Il partner sintomo

Tra milioni di persone

Tra milioni di persone ci si sceglie nell’amore come per magia. C’è qualcosa dell’altro che ad un certo punto ci colpisce in modo diverso da tutto il resto, qualcosa che risuona dentro di noi e che ci tiene agganciati all’altro con i pensieri e le emozioni. È davvero magia? Dipende da cosa s’intende per magia. Forse sì, fatto sta che la scelta del partner a volte non è così casuale né mossa da semplici variabili esterne, ma da oceani interni che s’incontrano. 

A volte capita di cogliere nell’altro una parte di sé e non è detto che sia la migliore, al contrario potrebbe anche essere una parte inquieta. Nella complessità dell’identità personale alcuni aspetti che ci caratterizzano sono più o meno integrati in noi stessi e non sempre hanno ricevuto lo spazio che richiedono. Ogni storia è a sé ma c’è un aspetto ricorrente negli sviluppi familiari traumatici (esperienze di trauma relazionale ripetute nel tempo durante la crescita): la problematicità dei vissuti emotivi nelle relazioni d’amore. Contribuisce a questa problematicità la stessa scelta del partner che in questi casi tende ad andare in una direzione di rispecchiamento (un partner con delle sofferenze simili a quelle del soggetto) o di coazione a ripetere (un partner che concorre a far rivivere determinate dinamiche relazionali familiari al soggetto). Quando questi due aspetti diventano centrali all’interno di una relazione si rischia di remare contro la possibilità di esplorazione della coppia e di costruzione della relazione, andando verso dinamiche distruttive sterili e ripetitive: si tratta del cosiddetto partner sintomo. All’interno di questi meccanismi vi è spesso però un godimento sadomasochistico inconsapevole che acquista un significato solo se associato alla storia individuale di entrambi i partner e che trova spazio e un senso specifico nella relazione di coppia. Per questo certi conflitti tendono a permanere nel tempo; è necessario riuscire a riconoscere una certa costante dei propri vissuti all’interno della relazione e di avere una motivazione al cambiamento sostenuta da una presa di coscienza del proprio desiderio per potersi sganciare.  

Cosa succede quando all’interno di una coppia ci si perde l’uno nell’altro? Quando c’è confusione tra i desideri propri e quelli dell’altro e si sente di aver bisogno dell’altro per esistere? 

Introduciamo così il tema della perdita di confine tra sé e l’altro nella relazione di coppia. I sentimenti di forte unione con il partner e di idealizzazione sono del tutto normali in una certa misura, anzi caratterizzano la prima fase di una storia d’amore, l’innamoramento, ma solo in alcuni casi questi processi di vicinanza si trasformano in un senso di fusione con l’altro e di smarrimento dei confini del sé. Questi confini fragili all’interno della relazione di coppia si accompagnano ad una grande intensità dei vissuti affettivi, ma anche ad una intensa esperienza di confusione di quello che è proprio e di quello che appartiene all’altro. Per esempio, i vissuti di rabbia personali possono non essere riconosciuti come propri ma come provenienti dal partner che a sua volta può rimanere confuso dalla dinamica e non riuscire a comprendere quello che sta accadendo né quello che prova effettivamente. Questa fragilità delle identità crea dei modelli di comunicazione patologici e dei cicli relazionali disfunzionali che tendono a rendere una relazione caratterizzata da fusione e conflittualità.

Quando ci si sceglie e si costruisce insieme uno spazio relazionale formando una coppia, entrano in gioco le dinamiche legate alla storia della propria famiglia. Infatti, nel sistema familiare di origine ogni membro si è confrontato con un clima affettivo, con l’esistenza di regole silenziose che vanno rispettate, con la presenza di alleanze e di confini più o meno definiti tra sé e gli altri. La creazione dello spazio relazionale della coppia prevede generalmente la disponibilità di entrambi ad avvicinarsi all’altro profondamente (non tutti ne sono capaci, come in alcuni casi di soggetti con attaccamento distanziante), scoprendo anche delle parti di sé, ma allo stesso tempo di mantenere una propria integrità individuale, un proprio spazio, un proprio sentire personale, che per questo è differente dall’altro. Questo tipo di confine stabile e semi-permeabile non solo predispone la coppia ad una relazione equilibrata ma permette ai partner di avere modo di desiderarsi. Infatti, per far sì che ci sia desiderio è necessario poter permettere all’altro di provare un sentimento di mancanza dell’altro. Questo non può avvenire nel caso in cui il partner ingloba l’altro orientando gran parte delle proprie energie psichiche su di lui e spesso perdendo interessi personali, inclinazioni verso la bellezza del mondo al di là della relazione d’amore. Quindi vi è uno spazio sacro individuale in quello relazionale che va mantenuto per se stessi ma anche per permettere un movimento nella relazione a due. Nella coppia vi è un incontro dell’interiorizzazione delle esperienze familiari dei due che con delle premesse personali tentano di creare un nuovo spazio relazionale. L’esperienza dell’amore è quindi investita per forza di cose da potenti sentimenti antichi (i sentimenti più potenti son quelli legati alle nostre esperienze di bambini). 

L’amore è possibile solo se si riconosce una mancanza in noi, un’incompletezza, un vuoto, ma bisogna saper cogliere la delicatezza di questo discorso. Un tipico tema dell’amore è quello del “salvatore”: il partner è chiamato a colmare questo vuoto e il soggetto lo ama nella misura in cui gli viene promesso di soddisfare questa esigenza di venire salvato. Tema particolarmente presente negli amori in giovane età e nei primi momenti di innamoramento in una relazione, ma che tende poi a svanire in casi di normale funzionamento. Questo aspetto è particolarmente delicato nel funzionamento emotivo dei più fragili (in particolare nella struttura del borderline; per un maggior approfondimento si rimanda all’articolo “Disturbo Borderline di Personalità- l’arte del funambolismo”) dove ogni richiesta affettiva nasconde anche l’altro lato della medaglia in termini scissi e problematici: “ti amo se riempi il mio vuoto, ti odio se non lo riempi”. Nell’amore si mettono in campo molte richieste più o meno consapevoli che non sono semplicemente legate al presente, ma anche al passato e che non sono solo intrapsichiche (conflitti interni del singolo individuo) ma anche relazionali (acquistano un senso nella specifica relazione con l’altro). La mancanza di consapevolezza delle proprie fragilità (delle proprie premesse in base alla storia familiare) e dei vissuti emotivi individuali legati alle richieste affettive hanno spesso come conseguenza il venire catturati dalle proprie emozioni senza riuscire a cogliere l’altro, ma solo l’eco dei propri vissuti che occupano tutto quanto lo spazio della relazione di coppia. 

In una coppia dove uno dei due partner non è stato contenuto o rispecchiato emotivamente dai suoi genitori (realmente accudito e ascoltato) con molte probabilità si manifestano delle difficoltà legate al saper dare e al saper ricevere dal punto di vista affettivo. Le richieste d’amore, possono essere difficili da soddisfare quando il partner “non ha un fondo” e ancor di più quando non lo ha neanche il soggetto stesso. Non c’è la possibilità di guardare oltre se stessi ma si rimane sempre offesi, arrabbiati, incompiuti. Ci si sente improvvisamente inascoltati e l’altro può diventare un nemico. Nelle personalità borderline questi passaggi da un sentimento all’altro sono vissuti come intensi e reali, senza un punto di ritorno: quando ci si sente feriti dall’altro la rabbia è troppo intensa e si crede davvero di odiare e di voler interrompere la relazione senza riuscire a pesare le emozioni e a rientrare nella realtà della situazione dove ci si arrabbia, ma non per questo c’è odio e separazione definitiva. Consideriamo la personalità borderline come un polo estremo di un continuum, tutti possono avere occasionalmente degli aspetti di ambivalenza e di scissione borderline, ma nella maggior parte dei casi questi aspetti non hanno una intensità né una frequenza tali da compromettere l’equilibrio della relazione con l’altro con grande sofferenza emotiva (per un maggior approfondimento si rimanda all’articoli “Organizzazione borderline di personalità- alla ricerca disperata di un legame d’amore”). 

Freud ha trattato più volte il tema dell’amore che è spesso legato a quello di pulsione, individuando due possibili varianti: l’amore anaclitico e quello narcisistico. In parole molto semplici, nel primo caso m’innamoro dell’altro in quanto l’altro si prende cura di me, nel secondo caso m’innamoro dell’altro in quanto l’altro possiede qualcosa che io vorrei. Entrambi gli aspetti risultano spesso intricati tra di loro e i meccanismi che li regolano hanno radici profondissime. 

Freud affronta il tema dell’amore a partire dalla figura della madre che viene individuata come il primo grande e indiscusso amore per gli uomini ma anche per le donne, una faccenda particolarmente complessa. È sempre nell’altro e con l’altro che scopriamo noi stessi. In un certo senso il discorso della psicoanalisi è incentrato sull’amore in quanto è nell’amore che si gioca una partita cruciale per ognuno di noi. 

 

 

 

Per approfondire:

 

 

Cancrini, L. (2006). L’oceano borderline. Racconti di viaggi. Milano: Raf-25.

 

Carotenuto, A. (2012). Il gioco delle passioni: dinamiche dei rapporti amorosi. Bompiani.

 

Freud, S. (2013). Introduzione al narcisismo e Inibizione sintomo e angoscia. Bollati Boringhieri.