La dimensione temporale rappresenta un concetto molto importante per la vita psichica di ognuno di noi.

I filosofi usano il termine “temporalità” per esprimere un concetto di tempo, opposto al concetto di tempo quotidiano come uno scorrere di istanti che si succedono.

Kant considera il tempo come un costrutto personale, una rappresentazione ingannevole che è funzione della mente e non una realtà empirica, affermando decisamente: “(…) sostengo che il tempo non abbia valore di realtà assoluta”.

Marcel Proust, contemporaneo di Freud, ha mostrato come l’“ora” e l’“allora” esistano insieme nello stesso momento. Il momento in cui cio’ viene percepito è quello del sapore delle madeleine che trasporta Marcel nella sua infanzia e dà l’avvio alla narrazione in sette volumi di Alla ricerca del tempo perduto. 

Nella prospettiva psicoanalitica, il senso del tempo è un fenomeno profondamente personale, che si muove più o meno velocemente o lentamente in situazioni differenti, in età e stadi diversi del ciclo vitale; che comporta l’essere più o meno distaccati o interessati, addolorati o felici, nevrotici o psicotici, ecc. La memoria e la storia che legano il passato e il presente assumono innumerevoli forme e sentimenti, riconosciuti o celati; avvertiti o nascosti; immaginati o sentiti emotivamente; codificati narrativamente e cosi’ via, in modi molto diversi nel corso del tempo, un miscuglio intricato che cambia continuamente di momento in momento e di luogo in luogo.

Una delle situazioni che può alterare la percezione del tempo di una persona è la diagnosi di cancro. Sebbene le avanzate opzioni di intervento abbiano migliorato gli esiti del cancro, ancora circa la metà dei pazienti oncologici non può essere curata e molti dei pazienti che vengono curati devono affrontare gli effetti avversi a lungo termine del trattamento della malattia.

Uno studio danese si è focalizzato sul tema del tempo e, nello specifico, ha intervistato persone sopravvissute al cancro (“cancer survivors”) chiedendo loro come il tempo è vissuto e gestito nella loro vita quotidiana dopo la malattia. In questa ricerca, sono stati scoperti tre temi importanti circa il tempo: 1) cancro come distruzione della vita e del tempo; 2) incremento della consapevolezza del tempo; 3) appropriazione del proprio tempo.

La diagnosi di tumore può creare una struttura disarmonica del tempo. Il tempo viene, cosi’, suddiviso tra prima e dopo. Infatti, gli intervistati dello studio descrivono come le date di diagnosi e conclusione del trattamento (e i vari follow-up) diventano speciali. Alcuni festeggiano la data di “sopravvivenza” come se fosse un nuovo compleanno; queste date, per molti, sono indicatore di uno spostamento nel tempo, ovvero come il tempo della cura diventa un punto di partenza per una nuova vita. 

Un dato interessante è che, la maggior parte degli intervistati, subito dopo il trattamento, vive nel presente, sentendosi incapace di immaginare come sarà la propria vita nei prossimi 5 anni. I sopravvissuti al cancro si possono porre domande come ad esempio se creare una famiglia o ritirarsi in pensione. Il tempo presente può esser visto come il confine tra l’incertezza del futuro e il passato (la malattia). Si sentono molto insicuri circa la durata che avrà la loro vita, pertanto, la maggior parte non riesce a pensare o pianificare il futuro. Vi è proprio un’incapacità ad immaginare se stessi proiettati nel futuro, concentrandosi, quindi, sul vissuto del momento presente.

E’ possibile riappropriarsi del tempo mediante una riorganizzazione della propria vita e quindi delle priorità. L’esperienza della malattia porta a rivalutare il concetto del tempo, a non darlo più per scontato, ciò significa che la vita diviene una negoziazione rispetto a come spendono ciò che resta loro da vivere. I sopravvissuti possono decidere di trascorrere più tempo con i propri cari e amici, altri decidono di spendere meno tempo possibile a lavoro e utilizzare quel tempo ad esempio, nel proprio giardino, bevendo un bicchiere di vino o facendo passeggiate sotto il sole. Iniziano a mettere al primo posto i propri desideri e bisogni, al costo degli altri.

Seligman propone il termine Disordini della temporalità per esprimere alcune delle configurazioni più problematiche del senso del tempo, quale aspetto dell’esperienza, che costituisce il nucleo profondo delle nostre relazioni con il mondo. Nei disordini della sequenzialità, il passato e il presente sono fusi insieme, invece nei disordini della consequenzialità compare un senso limitato del futuro.

Vorrei soffermarmi su quest’ultimo disordine in cui appare difficile la costruzione della temporalità. Compare qui la sensazione che le cose non cambino davvero, cosicchè il sottostante senso del mondo si appiattisce, privo della sensazione che, qualsiasi cosa si faccia, possa costituire una differenza. Vi è il fallimento della possibilità dello stesso futuro. La temporalità è venuta meno, oscurata o assente, non solo per la persistenza di un passato terribile, ma perché è stata distrutta o tolta la possibilità del fluire normale degli eventi in un’area emotiva e interpersonale significativa.

Questo modo di vivere nel tempo si collega a una mancanza di base di vitalità intersoggettiva, un vuoto del normale senso di coerenza di sè e di agency. Quello che sembra depressione puo’ in realtà esprimere un sentimento più generale di una vita senza futuro. Un senso di cupa monotonia puo’ pervadere la vita del paziente e\o le ore d’analisi: alcuni trattamenti vanno avanti con un cronico senso di vuoto, tedio e desolazione; il terapeuta puo’ perdere interesse e persino addormentarsi, a volte inesplicabilmente. 

I pazienti oncologici e soprattutto coloro che hanno terminato il percorso oncologico si trovano a dover fare ancora i conti con i ricordi negativi del momento della diagnosi di tumore e la paura di recidiva. Il cancro ha irrevocabilmente interrotto il flusso del loro tempo. Inoltre, si trovano ad affrontare problemi come il senso di “perdita di controllo” della loro vita, un incremento delle preoccupazioni per la salute, perdita delle energie, stanchezza, difficoltà a pensare al futuro, problemi di sessualità e infertilità, ansia e depressione.

In questi casi, uno degli obiettivi in psicoterapia potrebbe essere quello di co-costruzione della temporalità, provando a vivere in un mondo segnato dal tempo in cui sia possibile espandersi e dove il tempo si muove verso qualcosa che è aperto anche se la storia esercita la sua inevitabile influenza.

Giungere a vivere in un tempo è il guadagno di molte psicoterapie.

Per approfondire:

 

Rasmussen DM, Elverdam B. (2007), Cancer survivors’ experience of time: time disruption and time appropriation. J Adv Nurs, 57:614-622.

 

Seligman S. (2016), Disorders of Temporality and the Subjective Experience of Time: Unresponsive Objects and the Vacuity of the Future.