Genitorialità Pride

Basta che....Mi vuoi bene!

Chi tace spaventa

(Alda Merini)

 

“Diversi follow-up su questo campione hanno mostrato che l’adattamento psicologico, le relazioni tra pari, le relazioni familiari e i progressi scolastici di questi bambini erano del tutto paragonabili a quelli dei bambini cresciuti in famiglie eterosessuali, sottolineando come l’adattamento nell’infanzia sia determinato in gran parte dal funzionamento familiare (accordo tra i genitori, condivisione delle responsabilità, stabilità economica ecc.), indipendentemente dall’orientamento sessuale dei genitori” (Castagnoli, 2009).

Provate a mettervi nei panni di … Di chi desidera un figlio e non può “naturalmente” averlo, chi deve ricorrere a percorsi di procreazione medicalmente assistita per riuscirci, chi a un utero surrogato, chi all’adozione. Quale di questi percorsi è meno privo di dolore, sofferenza, sacrificio? Percorsi che comunque portano alla vita. I bambini nati all’interno di famiglie composte da due mamme o da due papà, semplicemente bambini, saranno adulti con alle spalle un modello genitoriale e una storia familiare “diversa” da quella “normale” per conformazione. Due papà, due mamme; cos’è più importante, il contenuto o la forma? L’amore si misura in base alle caratteristiche somatiche o all’orientamento sessuale dei genitori? In che senso? Che significato si può attribuire alla parola “normale” quando parliamo di famiglia? Standard forse … Definire normale una famiglia standard mamma, papà, figli, è più comprensibile, spaventa di meno, si digerisce meglio. Ma non è il mondo di oggi, quello in cui maltrattamenti e abusi sono più frequenti nelle famiglie “normali”, quelle “senza peccato”, quelle naturali. Il mondo di oggi, dove i diritti dei bambini delle coppie omosessuali sono frutto di percorsi legislativi infiniti, dove il bene e il male giuridico si perdono e dove le esigenze di questi bambini contano ma soltanto all’ultimo di giro della corsa. E chi sono quelle donne che mettono a disposizione se stesse, il proprio utero, per concepire un figlio di cui si prenderà cura un altro? No, proprio non ci piace questa idea, non la condividiamo, ma chiedersi chi c’è dietro queste storie, probabilmente aiuta a capire.                                                             

Chi tace spaventa, come dice Alda Merini, e tacere non porta a nulla, se non poi alla riattualizzazione di comportamenti omofobi che davvero oggi più che mai non solo hanno del ridicolo ma anche dell’obsoleto. Un bambino che torna casa da scuola e che non trova una mamma ad aspettarlo, ma solo un papà, è meno o più fortunato di uno che ne ha due? Crescere con entrambe le figure genitoriali, corrisponde ad essere più intelligente, più educato, più ambizioso, con più valori, con un’identità sessuale più definita? In questo senso, infatti, è stata criticata la teoria di Vegetti Finzi quando sostiene il paradigma freudiano oramai fuori tempo del “ai bambini per crescer sani servono entrambe le figure”. L’identità sessuale per formarsi ha necessità davvero di un corpo maschile e di uno femminile come modello? In questo modo forse, come sostiene Lingiardi, rischiamo di far passare l’acquisizione dell’identità come un processo lineare e uniforme, smentendo così le nozioni psicoanalitiche di “fantasia”, “sessualità” e “inconscio”. La risoluzione del complesso edipico, si altera? Si modifica: secondo Harris,  non si tratta di negarne l’originaria appartenenza a una categoria anatomica e biologica maschio/femmina; piuttosto, il lavoro è quello di““ri-assemblarlo”. In Italia sono più di 100.000 i bambini che nascono all’interno di famiglie omogenitoriali. Ne conoscete qualcuno?

Vincenzo e Luca stanno insieme da quasi 17 anni, l’anno scorso grazie all’Unione Civile hanno potuto dire Sì: hanno detto Sì davanti i loro figli. Dopo 11 anni di fidanzamento Vincenzo, ingegnere e Luca medico, hanno sentito naturalmente il bisogno di avere dei figli, così naturalmente come qualsiasi coppia che desidera espandere il proprio nucleo familiare. Vincenzo: “il pensiero di non poter diventare padre mi distruggeva, se ho un desiderio faccio di tutto per realizzarlo, serve tanta perseveranza ma ovviamente ci sono sempre pro e contro”; Luca: “ciò che mi preoccupava di più era la parte educativa, ma in effetti, sì, anche se all’inizio ero spaventato lo volevo anch’io”. Vincenzo e Luca, due professionisti brillanti, due persone buone e gentili che hanno di allargare la famiglia, in una città del Sud che solo da pochi anni si sta adattando a queste nuove forme di genitorialità. Per diventare padri hanno fatto ricorso alla GPA (gestazione per altri), soltanto dopo aver fatto numerosi studi su ciò che le neuroscienze e la pedagogia affermano in merito allo sviluppo dei bambini nati tramite questa modalità. Sono partiti, si sono rivolti a un agenzia canadese, lì in Canada e negli Stati Uniti, dove tutte le procedure per far venire al mondo un bambino sono regolamentate alla perfezione e dove il pregiudizio nei confronti delle famiglie “arcobaleno” è quasi totalmente inesistente. Nel 2010 è nato Dario, un bambino biondo, sveglio, sereno e felice e dopo cinque anni è nato Marco anche lui sereno con un sorriso accecante che adora giocare con il fratello più grande. Sono due bambini sani, sanissimi. Non c’è un’alternativa: una donna che sceglie autonomamente di ricorrere alla GPA, lo fa per altruismo, lo fa in autonomia, deve avere già dei figli propri, deve essere in ottima salute e deve essere economicamente indipendente. Eccole le famiglie allargate, quelle come questa: Vincenzo, Luca, Marco e Dario sono sempre in contatto con la madre biologica; i bambini sanno come sono venuti al mondo. Marco e Dario, bambini con legami di attaccamento multiplo, dove la figure di riferimento femminili, quelle che danno amore e che sono presenti a tutti gli effetti nelle loro vite, sono le zie e le nonne. Dario e Marco non sentono la mancanza di una mamma, perché non si può sentire la mancanza di qualcosa che non si è mai posseduta. Il vuoto immaginato dagli altri, non appartiene alla vite di questi bambini: ogni giorno i loro genitori fanno di tutto per garantirne e tutelarne la salute mentale e fisica

                                                                                        Le cose di per sé non significano nulla, assumono un significato soltanto dentro di noi. Siamo noi a dare significato alle cose. Il significato è ed è sempre stato artificiale. Siamo noi a crearlo.

(Jung)

 

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Dott.ssa Gabriella Papadia

gabriellapapadia@gmail.com

 

Per approfondire:

Lingiardi, V., & Carone, N. (2016). Lesbian mothers, gay fathers: an inconceivable conception?. Giornale italiano di psicologia, 43, 57-80.

Codignola, C., & Luci, M. (2013). La sfida delle famiglie omogenitoriali. Psicoterapia e scienze umane.

Ferrari, F. (2011). Crescere in famiglie omogenitoriali: risultati scientifici e altri piani del dibattito. Terapia familiare.

Bastianoni, P., & Baiamonte, C. (2015). Le famiglie omogenitoriali in Italia. Relazioni familiari e diritti dei figli. Editori Junior: Parma.