Human Rights

I diritti umani nel XXI secolo

 “…saper convivere è dura già, lo so.
Ma per questo il compromesso è la strada del mio crescere.
E dico sì al dialogo.
Perché la pace è l’unica vittoria, l’unico gesto in ogni senso
che dà un peso al nostro vivere…”

Con queste parole Piero Pelù, Ligabue e Jovanotti cantarono la convinzione che ognuno di noi ha un dovere preciso:  fare di tutto perché si possa dire “mai più” all’indifferenza, alla guerra, all’odio, a tutto ciò che calpesta la dignità umana. Ogni individuo ha il dovere di dire “Il mio nome è MAI PIÙ!”.

Ero bambina, mi trovavo all’oratorio dove sono cresciuta e quel giorno gli educatori decisero di parlare di “diritti umani”, non avevo idea di cosa fossero! Tirarono fuori un documento con una serie di articoli, era la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sbuffai perché io non volevo leggere, io ero lì per giocare. Ognuno di noi leggeva un articolo e per ogni articolo si cantava una canzone, pensai che così non era per niente male, anzi! Divertente!

L’art. 29 cita che “Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità” e la canzone che più mi fece riflettere su queste parole fu proprio quella, “il mio nome è mai più”. Certo non in quel momento, non potevo capire ero troppo piccola, ma oggi a distanza di anni mi porto dietro quel ricordo piacevole e mi rendo conto di quanto sia importante e doveroso parlare di “grandi discorsi” anche e soprattutto ai bambini con i modi più semplici.

Ma cosa sono i diritti umani? Quale è stato il processo di realizzazione degli stessi? Ma soprattutto, oggi, sono pienamente realizzati i diritti fondamentali dell’uomo?

I diritti umani sono i diritti di cui godiamo semplicemente perché siamo esseri umani:il diritto di vivere liberamente, di essere trattato come gli altri, di dire quello che pensiamo. Sono diritti che abbiamo sin dalla nascita e hanno la particolarità di applicarsi a tutti: donne, uomini, bambini, italiani, africani, americani, cristiani, musulmani, atei e potremmo continuare all’infinito. Sono universali. Si suddividono principalmente in tre categorie di diritti: le libertà inalienabili (il diritto alla vita, alla libertà di pensiero, a non essere torturato…), i diritti sociali, economici e culturali (istruzione, lavoro, riposo…) e i diritti di solidarietà (autodeterminazione, pace, salute ecc).

Proprio per queste motivazioni pensiamo che i diritti umani siano sempre esistiti, in realtà si sono affermati in tempi molto recenti.

Infatti Antonio Cassese, un noto giurista esperto di diritto internazionale, ci fa notare che non è corretto parlare di diritti “naturali”, poiché questi non appartengono all’uomo biologico, bensì all’uomo civilizzato, l’essere umano inserito in una data comunità. Generalmente l’uomo naturale è portato a seguire i propri impulsi e istinti per affermare se stesso (“la legge del più forte”), mentre i diritti umani nascono per mettere a freno tali impulsi e porre dei limiti all’agire umano.

Certo nell’antichità vennero fatti dei tentativi, pensiamo ad esempio a Ciro Il Grande, dopo la conquista di Babilonia, quando annunciò che tutti gli schiavi erano liberi di andarsene e che ognuno poteva scegliere la propria religione, ma è solo con la fine dei due conflitti mondiali che l’idea dei diritti dell’uomo emerse con più forza.

Venne fatto un bilancio di quelle che furono le conseguenze della guerra, che inorridirono il mondo: lo sterminio da parte della Germania nazista di milioni di ebrei, Sinti e Rom, omosessuali, disabili e ancora l’odio razziale, le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

Furono gli anni in cui si tennero i processi a Norimberga e a Tokyo e gli ufficiali dei paesi sconfitti furono puniti per aver commesso crimini di guerra, crimini contro la pace e l’umanità. I governi, quindi, si impegnarono a dare vita alle Nazioni Unite, con lo scopo primario di promuovere la pace internazionale, il rispetto dei diritti umani di tutti e la ricostruzione di una società più giusta.

Per raggiungere questo scopo, venne stabilita una Commissione per i Diritti Umani, incaricata di redigere un documento, che esprimesse il significato dei diritti e delle libertà fondamentali. La Commissione, guidata da Eleanor Roosevelt, richiamò l’attenzione del mondo intero e il 10 dicembre 1948, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fu adottata dagli allora 56 membri delle Nazioni Unite. Questa data ormai è stata dichiarata come la giornata mondiale dei diritti dell’uomo.

Da quel momento in poi infatti, il modo in cui un governo trattava i propri cittadini, diveniva una questione di legittima preoccupazione internazionale e non più una questione soltanto interna. Questo vuol dire che dal 1948 tutti i paesi del mondo dispongono di un codice che vale come punto di riferimento per decidere come comportarsi e come giudicare gli altri: se prima si accusava uno Stato di massacrare un’intera popolazione, oggi le norme internazionali parlano di genocidio, se prima si diceva che uno Stato torturava i suoi cittadini, oggi le norme internazionali parlano di “trattamento disumano e degradante”. Le norme internazionali sui diritti umani impongono linee di comportamento, esigono dai governi azioni di un certo tipo e legittimano le persone a gridare a voce alta quando il rispetto di quei diritti viene meno.

Eppure ci chiediamo spesso se nella nostra epoca i diritti fondamentali dell’uomo sono pienamente realizzati:

perché se tutti hanno diritto al cibo e alla protezione ancora si muore di fame ogni giorno? Perché sentiamo ancora parlare di tortura, di migranti costretti a fuggire per avere una vita dignitosa? Perché le donne, che hanno combattuto molto per affermare i loro diritti, continuano ad essere oggetto di abuso, discriminazione e femminicidi?

Dal 1948 ad oggi ne è stata fatta di strada, ma come diceva Nelson Mandela sono ancora molte le “colline da scalare” poiché continuano ad esserci violazioni dei diritti umani in ogni parte del mondo.

I governi hanno certamente un ruolo primario nell’affermazione dei diritti dell’uomo, ma non dimentichiamo che da sempre un ruolo importante nell’attirare l’attenzione della comunità internazionale sulle questioni dei diritti umani, è giocato dalle organizzazioni non governative (ONG), pensiamo ad Amnesty International, Anti-Slavery International, Medici per i Diritti Umani, Human Rights First, la Fondazione per i Diritti Umani e altre ancora che controllano le azioni dei governi e li pressano affinché agiscano conformemente ai principi dei diritti umani.

E’ doveroso citare anche leader come Nelson Mandela, il Mahatma Gandhi e tanti altri ancora che hanno rappresentato un esempio straordinario nella lotta per i diritti umani.

Il momento critico che stiamo attraversando determinato dal Covid-19 ha avuto, almeno inizialmente, il suo impatto più forte sul sistema sanitario, tanto da essere definita un’emergenza sanitaria mondiale. Ma oggi più che mai stiamo toccando con mano le conseguenze che il virus ha prodotto sui sistemi economici e sociali in tutto il mondo.

Sta amplificando tutte le ingiustizie poiché colpisce tutti indistintamente anche chi non ha una casa, non ha un pasto caldo e non ha accesso ai dispositivi di protezione. Ha accentuato la povertà ed ha represso la libertà.

Infatti a rimetterci in questa situazione sono le categorie più fragili: gli anziani, i disabili, i senza fissa dimora, le persone che vivono uno svantaggio sociale. Ed è proprio questo momento storico che ci porta ad una riflessione più attenta su quelli che sono i diritti umani.

Sicuramente un ruolo importante nella realizzazione dei diritti dell’uomo è giocato dalla famiglia e dalla scuola: le basi della costruzione dei diritti le ritroviamo negli esempi positivi e nello studio critico della storia.

Ma mi piace pensare che anche chi svolge una professione d’aiuto, come la mia, si renda costruttore di una società più giusta, oggi più che mai per la situazione critica che stiamo vivendo, ma “sempre” accanto a chi le crisi le vive tutti i giorni.

“Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli”.

Nelson Mandela

Per Approfondire:

Antonio Cassese. I diritti umani oggi. Edizioni Laterza, 2009.

Salvatore Zappalà. La tutela internazionale dei diritti umani. Il Mulino, 2011.

Il mio nome è mai più. Lorenzo Jovanotti, Luciano Ligabue, Piero Pelù.

Dichiarazione universale dei diritti umani, 1948.

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