Imprescindibilità del caos

Elogio delle trasformazioni

Metamorfosis. Vito Campanella

“Bisogna avere un caos dentro di sé per generare una stella danzante”

 

Tutti noi abbiamo subito il fascino di quest’affermazione di Nietzsche. Risulta infatti affascinante la possibilità che quel tormento che abbiamo dentro che ci consuma quotidianamente e che non cessa mai di ricordarci la sua presenza, possa trasformarsi non soltanto in qualcosa di finalmente ordinato ma addirittura in qualcosa di straordinario, come una stella danzante.

Ho da poco partecipato a una formazione sull’accoglienza di persone transgender e gender non conforming all’interno dei centri antiviolenza (nati storicamente dalle donne per le donne) e l’illuminato formatore nell’aiutarci ad entrare in empatia riconoscendo quindi segmenti propri nella narrazione dell’altro-da-noi con questa possibile utenza, ci ha suggerito di pensare alle nostre personali transizioni, alle nostre personali trasformazioni. Una frase mi è rimasta scolpita dentro: al netto di ogni dolore, ne è valsa la pena?

 

Nella nostra vita tutto tende al caos. In realtà, proprio tutto tende al caos. Per spiegarmi il secondo principio della termodinamica, che afferma come ogni sistema tenda alla graduale e irreversibile degenerazione verso il massimo disordine, un insegnante che mi dava ripetizioni di fisica rovesciò davanti a me un fumante e invitante piatto di pasta. Il pavimento era piuttosto sporco tanto che nessuno ebbe il coraggio di applicare la legge (di minore scientificità ma certamente non minore applicabilità) dei cinque secondi, secondo cui un cibo caduto entro 5 secondi è raccoglibile, soffiabile e mangiabile. Mentre guardavo affranta il piatto di pasta cercando di sedare l’acquolina in bocca, lui sadicamente compiaciuto mi ha guardata e mi ha detto: ecco, questa è entropia.

La fisica Ilya Prigogine ha ricevuto nel 1997 il Premio Nobel per la Chimica per la sua teoria delle strutture dissipative, conosciuta anche come teoria del caos. Questa teoria afferma che la realtà non segue strettamente il modello dell'orologio, prevedibile e determinato, ma ha aspetti caotici entro i quali l'instabilità o l'imprevedibilità sono la norma. I processi della realtà dipendono da un enorme insieme di circostanze incerte che fanno sì, ad esempio, che qualunque piccola variazione in un punto del pianeta, generi nei prossimi giorni o settimane un effetto considerevole nell'altra estremità della terra. 

Questo fenomeno è noto come “effetto farfalla”, dal titolo di una relazione presentata da Edward Lorenz nel 1972 all'Associazione Americana per l'Avanzamento della Scienza a Washington: “La prevedibilità: Il battere delle ali di una farfalla in Brasile provoca un tornado in Texas?”.

Anche la filosofia si è interrogata sul concetto di complessità con il platonico “parricidio di Parmenide”: Platone, nel Sofista, aveva sostenuto che il principio di non contraddizione enunciato da Parmenide (logica dell’aut-aut) può applicarsi solo a ciò che è assolutamente semplice e non alla complessità e alla diversificazione del reale, per cui è necessario utilizzare la logica dell’et-et. 

Nell'uso comune il caos fa riferimento a uno stato di disordine. Tuttavia, nella teoria del caos, il termine fa riferimento alla dinamicità di un sistema, cioè al suo continuo essere in movimento.

Questi concetti aprono necessariamente ai costrutti di flessibilità, creatività, resilienza, applicabili tanto alle scienze naturali quanto alle scienze umane.

Il caos è un costrutto che copre moltissime condizioni, partendo dal piatto di pasta caduto a terra, passando per la cicatrice che ho sul braccio, fino ad arrivare al concetto di trauma. Ognuna di queste condizioni ha implicato il passaggio da uno stato a un altro, certamente più complesso del precedente.

Non possiamo interrompere il corso delle cose, il tempo scorre inesorabile nei giorni di sole come nei giorni bui, e ci ricorda che vivere è cambiare e adattarsi al cambiamento, in ogni momento.

L’essere umano per sua natura tende alla sopravvivenza e riesce a trovare un nuovo equilibrio, una nuova organizzazione anche di fronte alle situazioni più complesse, drammatiche, apparentemente senza uscita.

Quindi prenderò la scopa e getterò la pasta nel secchio dell’umido (e facciamola questa differenziata, che un planET b non ce l’abbiamo!), incornicerò la mia cicatrice con bel tatuaggio, diventerò resiliente (per un approfondimento “Resilienza – I veri eroi sono quelli che resistono”). Presa in prestito dalla meccanica che vede la resilienza come la proprietà dei metalli di resistere agli urti diventando più solidi e resistenti, la resilienza è stata utilizzata dalla psicologia per indicare la capacità dell’essere umano di superare le difficoltà integrandole nella propria esperienza diventando pertanto più “resistente agli urti” proprio grazie a queste difficoltà, e non nonostante queste.

Quest’articolo si pone come un’ode a quei momenti grigi nella vita in cui ci sentiamo demotivati e senza le forze necessarie per continuare a lottare. A quei momenti in cui ci troviamo a un bivio obbligati a scegliere una direzione senza mappa. A quei momenti in cui il tunnel senza illuminazione è diventato la nostra condizione di vita e non abbiamo più fiducia in una possibile via di fuga.

Ancora una volta: al netto di ogni dolore, ne è valsa la pena?

In un celebre libro di storie della buonanotte dedicato alle bambine ribelli, l’incipit è un augurio dell’eminente Rita Levi Montalcini che raccomanda “E soprattutto non temete i momenti difficili, il meglio viene da lì”. D’altronde, quello che il bruco chiama fine del mondo, noi lo chiamiamo farfalla.

 

“Da queste profonde ferite usciranno farfalle libere”

Alda Merini

 

 

Per Approfondire:

 

 

van der Kolk B. (2015) "Il corpo accusa il colpo" Raffaello Cortina Editore

 

Herman J. L. (2005) "Guarire dal trauma" Magi Editore

 

Favilli E., Cavallo F. (2017) "Storie della buonanotte per bambine ribelli" Mondadori Editore

 

Kaur R. (2017) "Milk and Honey" tre60 Editore

 

film: Gil M. (2018) Le leggi della termodinamica

 

film: Almodovar P. (1999) Tutto su mia madre