La psicologia del male

da Mindhunter a Manhunt

 

Il filone dello “psychological thriller” cinematografico è in auge da decenni, e può trovare un suo capostipite in Alfred Hitchcock, e i suoi ritratti, più o meno disturbati, del “male” nascosto nella mente di personaggi apparentemente irreprensibili come Marnie, una algida e sfuggente segretaria che in realtà è una ladra compulsiva a causa di un trauma subito da bambina; o come Norman Bates, apparentemente innocuo e insignificante gestore di un motel fatiscente di proprietà della madre, in uno svincolo autostradale ormai deviato, che in realtà è un omicida seriale, il quale ha cominciato la sua attività criminale proprio avvelenando la madre e il suo nuovo compagno.

Entrambi questi personaggi sono stati presi in prestito dalla penna di grandi romanzieri e da allora il connubio tra narrativa e grande schermo è rimasto inalterato negli anni. La novità stilistica e creativa in questo campo arriva dalla televisione, in particolare dal formato “on demand” , di Netflix, e non solo. Il thriller psicologico sembra prestarsi perfettamente alla nuova modalità di fruizione interattiva che questi servizi di streaming prevedono. Lo spettatore decide cosa vedere e quando. E a quanto pare la realtà è entrata nei desiderata del pubblico, quella psicologica in particolare. Nel 2017 sono stati prodotti e poi distribuiti da Netflix due serie televisive: “Mindhunter” e “Manhunt”. Sebbene apparentemente potrebbero apparire molto simili, mostrano due lati completamente diversi dell’applicazione e delle implicazioni che la psicologia forense può avere quando questa si trova ad essere applicata alla complessa realtà della mente umana, sia essa “deviata” dalla norma o meno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mindhunter è una serie in 10 episodi basata sul romanzo autobiografico di John Douglas e Mark Olshaker. Il romanzo racconta il contributo fornito da Douglas allo studio della psicologia criminale e al “criminal profiling” condotto dalla Behavioral Science Unit (B.S.U.) dell’FBI, costituita nel 1972 da Jack Kirsch, quale sviluppo di un programma di analisi criminologico-comportamentale attivato lo stesso anno presso il Bureau da Howard Taten e Patrick Mullany. L’ipotesi che l’unità scientifica intendeva verificare è quella secondo la quale il comportamento rifletterebbe la personalità. Douglas contribuì alla stesura di un vero e proprio protocollo che partendo dall’analisi delle risultanze dell’indagine permettesse di formulare ipotesi sui tratti di personalità dell’autore dei delitti, e orientare quindi l’indagine in base ad esso. Per farlo Douglas condusse colloqui approfonditi per scandagliare la mente di assassini seriali come Charles Manson e John Wayne Gacy. La serie distribuita da Netflix utilizza l’esperienza di Douglas e la traspone in televisione raccontando le vicende di un negoziatore dell’FBI frustrato, e del suo interesse per le menti di quelli che da allora verranno definiti serial killer. Nel corso degli episodi vediamo il protagonista, il suo collega, il navigato agente Bill Tench e la professoressa Wendi Carr, arrivare a formulare il metodo di indagine basato sul profiling.

 

Se in Mindhunter la realtà viene trasposta, per essere rappresentata sullo schermo, e messa in scena da personaggi di fantasia; in Manhunt la realtà è la protagonista. La realtà storica e drammatica di Ted Kaczynski, un tempo brillante matematico laureato ad Harvard e professore a Berkeley, finito in uno stato di reclusione autoimposta, in un capanno nei boschi del Montana, dal quale spediva pacchi bomba a rappresentati di quelle istituzioni e di quella tecnologia che per Kaczynski rappresentavano una minaccia al genere umano. Dall’inizio della sua carriera criminale Ted, poi denominato dall’FBI UNABOM (university and Airline Bomber) a causa degli obiettivi da lui scelti per gli attentati, ha ucciso tre persone e ferito, a volte irreparabilmente, 23 persone. Nella cattura di Kaczynski è stato fondamentale il lavoro scientifico svolto da James R. Fitzgerald, un profiler americano che ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo della linguistica forense. Grazie all’individuazione dell’ideoletto di Kaczynski, ovvero del complesso delle strutture linguistiche possedute e usate da una persona, Fitzgerald convinse l’FBI a pubblicare il Manifesto del pensiero politico rivoluzionario di Kaczynski, che egli aveva inviato a diverse testate giornalistiche per la pubblicazione, minacciando altri attentati se non fosse stato accontentato. Fitzgerald chiese di pubblicarlo affinché qualcuno lo riconoscesse, ed è esattamente ciò che avvenne dopo anni di indagini infruttuose. Il fratello di Ted, David, e sua moglie, da tempo sospettavano che Ted potesse essere il famigerato Unamomber di cui parlava la stampa. E proprio su di un giornale nazionale, il Post, dopo aver letto il manifesto intitolato “La Società Industriale e il Suo Futuro”, che i due entrarono in contatto con l’FBI portando infine alla cattura di Ted Kaczynski.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La serie non risulta essere soltanto una ricostruzione documentaristica, né una versione romanzata della vicenda storica condita di elementi action. Manhunt è un’opera profonda, che con sensibilità ed empatia riesce a esplorare la mente di un uomo geniale e atroce, incapace di entrare in contatto con il resto dell’umanità eppure talmente bisognoso di essere visto e riconosciuto da essa, da dover trovare modalità così nocive e deflagranti per farlo. Il ritratto di Kaczynski che gli autori riescono a tracciare è probabilmente migliore di quello che qualsiasi profiler avrebbe potuto stilare, perché racconta le vicende individuali, profonde, dolorose e patologiche che hanno condotto un giovane genio a diventare un pericoloso sociopatico. Nella serie viene raccontata una pagina storica che dovrebbe far riflette e vergognare la psicologica della personalità e i suoi grandi esponenti. La ricerca forsennata di strumenti per conoscere e manipolare la mente umana può essere altrettanto pericolosa quanto l’opera criminale di Kaczynski e molti altri.

Durante la permanenza a Harvard Kaczynski  partecipò a uno studio sulla personalità condotto da Henry Murray, celebre in ambito psicologico per i suoi studi sulla personalità e la motivazione umana, e per aver sviluppato il Thematic Apperception Test (test proiettivo tematico costruttivo per indagare la personalità).

 

Agli studenti dello studio di Murray fu detto che avrebbero parlato di filosofia con un altro studente. Al contrario si trattava di uno studio per testare la capacità di resistenza allo stress con finalità militari per lo sviluppo di nuove tecniche di tortura psicologica per l’interrogatorio delle spie sovietiche. Kaczynski fu sottoposto per anni ad attacchi emotivi e psicologici ad opera di uomini sconosciuti che parlavano basandosi sulle sue confidenze ottenute nei colloqui con i finti studenti, durante sessioni videoregistrate, in cui era legato ad una macchina che ne misurava il battito e l’attività nervosa. Secondo gli avvocati di Kaczynski, questa opera demolitiva aveva contribuito al declino psicologico e antisociale di Ted. Quale che sia la verità storica, è la verità psicologica della serie che ci mette in guardia dalle potenzialità degli strumenti che adoperiamo.

 

La ricerca psicologica non è neutra, può contribuire a individuare e fermare il “male”, come può contribuire a crearlo, quando opera al di la dell’etica, del rispetto per la diversità dell’altro e della sua esperienza fenomenologica di se stesso e del mondo. Come psicologi dovremmo riflettere profondamente sulle nostre motivazioni, prima di setacciare la mente altrui, prima di lanciarci nell’ennesimo corso di “criminal profilin”, di affrettarci a fornire diagnosi e giudizi sulla mente dell’altro, e magari esercitarci nel compito primario della psicologia, la capacità empatica di comprendere l’esperienza psicologica altrui, finché questo è umanamente possibile.

 

 

Articolo a cura della dottoressa Valeria Colasanti

psicologa clinica Roma

 

 

    

 

Mindhunter 2017 - Denver and Delilah, Jen X Productions, Panic Pictures / No. 13, Netflix. Image courtesy of Netflix

Manhunt - 2017 Discovery Communications, Trigger Street Productions, Netflix. Image courtesy of Netflix

 

 

Per approfondire

 

Chase, Alston, Harvard and the Making of the Unabomber, in The Atlantic, giugno 2000

John Douglas, Mark Olshaker, Mindhunter, Longanesi, giugno 2017