Il suono del silenzio

Ascoltare sé stessi attraverso l'altro

 

 

 

Il suono e il silenzio costituiscono l'essenza dell'eloquenza. La parola è solo uno degli elementi che arricchisce il discorso lì dove si possa lasciare spazio al silenzio, ad una maggiore libertà espressiva per una comunicazione pregna di significato.

Inizialmente la voce è suono. La procedura dell'Io Sono avviene attraverso la relazione. Il dialogo madre-bambino avviene attraverso lo sguardo, il tatto e la voce cosicché la relazione acquisisce significato emotivo. I primi scambi interattivi e il dialogo stesso sono degli scambi affettivi che vanno a stimolare le pulsioni e gli affetti e il bambino comincia a fare amicizia con il mondo. Il richiamo è ripetizione sonora ed è ciò che stimola il bambino ad interagire con il mondo circostante creando un legame con esso. Ma il dialogo originario non è composto da parole bensì da silenzi eppure la madre riesce a comunicare in maniera ottimale con l'infante, attraverso la vicinanza corporea che permette a tutte quelle emozioni che invadono il corpo del piccolo di essere contenute prima che possano accedere alla psiche dunque essere pensate. Il bimbo dialoga con il mondo ancora prima di saper parlare, completamente immerso nelle percezioni sensoriali con la madre la quale fa da intermediaria: la relazione simbolica costituisce l'impalcatura per le relazioni future.

Il silenzio dunque può assumere alti livelli comunicativi che ci rimandano ad uno stato pre-simbolico e pre-individuale.

È quello che accade in psicoterapia quando paziente e terapeuta si lasciano andare ad un'interruzione nel mezzo di un colloquiare per dare vita ad un forte contatto emotivo. In quell'istante si rende qualcun altro testimone di una profonda esperienza di vita. In questo modo qualcosa di recondito può emergere e contenuto dalla presenza dell'altro che possiede la capacità di ascolto. Sapere ascoltare pone il terapeuta in una condizione in cui è possibile comprendere l'altro nel suo vissuto il quale non solo viene compreso, ma anche accarezzato per permettere all'esperienza multiforme di acquisire significati nuovi ed inediti: un'espressione diretta degli aspetti non coscienti della psiche. Il terapeuta così crea lo spazio necessario affinché il paziente possa immaginare e raggiungere il livello di una superiore capacità di inedite correlazioni all'interno di un frammentario ed enigmatico racconto.

In assenza delle parole del terapeuta che occupano lo spazio, il paziente può mettersi in ascolto delle parole da lui stesso pronunciate, in un luogo ove vi è lo sviluppo delle capacità immaginative e si può accedere alla comprensione. Un luogo dalla sonorità data dal paziente, ove le esperienze vengono riprodotte attraverso le parole che acquisiscono significato.

Il terapeuta si pone in una posizione recettiva di osservatore, evita la circolarità del “botta e risposta” per permettere di pensare e sospendere evitando che l'interazione occupi l'intero spazio. Ad occupare lo spazio analitico c'è il silenzio per la presenza di una “attenzione fluttuante” dell'analista che porge all'altro una massima disponibilità ricettiva. Il giudizio è sospeso e si lascia spazio alla creatività, in modo da andare a guardare al paziente prescindendo da pregiudizi e da ciò che è predefinito, così da cogliere il funzionamento psichico del paziente nel suo insieme.

Il suono può comparire da solo o come insieme di suoni. La nostra esperienza è costruita attraverso un accordo polisensioriale. Il suono che si è presentato orienta lo spazio che possiede una determinazione immaginativa che gli è intrinseca, la quale si amplifica se il suono si accompagna ad un altro suono fino ad una aggregazione complessa di suoni che si può ascoltare attentamente in silenzio. La situazione è complessa, i suoni si intersecano tra di loro ma lo spazio riempito si è organizzato per poter giungere ad una armonizzazione di diversità sonore e la capacità immaginativa è in estensione.

 

“Così, le melodie ascoltate sono le più dolci; ma più dolci sono quelle mai ascoltate” (John Keats)

 

Come un musicista che ascolta attentamente una canzone ragionando su di essa da un punto di vista tecnico.

Ascoltando il canto interiore del paziente che porta dei frammenti di sé, l'individuo dà voce alla propria esperienza emotiva che può coinvolgere intensamente la vita psichica dell'analista come possono essere travolgenti le emozioni indotte dalla musica. Se ci abbandoniamo totalmente alla musica, possiamo finir in preda a stati di estasi e rapimento. Il terapeuta così si lascia coinvolgere dalla vita dell'altro pur mantenendo definiti i confini del setting, lo spazio in cui le emozioni del paziente vengono sprigionate, accolta e contenute.

 

John Cage, compositore statunitense della musica contemporanea, ha apportato affascinanti contributi sperimentali con uno dei concetti cardine dell'opera dell'autore intitolata “4' 33””: il silenzio. Attraverso questa opera, Cage esalta l'importanza delle note tanto quanto il silenzio con una esibizione di 4 minuti e 33 secondi senza l'utilizzo di nessuno strumento musicale nonostante la presenza di un'intera orchestra. Sul palcoscenico il compositore si limita a dare un inizio ed una fine ,intervallo di tempo durante il quale accade la sospensione di un significato conosciuto, per rilevare un silenzio sconosciuto. Un'assenza di suono, dapprima lascia spazio ad uno smarrimento per poi stemperarsi e lasciare che le reazioni più disperate prendano coraggio, come la tensione di fronte a ciò che non ci si aspetta da un'orchestra al completo.

“Uno spazio in cui il silenzio diventa musica e a cui l'orologio e il tempo prescritto dal compositore mettono fine”.

 

Il paziente, attraverso il silenzio del terapeuta, può dare voce al suo dialogo interiore utilizzando parole pregne di significato emotivo all'interno di un tempo stabilito, il tempo dell'incontro tra due esistenze, entrambi portatrici della propria personalità e profondità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per Approfondire: 

 

“Voci del silenzio” Louise J. Kaplan

 

“Musicofilia” Oliver Sacks

 

“Silenzio” Mario Brunello

 

“L'ascolto e l'ostacolo” Fausto Petrella

 

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