La postura

chiave di lettura emozionale del corpo

 

Una tematica complessa è quella del corpo, da sempre luogo misconosciuto, da scoprire e riscoprire ogni giorno, che desta curiosità e mille dubbi. 

 

 

Perché assumiamo una particolare postura?

Le emozioni giocano un ruolo importante per il nostro organismo?

 

 

Nel 99% dei casi, chi soffre di mal di schiena o di cervicale non richiede una consulenza psicologica, ma preferisce “curare sul sintomo” con effetto immediato chiedendo aiuto ad esempio al fisioterapista o all’osteopata. Di fatto, ad oggi esiste un’ottima collaborazione tra

queste figure professionali sanitarie e lo psicologo clinico che permette un lavoro sinergico per il benessere psico-fisico della persona.

“Per l’antropologo la postura può essere una caratteristica della razza, oppure una indicazione sullo sviluppo filogenetico; per il chirurgo ortopedico essa può essere l’indice di un buono stato della struttura ossea e del sistema muscolare; per un artista può essere l’espressione della personalità e delle emozioni; per l’attore è il mezzo per esprimere lo stato d’animo e il carattere; per il medico, il biologo, il modista, lo scultore… il ballerino il significato di postura varia a seconda del tipo di professione e interesse” (Wells e Luttgens, 1978).

Per lo Psicologo clinico sono rilevanti tutte queste affermazioni messe insieme, in cui la postura rappresenta un gioco di bilanciamento e contro bilanciamento di forze gravitazionali e antigravitazionali.

 

La postura è considerata la posizione assunta dal corpo sia da fermo che in movimento.

E’ regolata dal sistema nervoso centrale attraverso meccanismi di controllo e specifici “programmi”, ed è da questa sede che originano gli squilibri posturali che nel tempo si stabilizzano senza che ce ne accorgiamo, causati da stimoli fisici (come un trauma) ma soprattutto da stimoli emotivi. Ad esempio, gioia, ansia, paura, rabbia, influenzano il tono muscolare che aumenta e poi, finito lo stimolo, diminuisce. Ma se gli stimoli permangono per un certo tempo lo stato di contrattura si stabilizza e può determinare un cambiamento dei programmi di controllo del sistema nervoso centrale.

La postura alterata diviene la nuova postura riconosciuta “normale” dal sistema nervoso centrale e può diventare fonte di problemi. Tuttavia, i processi nervosi di controllo si modificano ma si possono anche recuperare, ripristinando in tutto o in parte l’efficienza dei sistemi e degli organi alterati.

In questa ottica, per lo psicologo sarà importante innanzitutto descrivere gli atteggiamenti posturali e poi trovare una chiave di lettura, ovvero individuare qual è il distretto corporeo portatore della problematica più rilevante.

 

La postura di una persona può dipendere sia dal suo sviluppo ontogenetico sia dalla storia della sua famiglia. E’ possibile, infatti, riscontrare all’interno della stessa famiglia atteggiamenti posturali simili come simbolo del carattere emotivo e di quel particolare sistema familiare. Già nelle primissime interazioni madre-bambino si struttura l’affettività, il movimento e la postura del piccolo in base a come la madre lo allatta al seno, come lo prende in braccio e come di conseguenza il bambino reagisce ai comportamenti della madre. Infatti, ciò è ben descritto da Bowlby (1988, 1982, 1973) nella teoria dell’attaccamento, secondo la quale il modo di relazionarsi, la motricità, la gestualità, gli atteggiamenti corporei, la gestione dell’allontanamento-esplorazione, la comunicazione non verbale e verbale sono frutto della relazione che il bambino intraprende con il proprio genitore.

 

 

 

Infine, in merito alla postura, anche il collo rappresenta un distretto corporeo molto importante per la statica e l’equilibrio del corpo, utile per lo studio di particolari atteggiamenti psicologici posturali. Tra questi vi è il comportamento di minaccia (approach), di avvicinamento verso lo stimolo, in cui la testa è portata avanti verso l’altra persona, il collo è stirato e il mento è spinto in alto e in fuori. Le spalle sono leggermente rialzate e il tronco è proteso in avanti. Nel comportamento di sottomissione (fuga ed evitamento), al contrario, la testa è inclinata sul petto, il collo è flesso rispetto al torace, il mento è rivolto in basso e le spalle sono abbassate. Altri pattern della testa-collo possono rappresentare stati emozionali, ad esempio per attirare l’attenzione di altre persone, per esprimere disgusto, rabbia, disinteresse.

In generale, la postura e il capo e il collo sono importanti segnali modulatori delle relazioni interpersonali e tali strutture si modificano sia in rapporto a stati intrapsichici che in situazioni relazionali.

 

“Il soggetto è al centro del suo microuniverso sociale, intorno a lui si disegnano diverse barriere concentriche che andando dal centro (dal soggetto) all’esterno sono: la barriera fisico-erotica o dell’intimità, la barriera spaziale (difesa di un’area limitata) e la barriera sociale. Il soggetto può rompere ognuna di queste barriere o rinchiudersi in essa, o ancora può esprimere una profonda ambivalenza nel tentativo di superarle (Ruggieri et al., 1983b). 

 

 

 

 

Dott.ssa Francesca Casamassima

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Per approfondire

 

  • Contributo sperimentale all’indagine sul contatto interpersonale, (Ruggieri et al.), Kappa, Roma, 1983b,

  • Costruzione e rottura dei legami affettivi, (J. Bowlby), Raffaello Cortina, Milano, 1982.

  • Semeiotica di processi psicofisiologici e psicosomatici, Ruggieri, Il Pensiero Scientifico, 2000.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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