Il lutto

Perdere per ritrovare

La vita spesso ci mette di fronte a delle prove che sembrano impossibili da superarsi. Nel momento in cui siamo obbligati ad affrontare un lutto, tutto ciò che ci circonda perde significato e così la quotidianità che caratterizza le nostre giornate, diventa difficile da affrontare. In poco tempo ci ritroviamo a vivere una vita che ci sembra di non conoscere, una vita che non appartiene a noi, la vita di qualcun altro. Le nostre emozioni dapprima sembrano “congelate”, salvo poi esplodere in una sofferenza alla quale è difficile anche dare un nome. Il lutto non è necessariamente legato al concetto di “morte”, ma racchiude in sé l’idea di perdita, intesa come la fine di una relazione, la conclusione di un rapporto lavorativo, il passaggio da una fase di vita ad un’altra.  Ovviamente la perdita di una persona amata è una situazione ben diversa rispetto a quelle appena citate proprio per il fatto che si tratta di un evento irreparabile e irreversibile. Vista la sua natura carica di dolore e sofferenza è possibile però affermare che rimane comunque una piccola speranza, cioè quella di riuscire a elaborare tale perdita, trovando così la forza per poter condurre una vita comunque serena.

Da un punto di vista psicoanalitico, nel processo di elaborazione, la persona prova a ridare un significato agli eventi e al proprio vissuto e l’energia psichica precedentemente investita sull’oggetto viene diretta dapprima verso l’Io per poi essere spostata su nuovi oggetti. Il lutto può essere considerato, superato ed elaborato nel momento in cui il soggetto accetti, in modo realistico, la perdita della persona amata, cosa che può dare vita alla costruzione di nuovi rapporti.

Nel parlare del lutto è possibile fare un cenno anche al concetto di attaccamento.

 

Sin dai primi giorni di vita il bambino instaura una relazione significativa con un'altra persona, relazione basata sul bisogno di protezione ed accudimento che il bambino riceve dalla propria figura di riferimento. Sicurezza e protezione sono i due bisogni principali che vengono a mancare nel momento in cui avviene la morte della persona cara; in quest’ottica diviene più comprensibile individuare il motivo di alcune reazioni causate da un lutto. Il processo di elaborazione del lutto è puramente soggettivo, cambia e si modifica nel corso del tempo in base alle proprie risorse psicologiche, a fattori personali e ambientali.

 

Bowlby individua quattro fasi principali che si intrecciano tra loro, senza che vi sia una distinzione netta; è un processo di trasformazione che richiede un grande sforzo psichico grazie al quale la persona deceduta potrà vivere nella propria memoria attraverso il ricordo.

  • Fase dello stordimento: ha inizio nel momento in cui la persona riceve la notizia della perdita. E’ una fase di shock, in cui la notizia non sembra reale. Dolore e rabbia sono le due emozioni che caratterizzano questa fase, emozioni intense che possono durare da pochi istanti a tutta la durata di elaborazione del lutto.

  • Fase di struggimento e ricerca: gradualmente la persona inizia ad essere consapevole di quello che sta vivendo; qui, angoscia e dolore si alternano con momenti di confusione dove la persona non è del tutto consapevole di quello che sta avvenendo. La realtà appare confusa e non chiara, si tenta di allontanare il pensiero della morte andando a ricercare la persona perduta, provando a recuperare qualcosa nella quotidianità. L’irrequietezza che questa fase porta, richiede un enorme sforzo fisico e psichico; solo nel momento in cui tutti i tentativi di “riportare in vita” la persona amata vengono messi in atto, sarà possibile accettare l’evento come irreversibile. La rabbia è l’emozione principale, una rabbia normale e quindi non patologica anche quando questa è diretta nei confronti della persona morta: l’espressione di questo sentimento è fondamentale per poter elaborare il lutto in modo positivo.

  • Disorganizzazione e disperazione: questo è lo stadio più lungo dell’elaborazione, la persona sarà dominata da sentimenti contrastanti. Ritiro sociale ed emotivo, mancanza di progettualità, perdita di interessi, isolamento e più in generale la disorganizzazione che questa fase porta, hanno una funzione adattiva in quanto sarà necessario “smontare” la vecchia vita, dove la persona amata era presente, per poterla poi ricostruire in altro modo adattandola a questa perdita.

  • Riorganizzazione: in modo graduale la persona riprenderà a riorganizzare la propria vita, uscendo dall’isolamento e superando il disordine che caratterizzava la precedente fase. Sarà allora possibile cominciare nuove attività instaurando altre relazioni importanti.

 

Il lutto viene considerato irrisolto o patologico nel momento in cui è impossibile esprimere le emozioni, il dolore viene soffocato e questo porterà conseguenze che potranno influenzare il resto della vita; tra queste ritroviamo: depressione, apatia, rifiuto e ostilità nei confronti dei normali cambiamenti, delle novità e di nuovi rapporti e relazioni.

Il lutto non riguarda solo la persona direttamente coinvolta in tale perdita: nel caso in cui questa non viene affrontata adeguatamente, è possibile che il lutto si tramandi anche alle generazioni successive. Gli stati di tristezza, apatia, depressione possono incancrenirsi nella persona andando a modificare le caratteristiche della sua personalità: un genitore che ha subito la perdita del proprio coniuge riverserà sui propri figli quel dolore e quella mancanza, condizionando così anche il loro processo di elaborazione oltre che la loro intera vita. In questo caso è quindi bene rivolgersi ad uno psicoterapeuta che impronterà il lavoro provando a guidare il paziente ad attraversare tutte le fasi sopra elencate. Nello spazio terapeutico e nella relazione paziente-terapeuta sarà così possibile esprimere quelle emozioni troppo dolorose e distruttive che fino a quel momento erano rimaste “congelate”. Nel lutto non c’è solo la perdita, ma c’è anche la possibilità di ritrovarsi, di scoprire le proprie risorse, di riscoprire se stessi, di rinascere sotto un’altra veste. E così diverrà automatico chiedersi: come ho fatto ad andare avanti? Come ho fatto a sopravvivere alla morte di quella persona che tanto amavo?

 

 

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Serena Bernabè

 

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Per Approfondire

 

 

Mario Mapelli (2016), Il dolore che trasforma. Attraversare l’esperienza della perdita e del lutto

 

Bowlby J. (2001), Attaccamento e perdita