I simboli in psicologia

Il lago come rappresentazione dell'inconscio

preoccupato per la carestia cui poteva essere soggetto il genere umano, fece svelare a Demetra il luogo dove l'amata figlia era stata violentemente trascinata. In seguito alle disperate suppliche della madre, il padre degli dei acconsentì che madre e figlia potessero vivere insieme, ma solo per un periodo dell'anno. Demetra accettò la decisione, ma anche lei emanò una sentenza: quando il suo sguardo fosse stato lontano dall'amata figlia, il sorriso avesse abbandonato le sue labbra e la tristezza riempito il suo cuore, allora la stessa sorte sarebbe toccata alla terra, dando così origine all'autunno ed all'inverno; con il ritorno di Persefone, invece, anche la terra avrebbe esultato della sua presenza, la vegetazione e la fertilità sarebbero riapparsi, sarebbero sbocciati così i fiori, gli uccelli sarebbero tornati ai loro nidi, gli alberi avrebbero dato i loro frutti e gli uomini avrebbero giovato di tale ricchezza, dando origine, in tal modo, alla primavera e all’estate.

È molto interessante pensare che Claudiano, l’antico scrittore, sulle rive di un lago, sia stato ispirato proprio da esso e dalla sua forza e abbia scritto il mito di Persefone. Penso che il lago e questo mito mostrino molti punti di contatto e che in qualche modo ci parlino delle medesime tematiche. 

Il mito e il lago ci parlano sicuramente di maternità e della forza generativa e creativa. Infatti la primavera e l’estate, i periodi in cui madre e figlia si riuniscono, sono le stagioni in cui il paesaggio rifiorisce e in cui nascono i frutti. I fiori rimandano simbolicamente alla sessualità femminile, spesso vista essa stessa come un fiore, che ha in sé una misteriosa bellezza, la possibilità di dare frutti e di generare. Il momento in cui Demetra e Persefone sono insieme può rappresentare simbolicamente la maternità, la generatività, ma anche i diverse raffigurazioni della femminilità.  Spostando la nostra attenzione sul lago, che per sua costituzione dà luogo a molteplici interpretazioni, il pensiero va subito all’acqua che, in tutte le sue forme, mare, lago, fiume, fonte, diviene simbolo del mare uterino nel quale ognuno di noi ha vissuto nel grembo materno, e dunque simbolo della madre. In particolar modo il lago, a differenza del mare, simbolo della nascita, proprio per la sua forma  concava e contenitiva rimanda ad un senso di accoglienza e di protezione umida e ricettiva, un grembo materno, luogo in cui ritirarsi per riacquistare le forze e riemergere risanati. Sognare il lago può rimandare al desiderio di introspezione e raccoglimento, al bisogno di guardarsi dentro, alla possibilità che si stia affacciando un importante cambiamento, che offrono alla persona l’opportunità di rinascere attraverso una ricerca e un ritorno ad una condizione simile a quella vissuta nel grembo materno, una condizione claustrofilica (per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo "Claustrofilia e musica. Chiudersi per venire alla luce").

Una situazione profondamente intima e introspettiva dove può avvenire l’incontro con le parti più intime e nascoste di sé.

Il lago allora diventa come una porta d’ingresso nella dimensione inconscia, nella profondità  della psiche, negli “inferi”, il mondo sommerso dell’oscurità, dove regna Ade. Egli è simbolo della nostra parte nascosta, il luogo misterioso di noi stessi, l’ombra: invisibile, inaccessibile alla conoscenza, e che fa paura. Il mito e il lago ci insegnano che scendere nelle profondità dell’inconscio, tornare nel grembo materno e  vivere un profondo momento di introspezione offrono la possibilità di accedere al cambiamento, ad un arricchimento interiore. 

Il lago è simbolo di mistero, poiché è un tratto in cui la terra scompare e si apre un altro mondo, quello acquatico, sempre carico di ignoto. Per questo viene considerato l’occhio della terra che guarda e riflette le immagini del mondo intorno a sé rovesciandole così come i nostri occhi percepiscono le immagini rovesciate, rispecchiando la realtà e creando uno spazio in cui “il mondo è la mia rappresentazione di ciò”.  Il lago come occhio della terra rappresenta una metafora interessante che ci riporta al mito, nel quale Persefone, che vive nelle profondità degli Inferi, è la “pupilla”, ovvero la figlia della Madre Terra, Demetra.

Il lago è un’entità misteriosa perché apparentemente immobile, ma in realtà è in movimento: al tempo stesso il lago non smette mai di ricevere e rilasciare acqua in un fluire calmo e costante, testimonianza di come la vita si basi su una continua attività di scambio. La riflessione si pone allora sullo scambio tra inconscio e conscio come un passaggio necessario affinché la vita psichica possa arricchirsi ed evolversi affinché venga mantenuto un costante equilibrio, proprio come nel mito dove i momenti passati nelle profondità segnano il patto necessario per accedere alla dimensione creativa e generativa.

 

"Il lago, a differenza del mare, simbolo della nascita, proprio per la sua forma  concava e contenitiva rimanda ad un senso di accoglienza e di protezione umida e ricettiva, un grembo materno, luogo in cui ritirarsi per riacquistare le forze e riemergere risanati". 

 

 

Il lago è un luogo molto particolare che stimola l’introspezione, la quiete e in alcuni casi, come nel caso del Lago di Pergusa, in Sicilia, stimola la fantasia e la creatività degli scrittori. 

Il Lago di Pergusa è molto noto in quanto strettamente legato al “mito di Proserpina”, la divina Persefone dei Greci. 

La leggenda narra di Persefone, figlia di Demetra, che, mentre raccoglieva fiori nei pressi del Lago, fu rapita dal dio degli Inferi, Ade, e fatta sua sposa. Demetra la cercò in lungo e largo per nove giorni; la dea della Fertilità trascurò così il suo dovere e le messi cominciarono a venir meno. Il decimo giorno, Zeus, 

 

 

Approfondimenti bibliografici

 

FACHINELLI, E. (1998). Claustrofilia. Adelphi, Milano. 

 

BACHELARD G. (1987), La psychanalyse du feu, Gallimard, Paris - tr. it. di M. Cohen Hemsi e A.C. Peduzzi, Psicanalisi delle acque, Red Edizioni, Como.

 

AMI RONNBERG, KATHLEEN MARTIN, Il libro dei simboli. Riflessioni sulle immagini archetipiche, Taschen

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Emanuela Sonsini

 

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