Il divertimento nell'era degli adultescenti

Sul peso del vuoto

 

Per approfondire:

 

 

M. Ammaniti “Adolescenti senza tempo” Raffaello Cortina Editore 2018

 

F.M. Cataluccio, Immaturità. La malattia del nostro tempo, Torino, Einaudi

 

 

 

    

Che cosa vuol dire divertirsi per i giovani adulti oggi? Ci sarebbe anche da chiedersi chi sono i giovani adulti oggi considerando che si sta verificando un grandissimo cambiamento nel passaggio all’età adulta. Vi è una enorme difficoltà, più grande di quella di ieri, di lasciare l’adolescenza e di entrare in contatto con le risorse necessarie per sviluppare un’identità di adulto con una buona capacità riflessiva rispetto ai propri pensieri e alle proprie emozioni annessa a una capacità di gestire e regolare i propri vissuti in modo appropriato in base alle sfide e ai contesti. In parte questo cambiamento sociologico è derivato dalla difficoltà della stabilità lavorativa che diventa spesso però anche una scusa per evitare di sperimentare emozioni legate alla frustrazione restando nel nido dell’adolescenza che ci permette di rimandare le responsabilità. Il giovane adulto, o meglio “l’adultescente” per citare Massimo Ammaniti, è alla continua ricerca di spensieratezza. Non che ci sia niente di male nella spensieratezza che è fondamentale, ma se diventa una condizione a cui si ambisce sempre perché non si sa gestire il peso della profondità può diventare un problema. A tale riguardo oggi come ieri vi è una forte associazione tra divertimento e utilizzo di sostanze stupefacenti. Ci si droga spesso per cercare queste emozioni che divergono e un senso di appagamento risolutivo indotto da uno sforzo pari a zero. Il rischio è quello di vivere una vita che non esiste, di negare la realtà della vita fuggendola e sperando invece di volerla vivere più a pieno (per un approfondimento sul tema si rimanda all’articolo “La dipendenza - Vuoti di vita da colmare”). Oggi diversamente da ieri i nuovi tossicodipendenti programmano spesso quando farsi sperimentando un’illusione di controllo sulla sostanza e rischiando di sviluppare la falsa credenza che per divertirsi bisogna drogarsi, magari in buona compagnia. L’utilizzo delle sostanze lascia nel cervello un segnale di reward fortissimo imparagonabile a nessun’altra esperienza (per un approfondimento sul tema si rimanda all’articolo “La dipendenza da Cocaina e i suoi retroscena: into the white”). Ciò vuol dire che drogandoci insegniamo al nostro cervello che non può assolutamente dimenticare l’esperienza della fattanza- al massimo può lasciare cadere una parte di un ricordo cruciale dal punto di vista affettivo della nostra storia relazionale- ma il vissuto legato alla droga lo deve custodire e rievocare in quanto niente altro lascia una traccia mnestica così potente. La droga sarà sempre al primo posto.

 

Un ruolo importante nel divertimento lo ha il gioco e la qualità della relazione. Il gioco a differenza delle esperienze di intossicazione ha a che vedere con lo sforzo di rapportarsi alle regole sperimentando le proprie capacità creative spesso in relazione all’altro e in base a dei limiti. La presenza dei limiti nell’esperienza del divertimento permette di metterci in moto in moto spingendoci in strade sconosciute e sviluppando un contatto con parti inesplorate di noi stessi. Inoltre le regole attivano il desiderio in quanto è proprio dove qualcosa è vietata che si inizia a desiderare senza perdersi nel caos del tutto è possibile che rischia di diventare statico (per un approfondimento sul tema si rimanda all’articolo “Il ruolo del gioco nello sviluppo- da 0 a 99 anni”). La serietà che c’è nel gioco, lo sforzo che è richiesto nel giocare (fisico, emotivo, cognitivo, relazionale) permette di arrivare all’esperienza del divertimento attraverso un contatto reale con la realtà e cdon se stessi e i propri limiti che prevede anche un distacco dal quotidiano e un sentimento di coinvolgimento pieno all’interno della vita vera con tutti i suoi colori e le sue sfumature colorate che sono anche piene di grigi.

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Clarissa Cavallina

 

Riceve su appuntamento a  Roma

 

email: clarissa.cavallina@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La notte per molti è il momento per divertirsi, si stacca dal lavoro e ci si prepara per andare a caccia di emozioni forti ma per alcuni bastano anche le distrazioni. La parola divertimento viene dal latino divertere, volgere altrove-deviare. In ogni cultura ritroviamo dei momenti speciali mantenuti appositamente per celebrare specifici valori e far vivere al popolo un momento di incontro fuori dal quotidiano. Quindi nel divertimento è presente un’esperienza diversa dal solito. C’è chi aspetta la sera, l’arrivo del buio per cercare certe esperienze che spezzano la routine, tentando disperatamente di rendere il divertimento qualcosa di estremamente frequente.

 

I sociologi hanno evidenziato chiaramente come oggi il fare sia al primo posto: ci riempiamo le giornate, carichi di stimoli che generano in noi sentimenti di distacco dagli stati interni essendo presi totalmente dalle attività che svolgiamo più che dal sentire. Questo ci allontana dal comprendere in modo profondo i nostri vissuti rimanendo sempre catturati dal fare ma su un livello superficiale. Sembra che la cosa più importante sia mostrarsi persone attive che si tengono impegnate restituendo un’identità forte e soddisfacente al soggetto. Non importa se queste attività siano in linea con il proprio vero sé, ma importa che siano in linea con l’immagine vincente in cui crede la massa. La noia, quella vera, dove si alternano a stati di frustrazione stati di distacco dalla realtà, permette di guardarsi dentro stando nel vuoto. Forse oggi il terrore più grande è proprio quello del vuoto e quindi del confronto più profondo con noi stessi che avviene attraverso uno sforzo. Forse quello che non riusciamo ad affrontare oggi, quello che la società ci dice tra le righe è che non abbiamo strumenti per affrontare la noia e il rapporto con il vuoto rinunciando così al contatto con parti di noi preziose pur mostrando in apparenza di essere persone smart, efficienti al massimo. In questo contesto la vita notturna e il divertimento acquistano un significato particolare.