Il diritto di amare

Un viaggio nella legge sulle Unioni Civili

Sono passati ben 27 anni da quando la Danimarca, nel lontano 1989, è diventata il primo paese a permettere ad una coppia omosessuale di ufficializzare la propria relazione di coppia, con diritti simili a quelli del matrimonio; la Danimarca è stata l’apripista, poi molti altri paesi occidentali hanno riconosciuto le unioni tra persone dello stesso sesso. E non solo occidentali: anche paesi come Uruguay (2008), Ecuador (2008), Colombia (2006), Sud Africa (2004) e Nuova Zelanda (2004) hanno riconosciuto questo diritto molti anni prima dell’Italia.

Questa legge sulle Unioni Civili si fonda sull’articolo 2 (“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo”) e sull’articolo 3 della Costituzione (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”). NON si fonda invece sull’articolo 29, cioè quello che “riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Un’altra differenza importante tra unione civile e matrimonio sta nella COSTITUZIONE di un’unione civile rispetto alla CELEBRAZIONE di un matrimonio. L’unione civile si costituisce, il matrimonio si celebra. Queste differenze non sono irrilevanti, tuttavia questa legge rappresenta comunque un passo in avanti rispetto al disegno di legge dei DICO (che erano una mera “registrazione” dell’unione) in quanto le conseguenze legislative dell’unione civile sono più o meno le stesse del matrimonio.


Articolo 20. Al solo fine di assicurare l'effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall'unione civile tra persone dello stesso sesso, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi» o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell'unione civile tra persone dello stesso sesso.
 

Gli aspetti patrimoniali (successori, eredità, reversibilità, ecc.) sono gli stessi del matrimonio; per quanto riguarda lo scioglimento dell’unione, si fa riferimento alla legge sul divorzio ma senza il periodo di separazione, passando quindi direttamente allo scioglimento (sono previsti gli alimenti ma non il mantenimento).

Uno degli aspetti della legge più contestati è quello dell’obbligo di fedeltà, che richiede quindi un approfondimento a parte. Nel matrimonio eterosessuale, relativamente ai diritti e i doveri, si dice che dal matrimonio “deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”. Una simile dicitura era presente nel testo originale del DDL Cirinnà, che così citava: “[…] dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione”. Nelle modifiche fatte prima dell’approvazione della legge, è stato invece eliminato questo dovere e oggi l’articolo 11 sostiene che “[…] dall'unione civile deriva l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione”.

 

Cosa comporta questo cambiamento? Nella vita quotidiana delle coppie che costituiranno unione civile, esso ha un rilievo pratico molto limitato. Quello che colpisce, e in qualche modo ferisce, è il voler sottolineare per l’ennesima volta la differenza rispetto al matrimonio eterosessuale. In più, si va a colpire quello che è un punto molto caldo, un forte pregiudizio ancora radicato nella società, cioè che le coppie omosessuali (specialmente quelle composte da due uomini) siano in qualche modo più infedeli rispetto alle coppie eterosessuali, e quindi meno “meritevoli” o “degne” di poter ufficializzare la loro unione.

Un altro aspetto che ha creato molte discussioni è quello sulle adozioni, nello specifico sulla stepchild adoption (“adozione del figlio del partner”). La stepchild adoption è, in generale, un’adozione in casi particolari che consente a un figlio di essere adottato dal partner del proprio genitore. Questa prassi riguarda già quotidianamente le coppie eterosessuali, che ne hanno diritto dal 1983.

Il testo originario del DDL Cirinnà prevedeva la stepchild adoption anche per le coppie omosessuali che avrebbero contratto unione civile. Sfortunatamente, quella parte è stata stralciata dopo il voto in Senato del 25 febbraio 2016. Nella legge è stato inserito un comma che specifica che “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”: questo significa che, come già sta accadendo, in ogni caso specifico i giudici si potranno esprimere a favore dell’adozione del figlio per il partner se e quando lo riterranno necessario. Se questa da un lato è una buona notizia, dobbiamo ricordare che nel momento in cui si ricorre a un tribunale, non c’è garanzia sul risultato; in più sono necessari tempo e soldi, che non tutti hanno, per ottenere qualcosa che si otterrebbe automaticamente per due genitori eterosessuali.

 

1. La presente legge istituisce l'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la disciplina delle convivenze di fatto.
2. Due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un'unione civile mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni.
3. L'ufficiale di stato civile provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso nell'archivio dello stato civile.
(Legge del 20 maggio 2016 n. 76, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 118, il 21 maggio 2016)

 

 

Il 5 giugno è ufficialmente entrata in vigore la legge sulle Unioni Civili (o cosiddetta legge Cirinnà, dal nome della senatrice Monica Cirinnà, promotrice e prima firmataria della legge), approvata mercoledì 11 maggio 2016 con 372 voti favorevoli, 51 contrari e 99 astenuti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La verità è che questa è forse la più grande sconfitta in tutta la faccenda. Sono migliaia i bambini italiani che sono ancora discriminati per l’orientamento sessuale dei propri genitori: il bambino che ha due genitori dello stesso sesso non gode ancora delle stesse tutele giuridiche di tutti gli altri, senza una vera motivazione, ma per un puro pretesto politico. L’unica soluzione è appunto ricorrere in tribunale: a livello quasi paradossale, l’ordinamento giudiziario (cioè la magistratura) in questi casi sembra più laica e più avanti dei legislatori stessi.

Per tornare alle unioni civili in sé, la loro importanza non influenza solo l’ambito giuridico e sociale. Esiste infatti un nesso tra la giurisprudenza e il benessere psicologico, e qui risiede uno dei punti più importanti di questo cambiamento. Le leggi hanno un effetto diretto e reale sulla vita delle persone. Avere un riconoscimento giuridico fa realmente la differenza, perché può tutelare le coppie gay e lesbiche dal punto di vista economico, garantire che in caso di emergenza si possa essere presenti e decidere per la salute del partner, e molto altro.

Gli studi in psicologia hanno infatti evidenziato che il matrimonio come istituzione, indipendentemente da chi lo contrae, è un fattore protettivo per il benessere dei componenti della coppia, ma anche per il benessere dei figli. Nello specifico delle coppie omosessuali, sembra che il riconoscimento legale e quindi sociale di queste unioni possa aumentare la stabilità della relazione e migliorare la salute fisica e psicologica dei membri della coppia. Per esempio, nei mesi successivi all’approvazione di una legge sul matrimonio omosessuale nello stato Americano del Massachusetts, ci fu una notevole diminuzione della richiesta di cure mediche e assistenziali nelle strutture pubbliche, portando quindi a una minore prescrizione di farmaci, di analisi e di visite mediche. È significativo come il concedere un diritto (comune alla maggioranza della popolazione) a una persona che ancora non lo ha, equiparandolo quindi al resto della società, possa aumentare il suo benessere e la sua qualità della vita.

Indipendentemente dalla scelta di accedere ad uno specifico diritto, il fatto che questo esista può realmente fare la differenza non solo agli occhi dello Stato ma in particolare agli occhi di chi, ancora, tende a discriminare, offendere, aggredire (fisicamente ed emotivamente) o semplicemente ad ignorarne l’esistenza, che da un certo punto di vista è ancora più grave.
 

“Chi insulta paradossalmente conferma un’identità. Chi, in buona fede, non viene nemmeno sfiorato dall’ipotesi che qualcuno sia così, consegna questo qualcuno a un limbo d’inesistenza ancora più pericoloso.” (Paterlini, 1991)
 

L’insulto, infatti, è una conferma – sebbene negativa – dell’esistenza di ciò che viene insultato. Ignorarne l’esistenza di quel qualcosa è un’arma ancora più pericolosa nelle mani di quei bigotti, razzisti e conservatori che hanno cercato di ostacolare questo progresso. E questo è forse, psicologicamente, l’aspetto più importante della legge sulle Unioni Civili, che speriamo possa avere un riscontro diretto sui numerosi atti di bullismo e di violenza che si consumano ogni giorno sulla pelle di adolescenti e adulti omosessuali, di coppie omosessuali e figli di queste relazioni.

Questa legge è un buon punto di partenza? Sì. Poteva essere fatto molto di più? Assolutamente sì. Perché la verità è che non c’è nessun motivo legislativo per cui queste coppie non potessero semplicemente contrarre il matrimonio nella forma legale già esistente. La speranza è che questo sia, appunto, un primo passo verso una totale equiparazione delle coppie omosessuali e delle coppie eterosessuali, da un punto di vista familiare, sociale, psicologico, legislativo ed economico perché amare è un diritto di tutti!!

 

 

 

Dott. Francesco Artegiani

 

Riceve su appuntamento a  Perugia
(+39) 3476449741

 

Per Approfondire:

 

 

Borghi L., Chiari C. (2009) Psicologia dell'omosessualità: identità, relazioni familiari e sociali. Carocci Editore

 

Dettore D.. Parretta A. (2013) Crescere nelle famiglie omosessuali. Un approccio psicologico. Carocci Editore