Il pubblico invisibile
Il Narcisismo sociale

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Vittorio Lingiardi, psichiatra psicoanalista e professore presso la Facoltà di Medicina e Psicologia dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, nell’ultimo paragrafo del suo libro intitolato “Arcipelago N”, affronta il tema del Narcisismo sociale, specificando come l’individuo viva in una società di apparenza nel contesto storico attuale.

Si vive nell’apparenza e nell’indifferenza tanto che l’altro viene considerato come uno spettatore a cui mostrare sé stesso, i propri talenti, in modo che possa notare la grandiosità e la propria importanza non tendendo conto di chi si é, ma cosa si fa soprattutto cosa si è in grado di fare e mostrare. Un atteggiamento sociale che non prende in considerazione la personalità di chi assiste, appunto l’altro è invisibile sia perché tale tendenza può essere attuata ed è in netto incremento con l’utilizzo dei social network che impediscono l’incontro dei due interlocutori ove l’uno spesso non interagisce, ma si limita a leggere o vedere, sia perché l’altro possiede l’esclusiva funzione di notare. In tale senso l’obiettivo della propria esistenza non è tanto pensare o sentire, ma essere notati e ammirati. Una finalità immediata da raggiungere che nasconde e/o evita una ricerca ancor più complessa di essere visti, capiti, amati. Ma se l’altro non è disposto a farlo e non ne è più abituato in una società liquida, come la definisce Zygmunt Bauman, gli umani si riducono a funzionare da specchio psichico fornitore di lodi e lusinghe. Così le persone finiscono per rispondere agli altri come se le proprie azioni fossero trasmesse ad un pubblico invisibile che le esamina e giudica, un pubblico testimone di capacità e talenti. 

 

Lingiardi distingue tre tipi di mistificazioni al fine di analizzare le dinamiche insite nella cultura sociale del narcisismo: mistificazione della politica, mistificazione del corpo e mistificazione delle relazioni.

La mistificazione della politica può essere considerata in quei fenomeni di ipertrofia identitaria i quali conducono a conflitti tra gruppi, per cui il diverso da noi appartiene ad un gruppo altro da cui allontanarsi e distinguersi. Sono movimenti politici che possono essere chiamati narcisistici in quanto spingono all’idealizzazione di un leader potente ed autoritario e alla svalutazione dei gruppi altri considerati inferiori in quanto possono assumere la funzione di essere oggetti su cui proiettare parti di sé vulnerabili per identificarsi con un leader/padre grandioso su cui proiettare allo stesso tempo l’ideale dell’Io. In questo senso la separazione tra sé e l’altro ci difende dal percepire parti spaventate e spaventose estranee da sé. Attraverso tale scissione si semplifica una complessità insostenibile permettendo una rassicurante divisione e denominazione delle cose e persone a scapito di una somiglianza che potrebbe avvicinare dunque complicare le cose. Perché vedere l’altro diverso da noi ci pone nella prospettiva di guardare a noi stessi. 

 

La mistificazione del corpo implica una forte negazione della caducità. Attraverso la cura spesso eccessiva del corpo quindi una attenzione costante verso l’estetica manteniamo intatto l’ideale dell’Io, ma ci pieghiamo a degli obblighi sociali che minacciano la nostra libertà di essere e di espressione autentica.

 

La mistificazione delle relazioni può rappresentare la manifestazione di un forte meccanismo di negazione delle dipendenza. Per cui l’altro viene allontanato dall’utilizzo costante di una comunicazione standard che, anche in questo caso, divide e separa più che unire in relazioni di dipendenza sana dove i partner o gli amici coinvolti vengono visti realmente per un modo di comunicare che possa permettere un’approfondimento del rapporto. 

In una società della performance, in cui sfuggiamo al reale bisogno di trovare il tempo per amare, i messaggi comunicativi viaggiano velocemente come fugaci sono gli scambi sufficienti a farsi notare a scapito della consapevolezza del nostro esistere, dell’empatia, la generosità e la responsabilità verso gli altri, noi stessi ed il mondo. 

Dietro un mondo narcisista c’è in realtà una popolazione di persone che ha bisogno di ascolto, di cui spesso non ne è consapevole e non sa come comunicarlo né tantomeno raccontarsi. La nostra società si comporta come un amante dal cuore spezzato, diventando cinica e distaccata nei confronti di sentimenti puri, frutto di un individualismo pericoloso che stigmatizza, mette in competizione e divide tanto che il vero atto di resistenza è racchiuso in un rivoluzionario passaggio dall’individuo all’aggregazione e alla comunità per abbracciare una complessità che unisce e permette di approfondire gli animi per una autentica curiosità verso l’altro da sé. 

 

Converrebbe cominciare ad abituarsi all’amore, divenuto un sentimento impopolare appartenente ad una ideologia individualista la quale si basa sulla pretesa di trovare nell’altro/a parti ciò che sia scelto di cercare a seguito di determinate pressioni sociali. 

Si “ama” per compatibilità come se l’amore debba essere pragmatico, utile.

Ma l’amore  può divenire una forma di resistenza, una emozione profondamente sociale nella sue essenza, un sentimento che può non appartenere esclusivamente ai singoli.

Un sentimento che può essere utilizzato per il bene della collettività, una forma di vicinanza comune nonché una resistenza contro l’individualismo e l’egoismo.

Un elemento organizzatore e rivoluzionario che abbraccia la complessità della società e dell’individuo in quanto multiforme e che si basa sulla comprensione della personalità dell’altro e sul riconoscimento dei suoi bisogni. Una capacità di amare che va oltre la propria sfera degli affetti, ma prevede una condivisione delle energie e la solidarietà. 

Dott. ssa Ilaria Pellegrini

Psicologa Psicoterapeuta a Pomezia e Roma


(+39) 3897973535

Email: ilariapellegrini85@gmail.com

Per Approfondire:

Bauman Z. (1999) "Modernità liquida"

Freud S. (1921) "Psicologia delle masse e dell’Io"

Guerra J. (2021) "Il capitale amoroso: manifesto per un eros politico e rivoluzionario"

 

Lash C. (1979) "La cultura del narcisismo"

Lingiardi V. (2021) "Arcipelago N. Variazioni sul narcisismo"