Il Persecutore Interno. Ipocondria Portami Via

“Tu portami via
Dalle ostilità dei giorni che verranno
Dai riflessi del passato perché torneranno
Dai sospiri lunghi per tradire il panico che provoca l’ipocondria…
Tu portami via
Dalla convinzione di non essere
Abbastanza forte
Quando cado contro un mostro più
Grande di me
Consapevole che a volte basta prendere
La vita così com’è.”

 Il brano di sopra riportato è tratto dalla canzone di Fabrizio Moro dal titolo “Portami via” e sembra spiegare al meglio il vissuto di angoscia che si prova dinanzi all’ipocondria.

Ma cosa significa esattamente ipocondria?

E’ possibile considerarla una malattia antica di derivazione greca “upo chondros” ovvero “sotto le basse costole”, corrispondente alla parte dell’addome localizzata tra le costole e l’ombelico, sede del comune mal di pancia, laddove si avvertono tutte le pressioni viscerali.

Per decenni, tale malattia è stata molto discussa sia per la collocazione del disturbo che per il reale significato . Fa parte delle malattie della mente o ha una base organica? E’ da considerarsi parte della melanconia o è un’entità del tutto separata? (Per maggiori approfondimenti si rimanda agli articoli “Ipocondria- Silenzi del corpo, rumori dell’anima” e “L’ipocondriaco- Viaggiatore solitario“).

Uno stigma che contraddistingue questo disturbo è quello di essere visto come un “malato immaginario” non tenendo conto della profonda sofferenza, disagio e disperazione che sperimentano le persone che soffrono di tale patologia (per maggiori approfondimenti si rimanda all’articolo “Somatizzazione e Psicosomatica – Se solo si potesse pensare “).

Attualmente, dopo lunghi dibattiti, l’ipocondria ha avuto una sua collocazione all’interno del DSM-5 nell’area dei Disturbi da sintomi somatici e disturbi correlati. Nello specifico, la maggior parte delle persone ipocondriache è ora classificata come avente il disturbo da sintomi somatici; in una minoranza di casi, si applica invece la diagnosi di disturbo da ansia di malattia.

Nelle persone con un disturbo da sintomi somatici si possono rintracciare pensieri sproporzionati e persistenti circa la gravità dei propri sintomi, un livello costantemente elevato di ansia per la salute o per i sintomi, un tempo ed energie eccessivi dedicati alla propria salute. Inoltre, spesso si prova un’angoscia molto forte che si concentra principalmente sul significato di questi sintomi somatici, tanto da compromettere in modo significativo la qualità di vita correlata alla salute.

Da un punto di vista psicoanalitico, le origini di questi fenomeni sembrano affondare le loro radici per lo più nella prima infanzia. A tal proposito, scrive McDougall: “Lo studio della letteratura specialistica sulle manifestazioni psicosomatiche proprie della primissima infanzia mi fece capire che i miei pazienti adulti si comportavano a volte sul versante psichico come bambini piccoli che, non potendo utilizzare le parole come veicolo del pensiero, fossero costretti a reagire psicosomaticamente a un’emozione dolorosa.”

Negli stati psicosomatici, il corpo si comporta in modo “delirante”; esso “iperfunziona” oppure inibisce le funzioni somatiche normali, e questo in un modo che riesce insensato sul piano fisiologico. Il corpo è divenuto folle.

Dal punto di vista globale, queste persone presentano una caratteristica importante: pur manifestando una sintomatologia soggettiva che può essere definita, in senso lato nevrotica, finiscono con il vivere come psicotici per il loro totale distacco dalla realtà che viene allontanata o vissuta, a volte, in maniera persecutoria, mentre tutta loro attività sì svolge nell’ambito del corpo che diventa la loro unica realtà, perdendo così ogni funzione di tramite con il mondo. Inoltre, l’intensa auto osservazione garantisce alle persone ipocondriache sia un controllo dell’Io, ma soprattutto previene l’esperienza di dissolvimento o disintegrazione, ovvero “se sentono questo o quello del loro corpo” non possono averlo perduto.

Un tratto significativo di queste persone è l’ostilità, intesa come tendenza al rifiuto e alla negazione dell’altro. In questo modo, il corpo, scisso dal proprio Io, viene utilizzato come mezzo per tenere l’altro lontano non per mettersi in contatto.

Il meccanismo della dissociazione spiega tale mancanza di unità tra psiche e soma ed il vivere il corpo come qualcosa di distaccato. A tal proposito, ritengo di fondamentale importanza sottolineare che, ogni tentativo di smantellare queste difese senza il consenso e la cooperazione della persona interessata possa rivelarsi pericoloso nella misura in cui può aggravare i suoi problemi somatici e psichici.

Dott.ssa Francesca Casamassima

Riceve su appuntamento a Roma e Grosseto

(+39) 327 6514193

dottoressacasamassima@gmail.com

Per Approfondire

McDougall J.,Teatri del corpo. Un approccio psicoanalitico ai disturbi psicosomatici, Raffaello Cortina Editore, 1990.

American Psychiatric Association (APA), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2014.

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