Le lettere della psicoanalisi.

"F" come Fantasma.

Negli ultimi anni sono state diverse le serie televisive o i film che come protagonisti hanno degli esseri che ritornano dalla morte o che in qualche modo la oltrepassano. Che siano zombie, fantasmi, o vampiri, poco cambia, essi vengono definiti dagli amanti del genere con la macrocategoria degli esseri “non-morti”. Colpisce indubbiamente questo termine, che evidentemente rende conto di un tentativo di negare (il “non” per l’appunto) l’eternità della morte tramite dei personaggi che la trascendono (a tal proposito è altamente consigliata la serie francese Les Revenants).

Queste rappresentazioni artistiche di questi esseri non morti rientrano in quell’universo fantastico che viene definito horror, genere che racchiude quelle opere che puntano a stimolare del terrore o della paura nel pubblico testimone.

Se ci pensiamo bene queste emozioni appaiono paradossali per il fatto, ad esempio, che spesso il pubblico osservatore si trova comodamente sul proprio divano in una situazione caratterizzata da sicurezza e confort. Eppure, i maestri del genere utilizzano degli espedienti per stimolare questo tipo di esperienze emozionali, per farci provare dei vissuti corporei proprio come se noi stessi fossimo presenti in prima persona e minacciati da un oggetto pericoloso di fronte a noi. In breve in qualche modo ci sentiamo parte integrante delle scene stesse e non solo degli osservatori neutrali.

Negli ultimi anni, gli amanti del genere ricorderanno sicuramente il film The Ring che gioca proprio su questa dinamica: una bambina fantasma che esce fuori dallo schermo e attacca il telespettatore, il quale pensava di essere in una condizione di totale sicurezza e protezione. D’altronde come può un filmato essere pericoloso?

Per riassumere, nella realtà dei fatti accade che, per quanto possiamo essere sicuri di noi stessi e trovarci in delle situazioni di tranquillità e serenità, leggendo dei capolavori horror (tra cui citerei ad esempio i racconti di E.A. Poe o altrimenti quelli di H.P. Lovecraft) o vedendo delle opere televisive (ad esempio consiglierei The Haunting of Hill House su Netflix tratto a sua volta da un romanzo) non possiamo esimerci dal provare quelle sensazioni piacevolmente spiacevoli – se mi permettete il gioco di parole -, anche se noi stessi non siamo convolti in prima persona nelle complesse e pericolose situazioni che vengono descritte.

Questo aspetto di stimolazione di alcuni vissuti affettivi corporei in assenza di uno specifico oggetto ad essi coerente, ma a volte anche discordante, è interessante per chi si occupa di studiare la psiche umana. Infatti, come è possibile percepire una sensazione di profondo pericolo quando ci troviamo invece al sicuro seduti sul nostro divano di casa?

Una possibile risposta a questo quesito, come diversi psicoanalisti hanno evidenziato, potrebbe essere che queste narrazioni “giocano” con ciò che Freud e la psicoanalisi definisce “realtà psichica”, riferendosi in maniera bizzarra ad un qualcosa che è di difficile definizione anche per il fatto che presenta delle caratteristiche appartenenti sia alla realtà delle cose della fisica con le sue leggi specifiche sia all’illusione creatrice della psiche con le sue immagini e i suoi giochi di prestigio, pur non appartenendo a nessuna delle due.

La psicoanalisi si è accorta, seguendo i propri studi clinici, che alcuni fenomeni studiati non sono né completamente reali, ma nemmeno delle finzioni o delle menzogne e per questo motivo queste realtà sono state chiamate per l’appunto psichiche.

Probabilmente uno dei meriti della psicoanalisi è stato proprio quello di aver scoperto che alcuni fenomeni risultano essere indipendenti e non riducibili a ciò che comunemente viene chiamato “realtà” (Cfr anche Freud 1911; “Principio di Piacere-Dispiacere” connesso ad un “Principio di Realtà” e “Esame di Realtà”). Questo significa ad esempio che il cercare di comprendere alcuni accadimenti e attribuirgli una realtà fattuale o meno perde di significato. (Nota per i clinici: un discorso simile potrebbe essere fatto per le cosiddette “menzogne” in terapia).

Un esempio calzante di queste dinamiche - tra i tanti che si ritrovano descritte nell’immenso lavoro portato avanti da Freud - potrebbe essere lo sviluppo della teoria dei traumi evidente nello studio dell’isteria.

Il padre della psicoanalisi, all’inizio del suo lavoro di cura, riteneva che alcuni accadimenti traumatici infantili che venivano ricordati dai pazienti (spesso delle seduzioni) e che emergevano a coscienza grazie all’ipnosi prima e alle libere associazioni poi, fossero legati e in qualche modo causavano i sintomi che queste malate riportavano. L’isterica soffriva per l’appunto di reminiscenze corporee e il ricordo degli stessi accadimenti traumatici, la loro esplicitazione in un linguaggio condivisibile, li risolveva invece mediante delle potenti scariche emotive che interessavano proprio il corpo. Egli riteneva che questi accadimenti traumatici fossero realmente accaduti e rimossi in una zona della mente definita inconscio. Tuttavia, di fronte alle evidenze e alle ricostruzioni fatte tramite le tecniche della nascente psicoanalisi, Freud stesso dovette fare una sorta di mea culpa - nella lettura a volte risulta quasi imbarazzato - e dovette riflettere sul ruolo giocato dalle Phantasie (la traduzione letterale sarebbe “Fantasie” termine che tuttavia è stato tradotto in italiano il sostantivo “Fantasma/Fantasmi”). A questo punto egli cominciò a parlare genericamente della “realtà psichica”, mostrando una maggiore incertezza rispetto alla realtà degli accadimenti riportati.

La “realtà psichica” si riferisce a ciò che per la persona presenta una coerenza e una forma paragonabile a quelle della realtà materiale e Laplanche e Pontalis nella loro “Enciclopedia della psicanalisi” (1967) la connettono al desiderio inconscio e ai fantasmi ad esso connesso.

A questo punto possiamo tornare ai fantasmi rappresentati dall’immaginazione degli artisti per evidenziare una ulteriore caratteristica della realtà psichica.

Infatti, anche per questi esseri non è tanto importante se questi esistano o meno. Nonostante tutte le indagini scientifiche che potremmo fare, le indagini stesse continueranno ad esserci, non riusciremo mai ad esaurirle, continueremo a domandarci e a ricercare i fantasmi e chiederci se essi esistono veramente o meno - così come gli alieni, i troll, il bigfoot e tante altre creature grottesche di cui percepiremo l’esistenza. Invece mi sembra più interessante domandarsi perché ci rappresentiamo queste creature, che trascendono un “normale” esame di realtà e appartengono ad una realtà psichica che presenta le proprie leggi. Essi sono proprio in quel modo, con quella apparenza, quel colore, con delle forme umanoidi ad esempio.

Non è tanto importante pensare se i fantasmi esistano o meno, ma invece mi sembra più interessante chiederci perché tendiamo a dargli quella forma specifica e perché nel corso degli anni queste rappresentazioni sono cambiate? Perché un tempo bastava un lenzuolo bianco sulla testa per rappresentare un fantasma e cosa cela quel lenzuolo?

I non-morti a mio modo di vedere rappresentano queste forme per eccellenza proprio per questa negazione che viene posta. Negazione che li pone in un luogo in cui essi si trovano, al di là della vita e della morte stessa, essi non sono né vivi né morti. In questo modo inoltre ci ricordano con il disagio provato che non siamo poi quelle creature adattate e adattabili che pensiamo di essere e che anche due delle categorie che riteniamo essere le più universali, cioè la vita e la morte, ad alcuni livelli, tendono a perdere di significato.

Approfondimenti:

Freud (1911) Formulazioni sui due principi dell'accadere psichico.

Cimino (2020) Tra la vita e la morte. La psicoanalisi scomoda.

Immagine tratta da ‘Henri Robin and a Specter’ (1863): una fotografia di Eugène Thiébault.

I contenuti presenti sul blog "ilsigarodifreud.com" dei quali sono autori i proprietari del sito non possono essere copiati,riprodotti,pubblicati o redistribuiti perché appartenenti agli autori stessi.  E’ vietata la copia e la riproduzione dei contenuti in qualsiasi modo o forma.  E’ vietata la pubblicazione e la redistribuzione dei contenuti non autorizzata espressamente dagli autori.


Copyright © 2010 - 2022 ilsigarodifreud.it by Giulia Radi. All rights reserved - Privacy Policy