garantito tutto l’aiuto e il supporto possibile ,perché possano sentirsi sostenuti nell’accoglienza e nell’amore verso il loro bambino”.

(Manifesto dei Diritti del Bambino Nato Prematuro, Ministero della Salute)

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ricorda come "le complicazioni dovute alla nascita pretermine sono la principale causa di morte tra i bambini sotto i cinque anni di età, responsabile di quasi un milione di morti nel 2013. Senza un trattamento adeguato, per i nati pretermine aumenta il rischio di invalidità permanente e la scarsa qualità della vita”.

 

La prematurità rappresenta attualmente una delle principali cause di mortalità perinatale, con un tasso che ammonta circa al 75%. Ogni anno, circa 15 milioni di bambini nascono prima del 9° mese. L’OMS definisce pretermine un neonato in età gestazionale  inferiore alle 37 settimane, ovvero a 259 giorni rispetto al primo giorno dell'ultimo cilco mestruale materno. Convenzionalmente la 22° settimana di gestazione è considerata come il limite della vita neonatale autonoma e la mortalità in questo caso è altissima, ammonta circa al 99% dei casi. Considerando l'età gestazionale nasce la seguente classificazione: nascita moderatamente pretermine 32° - 36°settimana; nascita molto pretermine sotto la 32 ° settimana; nascita estremamente pretermine prima della 28 ° settimana. Le compromissioni neurologiche e comportamentali nello sviluppo causati dalla nascita pretermine, infatti, sono numerose. I domini maggiormente colpiti, sono quello motorio, sensoriale, cognitivo, emotivo e comportamentale (sia in infanzia che in adolescenza). La nascita pretermine, allora sembra orientare traiettorie di sviluppo atipiche caratterizzate da esiti evolutivi disadattivi che in termini di BES (bisogni evolutivi speciali) si traducono in: inappetenza marcata, disinteresse per il cibo, difficoltà di attenzione e di concentrazione oltre che iperattività, tendenza all’isolamento, problemi comportamentali, alterazioni motorie minori e problemi di scarsa coordinazione, ritardo dello sviluppo psicomotorio e del linguaggio che incrementano il rischio di sviluppare psicopatologia e/o disabilità intellettiva. La famiglia del neonato pretermine si ritrova in prima linea ad affrontare e a fronteggiare le problematiche che derivano da questo avvenimento, la maggior parte delle volte inaspettato, e proprio per questo, si evince come non sia più né opportuno né appropriato parlare soltanto di bambino pretermine ma di come sia più “adeguato” parlare di famiglia pretermine. Diviene indispensabile prendere in carico l’intero nucleo familiare, ciò finirà con l’avere una ricaduta sul benessere non solo nel bambino ma sui genitori stessi potenziandone, sia le strategie di fronteggiamento del rischio indotto da questa delicata condizione che la resilienza ( per un maggior approfondimento si rimanda all’articolo "Resilienza - I veri eroi sono quelli che resistono"), intesa come la capacità di affrontare gli eventi negativi e le avversità per l’adattamento all’ambiente esterno e lo sviluppo personali. Il nuovo documento WHO recommendations on interventions to improve preterm birth outcomes offre consigli sugli interventi da adottare per la mamma quando il parto pretermine è imminente e per il bambino nato prematuro. Essendo un evento altamente stressante per i genitori, potrebbero esserci conseguenze emotive a lungo termine: lo stato emotivo dei genitori dipende naturalmente dalla condizione clinica in cui si trova il bambino; le ricerche mostrano comunque che le madri avvertono uno stress maggiore dei padri. La mamma di un neonato prematuro subito dopo la nascita può sperimentare, infatti, elevati livelli di ansia e vissuti depressivi che possono perdurare per mesi trasformandosi così in evento traumatico in cui, spesso, l’angoscia prende il sopravvento; durante l’ospedalizzazione del bambino in TIN, infatti, i genitori sono continuamente sottoposti a continui micro-episodi traumatici. Questa mamma  sente di non essere riuscita a portare a termine il suo compito generativo: ciò può suscitare senso di colpa e il senso d’impossibilità di poter diventare una “madre vera” insieme alla  ferita narcisistica di avere messo al mondo un bambino non perfettamente sano, ferita che crea “problemi nell’identificazione da parte del genitore verso il figlio, favorendo una situazione in cui si presenta un’ambivalente simbiosi sottesa al negare le problematiche conseguenti all’immaturità”. Si possono delineare, così, un insieme di vissuti comuni alla maggior parte delle madri che costituiscono la “crisi emotiva della madre”. Confusione e disorientamento, sensi di colpa e inadeguatezza, delusione ansia e depressione trovano una diversa espressione ed elaborazione a seconda della personalità della madre e dell’ambiente familiare. Le madri di questi bambini, inoltre, mostrano una maggiore difficoltà a leggere e rispondere adeguatamente ai segnali infantili, risultando pertanto meno sensibili e meno responsive, incapaci di e impossibilitate nel sviluppare un “Reflective Parenting” a causa della lontananza (ricovero in TIN del bambino). Anche il processo della costruzione del legame di attaccamento diventa più arduo: la madre, infatti, può mettere in atto pattern relazionali disadattivi nei confronti del proprio ed essere poco responsiva, un supporto psicologico fin dalle prime fasi dopo il parto può assicurare stili relazionali più adattivi. È comunque attraverso il contatto fisico che la madre può consolidare progressivamente il rapporto con il bambino fino a sentirsi quella ‘madre sufficientemente buona’ descritta da Winnicott, in grado di sviluppare quella “preoccupazione materna primaria” funzionale alla relazione diadica. (per un maggior approfondimento si rimanda agli articoli "La madre - Una morbida danza fra assenza e presenza"; "Legami di Attaccamento – Oltre l’amore di un padre"; "Legame di attaccamento - L'importanza del legarsi"). E il papà? I vissuti paterni meritano la stessa attenzione di quelli materni. Infatti anche se studi dimostrano che l’uomo “crolli” più tardi, in un modo più silenzioso e inosservato (spesso a causa del fatto che i suoi sentimenti non vengono ascoltati, le sue emozioni non trovano uno sbocco espressivo). Deve dimostrare di riuscire a non soccombere al peso di questo evento traumatico; lo spazio per i suoi sentimenti e i suoi bisogni è notevolmente ridotto dalle esigenze della madre e del bambino. È stato dimostrato, inoltre che la sintomatologia ansiosa e depressiva riportata dai padri risulta sempre significativamente correlata a quella della madri. Anche il padre, quindi, come la madre può sviluppare disturbi affettivi (depressione post-partum e disturbi d’ansia). Dal padre, infatti, ci si aspetta che superi tali problematiche autonomamente e che rivolga le sue risorse solo ed esclusivamente alla compagna, ponendosi come contenitore emotivo e affettivo. Ciò, comunque, può ostacolare il contatto diretto tra padre e bambino, indispensabile per costruire un legame di attaccamento sicuro. In genere, però, la sintomatologia presentata dai padri, risulta essere più sfumata rispetto a quella materna; i disturbi perinatali paterni fanno riferimento alla presenza di umore depresso, ansia, perdita di interessi, difficoltà di concentrazione, difficoltà a lavoro, isolamento sociale, aumento e/o diminuzione dell’appetito, calo del desiderio sessuale e insonnia .Inoltre, gli uomini per motivi culturali, di ruolo sessuale o di immagine sociale, sono tendenzialmente meno disposti a rivelare le proprie difficoltà psicologiche e invece di chiedere aiuto tendono a contenere il disagio attraverso strategie “esternalizzanti” come l’abuso di alcol, di fumo e di droghe… La marsupioterapia o Kangaroo Mother Care (KMC) è la cura del neonato pretermine, attraverso il contatto pelle a pelle con il genitore (è rivolta anche ai papà). Si tratta di un metodo che consente di promuovere il benessere e lo sviluppo del neonato, tenendolo semplicemente a contatto diretto con la pelle del genitore. Pratiche di cura sensibili, le procedure e l'ambiente fisico devono essere necessariamente presi in considerazione per facilitare la vicinanza tra il genitore e il bambino, come ad esempio attraverso il contatto con la pelle; la cura centrata sulla famiglia deve essere precoce e prolungata, aumentando l'orario delle visita, ampliando le camere per le famiglie e ottimizzando gli spazi all’interno delle unità ospedaliere. 

La risoluzione di questo trauma non può avvenire se prima non si riesce a creare uno spazio predisposto all’elaborazione e alla mentalizzazione dei vissuti traumatici correlati alla nascita prematura, alla luce della co-genitorialità ossia della capacità di entrambi i genitori di sostenersi reciprocamente nell'allevamento del figlio. È necessaria la presenza di una figura professionale, la quale per mezzo degli strumenti dell’ascolto e dell’empatia possa riuscire a rintracciare i fattori che si vengono a configurare come elementi di quella  barriera protettiva, in grado di arginare le criticità connesse alla prematurità punteggiando sulle risorse delle competenze genitoriali, promuovendo al tempo stesso la costruzione di rapporti resilienti da genitore e bambino che costituisce una sorta di “scaffolding” un’ “attrezzatura” funzionale allo sviluppo di un caregiving adeguato, che potrà sostenerli nell’attraversamento del rischio che la prematurità porta con sé.

Per ridurre i livelli di ansia e di stress dei genitori, le TIN dovrebbero essere gestiste secondo un modello d’intervento di supporto  integrato (medico-psicologo) che attenzioni la costruzione delle relazioni primarie madre/bambino e padre/bambino per favorire lo sviluppo del legame di attaccamento prenatale e quindi lo sviluppo del Sistema Nervoso Centrale del neonato prematuro.

Nei reparti di neonatologia strumenti che favoriscono il contatto sono: colloqui alla culla, narrazione alla culla e laboratori esperienziali alla culla. I genitori dei nati prematuri manifestano spesso il bisogno di non essere lasciati soli; a tal proposito sono nate delle Associazioni Onlus (vivereonlus.com) che hanno l’obiettivo di sostenere psicologicamente e praticamente i genitori per la gestione dei percorsi di sviluppo atipici al fine di  favorire la possibilità di progetti di vita futura del neonato.

    La giornata dei bambini nati prematuri ricorre ogni 17 novembre

 

Dedicato alle mamme e ai papà prematuri: iniziate a credere, a pensare, a sperare, a progettare…Anche gli aquiloni più fragili e spezzati con un buon filo che li sostiene riescono a volare…

 

Dott.ssa Gabriella Papadia

 

gabriellapapadia@gmail.com

 

 

Per Approfondire:

 

 

Als, H. (1982). Toward a synactive theory of development: Promise for the assessment and support of infant individuality. Infant Mental Health Journal, 3, 229-243.

 

Ammaniti, M., & Gallese, V. (2014). La nascita dell’intersoggettività. Raffaello Cortina Editore, Milano.

 

Caretti V., Ragonese N., Crisafi C., (2013). La depressione perinatale. Aspetti clinici e di ricerca sulla genitorialità a rischio. Giovanni Fioriti Editore.

 

Cena, L., & Imbasciati, A. (2010). Parenting nella nascita a termine e pretermine: fattori di protezione e rischio. In La relazione genitore-bambino.145-190. Springer Milan.

 

Corridori, M., Fanos, T., Fanos,V. (2011). Il padre contemporaneo. Hygeia Press, 2011.

 

della Salute, M. (2008). Certificato di assistenza al parto (CeDAP). Analisi dell’evento nascita.

 

Di Blasio, P. (2005). Tra rischio e protezione. La valutazione delle competenze parentali.

 

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WHO –World Health Organization, 1992

 

 

www.istat.it, ww.salute.gov.it, www.vivereonlus.com