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La dimensione corporea, tra emozioni e psicopatologia.

 

“Non muovere mai l'anima senza il corpo, né il corpo senza l'anima, affinché difendendosi l'uno con l'altra, queste due parti mantengano il loro equilibrio e la loro salute.”  Platone

 

      Per Approfondire :

 

  • Giampiero Arciero e Guido Bondolfi. Sé, identità e stili di personalità. Bollati Boringhieri.

  • Dave Grossman. On Combat. Psicologia e fisiologia del combattimento in guerra e in pace. Edizioni libreria militare.

  • Bessel Van Der Kolk. Il corpo accusa il colpo. Raffaello Cortina Editore.

 

 

In questo momento probabilmente state davanti allo schermo del vostro pc o davanti a quello del telefono in procinto di immergevi nella lettura; come è il vostro respiro? E il vostro battito cardiaco? Questo è ovviamente legato al vostro stato emotivo, al vostro stato di rilassatezza o di tensione. La dimensione corporea accompagna costantemente la nostra vita emotiva e cognitiva; non sempre siamo consapevoli, sia nella pratica clinica, sia nella vita quotidiana di quanto sia fondamentale questo aspetto. In qualche modo la nostra primordiale autoregolazione verso stimoli esterni passa necessariamente attraverso il corpo; pensiamo, ad esempio, che i primissimi bisogni del neonato sono puramente fisiologici, centrati sul corpo stesso e la loro soddisfazione passa attraverso il contatto con un'altra dimensione corporea.  Lo stesso avviene per quanto riguarda la regolazione degli stati emotivi: questa è legata, necessariamente, almeno nei primissimi periodi di vita, al  contatto pelle a pelle con la madre; una sorta di holding materno se vogliamo scomodare Winnicott. Mi piace pensare, quindi, che dal corpo nasce tutto ed è proprio alla dimensione corporea che bisogna tornare per riappropriarsi del sé; questo è vero sia dopo qualsiasi tipo di perturbazione emotiva fino ad eventi traumatici importanti. Il corpo è il palcoscenico dei nostri disagi; gli aspetti cognitivi e emotivi, da bravi attori lo calpestano fino, a volte, a rovinarne la pavimentazione. (Per approfondire “Memoria somatica, partire dal corpo per elaborare il trauma, Dott.ssa Valeria Colasanti). Vi è mai capitato che dopo o prima qualche evento per voi importante vi venga mal di pancia? Oppure degli sfoghi cutanei?  Il corpo ci parla, ci sussurra la sua importanza costantemente e noi dobbiamo essere bravi a cogliere questi elementi. Questo, se è rilevante nella vita quotidiana, lo è ancora di più in un lavoro di psicoterapia dove è in atto un processo di riappropriazione alle parti di sé più autentiche tra cui i vari tasselli somatici che hanno fatto da nido per le emozioni. L’immagine che associo a questa riappropriazione è la già tanto citata pittrice Frida Kalho, che dopo l’incidente che le ha dilaniato il corpo, sdraiata sul letto, tenta di riappropriarsi di sé dipingendosi, cioè riproponendo esternamente la sua immagine corporea. Come dicevo prima il corpo è nelle emozioni e le emozioni sono nel corpo in un intreccio indissolubile e continuo che non potrà staccarsi. Le nostre emozioni, infatti, sono incarnate, tessute nel corpo; i cambiamenti somatici che co- occorrono alle emozioni sono infatti parti integranti delle stesse. Sono come delle note prodotte da corde di un violino; dopo che il suono emesso la corda continua a vibrare e le vibrazioni divengono esse stesse parte della sonorità che fluttua nell’aria. I più esperti potranno pensare, riferendosi a questo, al lungo dibattito sulla temporalità tra manifestazione emozionale (compresa quella cognitiva quindi) e la componente fisiologica sintetizzata dalle due teorie opposte di James-Lange e Cannon- Bard. Pensiamo banalmente alla paura e alle corrispondenti modificazioni corporee come il battito cardiaco accelerato, alterazione della temperatura corporea e della respirazione che avvengono in sincronia con l’emozione stessa. Dall’emozione spostiamo il ragionamento su un mattone più importante come una manifestazione psicopatologica; pensiamo ad un attacco di panico. In questo caso, i cambiamenti corporei, sono più acuti ma circostanziali e di breve durata come lo è l epifenomeno stesso dell’attacco di panico; possono comparire parestesie, difficoltà respiratoria, aumento della sudorazione, nausea, tachicardia e tremori. Questo legame indissolubile con gli aspetti corporei è ancora più viscerale in quelle psicopatologie legate ad aspetti traumatici come il Disturbo Post Traumatico da Stress ma anche in quelle dove il corpo è centrale nell’insorgenza e nello sviluppo della malattia stessa come ad esempio i disturbi del comportamento alimentare.  Dalle sfaccettature emozionali, quindi, alla psicopatologia il corpo ha sicuramente un ruolo importante; questo aspetto deve essere considerato, sia nella vita quotidiana che nella pratica clinica. Infatti da un lato ascoltare quello che ci dice nelle diverse emozioni che proviamo aiuta il nostro orientamento verso determinate scelte e soluzioni; dall’altro, nella pratica clinica è una torcia per il terapeuta che può fare luce su parti ancora oscurate nel processo della riappropriazione identitaria del paziente.