La leggenda di Cristalda e Pizzomuno

L'attesa nelle relazioni

 

 

Per approfondire

- Krishnananda, Amana (2008) Sesso e intimità 

https://www.tpi.it/2018/06/04/amore-relazioni-tossiche/


 

 

 

“Si racconta che al tempo, in un vilaggio di pescatori, vivesse un giovane alto e forte di nome Pizzomunno. Sempre nello stesso luogo abitava anche una fanciulla di rara bellezza, con i lunghi capelli color del sole di nome Cristalda. I due giovani si innamorarono, amandosi perdutamente senza che niente potesse separarli. Pizzomunno ogni giorno affrontava il mare con la sua barca e le sirene emergevano dal mare per intonare in onore del pescatore dolci canti. Le creature marine, prigioniere dello sguardo di Pizzomunno, gli offrirono diverse volte l’immortalità se lui avesse accettato di diventare il loro re e amante.L’amore che il giovane riversava su Cristalda, però, rendeva vane le offerte delle sirene. Una delle tante sere in cui i due amanti andavano ad attendere la notte sull’isolotto che si erge di fronte alla costa, le sirene, colte da gelosia, aggredirono Cristalda e la trascinarono nelle profondità del mare. Pizzomunno rincorse invano la voce dell’amata. I pescatori il giorno seguente ritrovarono il giovane pietrificato dal dolore nel bianco scoglio che porta ancora oggi il suo nome.  Ancora oggi ogni cento anni la bella Cristalda torna dagli abissi per raggiungere il suo giovane amante e rivivere per una notte sola il loro antico amore.”

 

 

 

La leggenda di Cristalda e Pizzomunno, tragica storia d’amore ambientata a Vieste, è stata portata alla ribalta da Max Gazzè nell’ultimo festival di Sanremo.

A una lettura veloce sembrerebbe la solita vicenda amorosa, caratterizzata dai consueti personaggi e le classiche dinamiche: la bellezza dei protagonisti, la loro fedeltà, la gelosia, il mare, i pericoli, le tentazioni, la magia e infine la perdita e il dramma. Insomma tutti gli ingredienti necessari a condire una storia d’amore di passione e dolore.

Rileggendola, però, con un occhio più attento e curioso, questa leggenda, tra le sue parole, nasconde un messaggio e un significato che, quando parliamo di relazioni sentimentali, può tornarci molto utile per capirle: l’importanza dell’attesa e dell’avere pazienza.

Concentrandoci su questi aspetti salta subito all’occhio il finale della storia, dove i due innamorati riescono a coltivare il loro sogno d’amore, nonostante le vicissitudini, grazie alla loro forza nel riuscire ad aspettare i cent’anni che li separano tra un incontro e l’altro.

Dunque, che ruolo hanno l’attesa e la pazienza all’interno di una relazione reale?

Le storie d’amore che ci ritroviamo a vivere sono, in genere, caratterizzate dagli elementi della leggenda di Cristalda e Pizzomunno: periodi di passione, altri di distanza, insidie esterne, tentazioni, pause, ricongiungimenti. I partner, in genere, si trovano ad affrontare difficoltà e conflitti insieme, cercando di risolvere i problemi che inevitabilmente vengono a presentarsi nel corso della vita. La leggenda riportata sopra prova a dirci qualcos’altro, ovvero che a volte questo non è possibile e la migliore strategia, la migliore azione, è quella di restare in attesa, usando la pazienza come arma del nostro arsenale.

Detta così sembrerebbe quasi banale e scontato da dire: “è ovvio che in una relazione bisogna aver pazienza e saper aspettare”. Ma ne siamo proprio sicuri? È una cosa che sappiamo realmente fare?

Tempo fa lessi un articolo su TPI che parlava della abitudini sane nelle relazioni che in realtà le persone considerano tossiche e controproducenti. In uno dei punti dell’articolo l’autore suggeriva ai partner di accettare che, a volte, ci sono dei conflitti e delle problematiche che non possono essere risolti e che spesso la soluzione migliore è quella di “lasciare andare” il problema e accettare che sia cosi. Questo tipo di accettazione non può che passare attraverso il “saper stare” nell’attesa.

Capisco che come concetto, forse, non è proprio semplice da mandare giù. Spesso, in una relazione, molte problematiche derivano, o vengono accentuate, dalla nostra fretta e dal bisogno di risolvere tutto subito o nel minor tempo possibile. Se ci pensiamo, paradossalmente, tendiamo ad essere più pazienti con persone a cui teniamo di meno, rispetto a quelli a cui vogliamo più bene. Questo in genere deriva dal fatto che la frustrazione che ci crea una persona che per noi non conta più di tanto non è lontanamente paragonabile alla frustrazione derivata da un conflitto con una persona che amiamo. Quando, dunque, stiamo in una situazione dolorosa con il nostro partner, gestiamo con più difficoltà le emozioni che ne derivano  e vorremmo che si risolvesse tutto nell’immediato. Questo, però, non è sempre possibile e porta, a volte, a equivoci che la coppia rischia di pagare in futuro: accontentare l’altro solo per uscire dalla situazione di difficoltà, censurarsi, fare finta di niente, accettare cose che non vorremmo per evitare lo stress del conflitto. Queste, sono tutte azioni, spesso disfunzionali, che compiamo per allontanare il più in fretta possibile sentimenti negativi e problematiche.

Siamo abituati a pensare che i problemi vadano sempre risolti insieme nella coppia e che se questo non accade ci saranno conseguenze future. Inoltre se uno dei partner attraversa un periodo di crisi individuale e personale, anche lì pensiamo che debba risolvere il prima possibile i propri problema per non riversarli nella coppia. Teoricamente può anche essere giusto, ma sappiamo bene che la realtà è tutt’altra cosa. Una relazione del genere, dove tutti i problemi si risolvono insieme e dove ognuno individualmente risolve i propri, se fosse un’ equazione avrebbe in previsione un solo risultato: la perfezione. Purtroppo non tutti i problemi, individuali o di coppia, possono essere risolti. Quello che si può fare è cambiare punto di vista, provare a migliorare altri aspetti della coppia, o di noi stessi, affinché quel determinato problema risulti meno impattante sulla storia d’amore.

Una relazione sentimentale sana e forte passa anche attraverso il sapere accettare di sentirsi feriti dalla persona che ci ama e la possibilità che anche noi potremmo ferire la persona che amiamo. In questo, il saper stare in attesa, può venirci in aiuto. Non un attesa passiva e schiva, ma un attesa attiva dove sapere ascoltare l’altro e durante la quale interrogare se stessi sui propri bisogni, non limitandosi, durante i conflitti, al pensare “vediamo cos’ha l’atro da dire”, ma piuttosto soffermandosi su di noi: “è così importante questa cosa per me?”, “posso fare qualcosa io?”. Un’ attesa che è allo stesso tempo azione, in quanto spesso, all’interno di una coppia, i conflitti e le problematiche sono un modo per comunicare, per fare emergere bisogni che non si riescono ad esprimere in altro modo. Sono dunque un campo ricco di possibilità di crescita individuale e relazionale. Spesso attendere attivamente vuol dire innestare un cambiamento e ,col passare del tempo, alcuni conflitti tendono a perdersi da soli semplicemente perché quello che in passato si voleva comunicare non acquisisce più senso nel presente.

Aspettarsi, infondo, è anche un modo per amarsi.

 

 

"Per un po” è una frase la cui lunghezza non può essere misurata. Almeno dalla persona che aspetta" - Haruki Murakami -