La personalità depressa

Alla ricerca dei tuoi occhi

 

Alcuni degli articoli pubblicati sul Sigaro di Freud si sono occupati della depressione e di come gli eventi traumatici possono farci vivere dei momenti tremendamente bui fino a spingerci ad entrare in quello stato depressivo dal quale diventa sempre più difficile uscire fuori e che rientra in un quadro più prettamente patologico (per un maggior riferimento si rimanda agli articoli "La depressione - La crosta di una ferita interna"; "Nel Vortice della Depressione- la vita di coppia e la sessualità").  

Possiamo parlare però, anche di una depressione che si riferisce piuttosto ad un aspetto caratteriale, legato alla struttura della personalità. 

In particolare si parla di quelle persone che non necessariamente vivono una depressione patologica, ma che ad ogni modo trasmettono una sorta di malinconia interiore, qualcosa di profondo che traspare anche quando il tono dell’umore è alto. 

N. Mc Williams distingue due tipi di strutture depressive, ovvero quella introiettava e quella anaclitica. Nel primo caso si parla di persone che hanno sviluppato una convinzione relativa al fatto che ci sia qualcosa di sbagliato in loro e tendono a sentirsi in colpa rispetto all’aver vissuto episodi di vita squisitamente umani e normali come ad esempio essere stati egoisti o competitivi, inoltre tendono a pensare di avere qualcosa di distruttivo e di essere per questo, la causa dell’allontanamento dell’oggetto d’amore. Rivolgendo verso se stessi le cause degli eventi negativi, vivono un costante senso di colpa che li spinge, tramite una spinta inconscia riparativa, ad occuparsi di questioni sociali e ad aiutare gli altri.

Nel secondo caso invece si parla di persone che hanno una visione di se stessi di inadeguatezza, come se si sentissero vuoti e avessero il bisogno di appoggiarsi a qualcuno; sentono la necessità di vicinanza, ma allo stesso tempo percepiscono che questa risulta priva di utilità, che non riesca a riempire quel vuoto.

Freud prima ed Abraham poi, hanno ipotizzato che le inclinazioni alla depressione fossero legate ad una esperienza di perdita prematura. Le corrispondenze tra lutto e depressione sono tali da aver spinto i ricercatori a studiare la presenza e il tipo di esperienze premature dolorose di perdita o di separazione precoce dall’oggetto d’amore. È stato riscontrato che la perdita non è sempre reale ma che può essere più specificatamente psicologica, interiore. Il bambino nella prima infanzia è in una condizione di dipendenza assoluta e con la crescita ci si rivolge ad un bisogno di indipendenza, da raggiungere a piccoli passi e con la consapevolezza che ai primi tentativi si può sempre contare sulla base sicura, sul genitore che sostiene e che è capace di contenere le paure. A volte però è possibile che un bambino venga spinto ad abbandonare lo stato di dipendenza prima ancora che sia realmente pronto a farlo. 

Il genitore dovrebbe essere attento nel captare il momento in cui il bambino mostra di essere pronto a raggiungere il suo nuovo traguardo di indipendenza. Furman espone quanto la spinta verso l’indipendenza sia primaria nell’essere umano e che sia visibile sin dalla prima infanzia tanto da affermare che i bambini si svezzano da soli se non vengono costretti a farlo prima del tempo.

Furman espone inoltre un importante aspetto che incide sul raggiungimento dei traguardi di indipendenza, ovvero l’intervento della madre e di chi si occupa del bambino, in quanto se da una lato i genitori sono orgogliosi dei successi del figlio, dall’altro possono far vivere una forte angoscia. Ciò si verifica in maniera vivida nel momento dello svezzamento con la madre, in quanto il processo di separazione individuazione comporta una separazione anche fisica, e in tutti gli altri momenti della vita nei quali si delinea una separazione. Per questo ipotizza che il processo di separazione individuazione porti a dinamiche depressive solamente quando la madre vive una profonda angoscia relativa al processo di separazione che la induce  ad aggrapparsi al figlio stimolando in lui forti sensi di colpa. 

Una delle circostanze che favoriscono lo sviluppo di una personalità depressiva è la condizione in cui i genitori sono troppo impegnati a risolvere delle difficoltà, tanto da non aver spazio mentale per i propri bambini. Un’altra delle circostanze che lo favorisce è quella in cui si cerca di negare ogni sorta di sofferenza e di dolore.

Quando i genitori allontanano il dolore di una perdita (lutto, divorzio…) negano la possibilità al bambino di poter elaborare l’accaduto, di poter vivere il proprio dolore e dargli una forma. Questo può condurre il bambino a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in lui, qualcosa di distruttivo. Alcuni sistemi familiari si basano sul principio morale che la sofferenza, il dolore, siano segni di debolezza. Ciò induce il bambino a mettere da parte gli aspetti più fragili di sé e ad odiarli.

È importante dunque rivolgere attenzione a ciò che provano i propri figli in modo da poter elaborare insieme a loro le emozioni negative, la tristezza, il dolore per l’allontanamento o per la perdita di una persona amata, per poter elaborare ad esempio un cambiamento nella propria vita, come un trasferimento in un altra città, cambiamento di casa, scuola e così via… Le emozioni dolorose vanno prese in considerazione in quanto parte della vita e dell’esistenza di ognuno di noi. Solamente ascoltando e accettando le nostre parti più fragili possiamo elaborare ciò che stiamo vivendo e comprenderci.

 

 

 

 

 

Dott.ssa Emanuela Sonsini

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Riferimenti bibliografici:

 

“La diagnosi psicoanalitica", Nancy McWilliams. Ed. Astrolabio