Il vero senso delle fiabe

Cappuccetto Rosso in Psicoanalisi

 “C'era una volta una dolce bimbetta; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna che non sapeva più che cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e poiché‚ le donava tanto, ed ella non voleva portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso. Un giorno sua madre le disse: "Vieni, Cappuccetto Rosso, eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è debole e malata e si ristorerà. Sii gentile, salutala per me, e va' da brava senza uscire di strada, se no cadi, rompi la bottiglia e la nonna resta a mani vuote. (…)"

 

(Per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo La funzione psicologica della fiaba - Il regno del proprio inconscio)

 

Come si evince dalle prime battute della fiaba di “Cappuccetto Rosso” dei Fratelli Grimm, il tema della storia è tutta al femminile. La fiaba tratta infatti i problemi legati alla maturazione sessuale ed al risveglio degli attaccamenti edipici che possono indurre la ragazza, in età puberale, ad esporsi pericolosamente alla possibilità di essere sedotta. La storia inizia proprio con la separazione dalla casa famigliare e dai propri genitori (il padre nella storia non viene mai citato); la casa famigliare, con tutte le

abbondanze e la spensieratezza che la caratterizzano, rappresenta lo stadio prepuberale della bambina, immersa completamente nelle dinamiche famigliari, laddove la propria identità è data unicamente dal sistema famigliare stesso: l’identità famigliare. Nella fiaba è proprio la nonna,  rappresentante della transgenerazionalità del femminile famigliare, che dona alla bambina un cappuccio rosso, simbolo delle mestruazioni e dell’inizio verso una maturazione sessuale. Ciò è paragonabile alle spiegazioni e alle cerimonie che madri, zie e nonne danno alla bambina che diventa per la prima volta “signorina”, necessarie per contenere le angosce della bambina verso un’incomprensibile modificazione del proprio corpo e della propria identità (Per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo Idendità - Come si risponde alla domanda "chi sei?" e all'articolo Lo sviluppo infantile - Le fondamenta della nostra mente).

Nella fiaba, dunque, non appena la bambina entra in una nuova fase della sua vita, deve necessariamente attraversare un percorso interiore di crescita: il bosco. Quest’ultimo rappresenta da sempre, sia nelle fiabe che nei miti e nei sogni, un luogo inconscio popolato dalle nostre più intime pulsioni e paure.

 

“(…)Quando Cappuccetto Rosso giunse nel bosco, incontrò il lupo, ma non sapeva che fosse una bestia tanto cattiva e non ebbe paura. "Buon giorno, Cappuccetto Rosso," disse questo. "Grazie, lupo." - "Dove vai così presto, Cappuccetto Rosso?" - "Dalla nonna." - "Che cos'hai sotto il grembiule?" - "Vino e focaccia per la nonna debole e vecchia; ieri abbiamo cotto il pane, così la rinforzerà!" - "Dove abita la tua nonna, Cappuccetto Rosso?" - "A un buon quarto d'ora da qui, nel bosco, sotto le tre grosse querce; là c'è la sua casa, è sotto la macchia di noccioli, lo saprai già," disse Cappuccetto Rosso. Il lupo pensò fra sè: Questa bimba tenerella è un buon boccone prelibato per te, devi far in modo di acchiapparla. Fece un pezzetto di strada con Cappuccetto Rosso, poi disse: "Guarda un po' quanti bei fiori ci sono nel bosco, Cappuccetto Rosso; perché‚ non ti guardi attorno? Credo che tu non senta neppure come cantano dolcemente gli uccellini! Te ne stai tutta seria come se andassi a scuola, ed è così allegro nel bosco!"Cappuccetto Rosso alzò gli occhi e quando vide i raggi del sole filtrare attraverso gli alberi, e tutto intorno pieno di bei fiori, pensò: “Se porto alla nonna un mazzo di fiori, le farà piacere; è così presto che arrivo ancora in tempo”. E corse nel bosco in cerca di fiori. E quando ne aveva colto uno, credeva che più in là ce ne fosse uno ancora più bello, correva lì e così si addentrava sempre più nel bosco. Il lupo invece andò dritto alla casa della nonna e bussò alla porta.(…)”

 

A differenze di altre fiabe, come “Hansel e Gretel”, in questo racconto il bosco non viene percepito da Cappuccetto Rosso come minaccioso, nonostante le raccomandazioni della madre. Ciò avviene perché il bosco rappresenta anche le infinite possibilità che l’esterno pone e che vengono intese come terrificanti e cariche di angosce abbandoniche da un bambino prepubere (Hansel e Gretel), mentre incuriosiscono il fanciullo in pubertà che inizia ad effettuare quel processo di separazione dal proprio nucleo famigliare. All’interno del bosco, Cappuccetto Rosso incontra il Lupo che la tenta nel “deviare dal giusto sentiero” e, nel frattempo, chiede informazioni per arrivare alla casa della nonna. Questa parte della storia permette di comprendere quanto il lupo rappresenti la figura maschile sessualizzata che cerca di sedurre la ragazza innocente verso una cattiva strada. Oltre ad un aspetto psicologico, questa fiaba si connota anche di un ammonimento sociale: “non dare confidenza agli sconosciuti”, andando a mettere in guardia il bambino su pericoli che non è ancora in grado di intravedere, a causa della sua ingenuità. Ritornando invece agli aspetti psicologici del lupo, la fiaba consolida in questo personaggio il desiderio edipico di esclusività che la ragazza ha nei confronti del proprio padre, che caricati sessualmente dall’avvento della pubertà, non possono più essere tollerati per la loro forte distruttività. Ciò è avvalorato dalla famigliarità che Cappuccetto Rosso ha nei confronti del lupo e dal fatto che “ingenuamente” indica al lupo la strada per recarsi dalla nonna, che nella fiabe rappresenta un sostituto materno, e quindi la competitrice da eliminare per godere dell’amore esclusivo del padre. Nel bosco, ossia nel percorso di crescita, è inevitabile che la fanciulla subisca una regressione a quelle dinamiche edipiche rimaste irrisolte, che si ripresentano più devastanti e distruttive che mai ( si rimanda all'articolo Il complesso di Edipo - All'alba della legge del padre e Il complesso di Edipo secondo Laio - Il padre mutilante ).

Come è ormai noto, Cappuccetto Rosso, dopo aver raccolto tutti i fiori del bosco che poteva, e dunque dopo aver soddisfatto l’Es, decide di ritornare ai suoi doveri, ossia portare la cesta con le vivande alla nonna, dove vengono entrambe divorate dal lupo.

 

"(...)"Oh, nonna, che orecchie grandi!" - "Per sentirti meglio." - "Oh, nonna, che occhi grossi!" - "Per vederti meglio." - "Oh, nonna, che mani grandi!" - "Per afferrarti meglio." - "Ma, nonna, che bocca spaventosa!" - "Per divorarti meglio!"(...)"

 

Le domande che Cappuccetto Rosso pone al lupo travestito da Nonna, sono un’enumerazione dei quattro sensi: udito, vista, tatto e gusto; il bambino pubere si serve di tutti e quattro per comprendere il mondo. Ciò è in linea con la curiosità di Cappuccetto Rosso, della ragazza in pubertà, che vuole scoprire nuove cose, rischiando di essere divorata però da antiche avidità orali.

 

"(...) Poi, con la pancia bella piena, si rimise a letto, s'addormentò e incominciò a russare sonoramente. Proprio allora passò lì davanti il cacciatore e pensò fra sè: "Come russa la vecchia! devi darle un'occhiata se ha bisogno di qualcosa." Entrò nella stanza e avvicinandosi al letto vide il lupo che egli cercava da tempo. Stava per puntare lo schioppo quando gli venne in mente che forse il lupo aveva ingoiato la nonna e che poteva ancora salvarla. Così non sparò, ma prese un paio di forbici e aprì la pancia del lupo addormentato. Dopo due tagli vide brillare il cappuccetto rosso, e dopo altri due la bambina saltò fuori gridando: "Che paura ho avuto! Era così buio nella pancia del lupo!" Poi venne fuori anche la nonna ancora viva. E Cappuccetto Rosso andò a prendere dei gran pietroni con cui riempirono il ventre del lupo; quando egli si svegliò fece per correr via, ma le pietre erano così pesanti che subito cadde a terra e morì.Erano contenti tutti e tre: il cacciatore prese la pelle del lupo, la nonna mangiò la focaccia e bevve il vino che le aveva portato Cappuccetto Rosso; e Cappuccetto Rosso pensava fra sè: "Mai più correrai sola nel bosco, lontano dal sentiero, quando la mamma te lo ha proibito."

 

Il lieto fine della fiaba arriva con l’avvento del cacciatore, ossia dell’imago paterna positiva, intesa come il maschile che protegge e salva dai pericoli, in grado di dominare il proprio Es (sparare subito al lupo) ed usare l’Io/ragione per salvare la nonna e Cappuccetto Rosso. Come in molte altre fiabe, il tema centrale di Cappuccetto Rosso è quello della rinascita ad un livello superiore. I bambini devono poter credere che sia possibile raggiungere una più alta forma di esistenza se si riesce a padroneggiare i propri impulsi e le fasi di sviluppo. La rinascita in questa fiaba viene posta con “il taglio cesareo” che viene inflitto sul lupo, rendendo ancora più lampante l’idea di una rinascita dalla pancia del lupo, in una fanciulla più ravveduta, meno ingenua e con una riconciliazione con il padre e la madre, libera da dinamiche edipiche distruttive.

Cappuccetto Rosso è universalmente amata proprio perché, per quanto sia virtuosa, si lascia tentare e perché, per la sua sorte, ci dice che il fidarsi delle buone intenzioni di chiunque significa in realtà esporsi a trappole ed insidie. Se non ci fosse qualcosa in noi che prova attrazione per il grosso lupo cattivo, egli non avrebbe alcun potere su di noi. Perciò è importante comprendere la sua natura, ma ancora più importante è imparare che cosa lo rende attraente per noi, poiché per quanto l’ingenuità sia affascinante, è pericoloso rimanere ingenui per tutta la vita.

 

Dott. Dario Maggipinto

 

Riceve su appuntamento a Chieti
(+39) 334 9428501

dario.maggipinto@gmail.com

 

Approfondimenti:

 

Bettelheim B., "Il mondo incantato, uso, importanza e significati psicoanalitic delle fiabe", Universale Economica Feltrinelli, 1975

 

Ferro A., "La tecnica nella psicoanalisi infantile - Il bambino e l'analista: dalla relazione al campo emotivo", Raffaello Cortina Editore, 1992