La fobia vissuta in coppia
Legami di ansia

Marco è entrato per la prima volta a studio tremando. Aveva dovuto necessariamente prendere l’autobus per venire alla sua prima seduta e questo lo aveva scosso non poco, anche perché il suo problema, usando le sue stesse parole, “sono i mezzi di trasporto”. “Non riesco più a prenderli”, continuava, “un tempo ci riuscivo benissimo, ma adesso appena chiudono le porte mi sento intrappolato e vorrei solo scappare. Le persone intorno a me rappresentano ostacoli per una via di fuga che, una volta che le porte vengono chiuse, mi è preclusa. Ho soprattutto paura che la gente si accorga del mio stato d’animo e che io possa svenire o piangere di fronte a tutti”. In un primo momento nella mia testa frullavano tre concetti: claustrofobia, paura del giudizio e timore di perdere il controllo.

Ormai è un po’ di tempo che ci incontriamo con Marco e di cose che spiegherebbero il suo malessere ne sono uscite fuori durante i colloqui, ma una in particolare mi ha colpito: il fastidio che prova la compagna di Marco di fronte al suo malessere. Egli non riesce a capire come la sua ragazza, “con la quale c’è stata sempre un’intesa su tutto, non riesca non solo a capire il mio disagio, ma nemmeno ad accettarlo”.

Foto di ErikaWittlieb da Pixabay

Grazie a questa sua affermazione Marco ha suscitato in me un fluire ininterrotto di ragionamenti e associazioni mentali sul problema della coppia di fronte ad un ansia invalidante di entrambi o, come in questo caso, di uno solo dei due. In un certo senso, descrivere una coppia è un po’ come descrivere se stessi: siamo nati da una coppia, viviamo in coppia, persino la terapia è portata avanti in coppia. Per quanto questa sia stata studiata in molte sue parti e forme, risulta ancora un mistero nella sua globalità.

In un rapporto coniugale, considerare la coppia come un corpo, dotato di una propria organizzazione, consente di leggere i disturbi psicologici anche come parte integrante della “costruzione” della relazione. Nei diversi studi è stato messo in evidenza il valore manipolativo del sintomo ansioso/fobico con particolare riferimento alla coppia, e ne sono derivati principalmente due modelli organizzativi relazionali:

  • il primo è caratterizzato da una coppia rigidamente complementare. Il partner che presenta il disagio inizialmente appare più debole e dipendente, ma con l’esordio della patologia e i successivi cambiamenti relazionali, ad essa collegati, si assiste ad un’inversione dei ruoli. Ora è il paziente a dirigere i comportamenti e le decisioni della coppia, utilizzando l’attacco di panico, le fobie, la paura di restare solo o di uscire da solo, guadagnando una posizione di controllo. La struttura di base della coppia però non sembra modificare, in quanto la rigida complementarietà iniziale resta immutata, se non rinforzata. Ciò che cambia è il comportamento, mentre resta invariata la percezione interpersonale di un partner dipendente e forte e di un altro debole e dipendente, ancora di più in quanto “malato”;

  • nel secondo modello il partner che presenta la sintomatologia riveste già un ruolo “superiore”, assunto attraverso comportamenti iperattivi, di fuga e svalutativi nei confronti del convivente. L’esplosione dei sintomi riduce questo tipo di comportamenti, facendo nascere un bisogno di protezione, vicinanza e di delega di funzioni o decisioni. Anche in questo caso si tratta di un cambiamento fittizio in quanto le competenze del partner “sano” sono riconosciute solo perché ricopre il ruolo di “infermiere”.

Il sintomo, e il suo valore manipolativo nella coppia, sottendono a un bisogno di controllo del sistema coniugale, così come il bisogno di avere tutto sotto controllo è spesso prerogativa del soggetto ansioso. Spesso quindi, il sintomo fobico assume una funzione organizzativa nella coppia. Questo mi riporta a Marco e alla sua situazione. Il mio paziente durante un colloquio ebbe un’insight, su quanto il suo comportamento in coppia fosse cambiato da due anni ad oggi, ovvero dall’esordio della sintomatologia. Il suo disturbo con il tempo aveva ridotto di molto le uscite fuori casa, fino a rendere sporadiche anche le visite di amici e parenti, perché vivendo in un piccolo appartamento troppa confusione avrebbe potuto generare in lui il panico. Questo stato ansioso era mitigato dalla sola vicinanza della fidanzata, la quale quindi, era “costretta” a prendersi cura di lui. Sinceramente il mio primo pensiero, non appena ebbi ascoltato la situazione della coppia, era stato quello di giustificare questa intollerabilità dell’ansia di Marco da parte della compagna, ma Marco fino ad allora non ci aveva mai riflettuto. Egli era a tal punto concentrato sul suo disagio da non essersi mai posto il problema della coppia, come se questa fosse un prolungamento del proprio Sé. Ovviamente le problematiche di Marco hanno la loro genesi in ben altri periodi storici e la sintomatologia è emersa solo di recente, ma comunque aveva influenzato la coppia e lui una volta che ne ha preso coscienza ha potuto e voluto cominciare a cambiare.    

 

 

Per Approfondire:

 

a cura di Francesco Aquilar ed Emanuele Del Castello, "Psicoterapia delle fobie e del panico", ed. FrancoAngeli 2000

 

Dott. Andrea Rossetti

 

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