La rabbia
A difesa dell'amore verso se stessi

Fronte e sopracciglia violentemente aggrottate, denti digrignati, rosso in viso, muscoli irrigiditi e paura di perdere il controllo. Ad ognuno di noi sarà capitato nella vita di riconoscersi in questa descrizione. Ad ognuno di noi sarà capitato almeno una volta nella vita di essere adirati o, nel gergo comune, arrabbiati. Ma cos’è la rabbia? La rabbia è una emozione tipica, funzionale e  primitiva; essa può essere, infatti, osservata sia in bambini molto piccoli che in specie animali diverse dell'uomo. Nasce dalla frustrazione o dalla costrizione, ossia quando un oggetto esterno ci impedisce di soddisfare un nostro bisogno. Verso tale oggetto può generarsi dunque un’intenzione ad aggredirlo, allo scopo di raggiungere il soddisfacimento del proprio bisogno. Spiegato in questi termini, sicuramente il lettore avrà immaginato un animale, un uomo primitivo o un bambino che si sferra aggressivamente verso il proprio “nemico” che gli impedisce di divorare la propria preda, oppure di divertirsi con il proprio giocattolo. Ma in un ottica più matura, la rabbia diviene funzionale anche per tutelare i propri bisogni emotivi e identitari. Ci si difende dai soprusi subiti o dai tentativi del prossimo di invaderci o “approfittarsi di noi”. Diviene quella carica emotiva che permette a se stessi di creare dei limiti, dei confini tra l’Io e l’esterno e di difendersi qualora un agente esterno invadesse tali confini.

 

dipinto di Beniamino Giannini

Quest’ultimi rappresentano tutta quella sfera di valori, ideologie e pensieri di se stessi e del mondo, che permettono ad un individuo di percepirsi in quanto tale e costituiscono l’identità (per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo Idendità - Come si risponde alla domanda "chi sei?"). Quando, dunque, qualcuno cerca di mancarci di rispetto, di svalutarci o non ci vede in quanto persone ma solo come oggetti da manipolare, si genera in noi l’emozione della rabbia, che manifesta l’intenzione della nostra parte “sana” di tutelarsi dai tentativi esterni di privarci del nostro valore. La rabbia, in questi casi, si erge a tutela dell’amore verso se stessi e, a seconda dei casi, può manifestarsi in maniera funzionale, attraverso un tentativo di confronto, cercando di capire i motivi dell’altro o, qualora non fosse possibile, cercare di assumere un comportamento assertivo, ossia esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l'interlocutore (per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo Assertività - La Conquista dei "No"). Ovviamente non sempre siamo disposti a tendere una mano all’altro ma possiamo, comunque, entrare in contatto con i nostri vissuti iracondi, quando disponiamo di una capacità interna di contenere le nostre emozioni per poterle pensare, piuttosto che agirle direttamente.

La rabbia “disfunzionale” la possiamo ritrovare, dunque, verso quelle persone che sono incapaci di entrare in contatto con l’amore verso se stessi, che a loro volta è maturato dall’amore ricevuto in infanzia. Qualora, dunque, un individuo sia incapace di contenere i propri vissuti emotivi ( per un maggior approfondimento si rimanda agli articoli Organizzazione Borderline di Personalità - Alla ricerca di un legame d'amore e Sensation Seeking - Sento quindi sono), agisce direttamente la rabbia, attraverso comportamenti aggressivi, lesivi verso l’altro e, talvolta, verso se stessi. L’incapacità di contenere la propria rabbia deriva dal fatto che, anziché l’amore verso se stessi, è la rabbia stessa a farli sentire vivi, poiché manca o è deficitario dentro di sé la capacità di amarsi. In questi individui la rabbia si manifesta attraverso ciò che viene definita ira aggressiva:

  • Distruttività: distruggere oggetti, ferire animali, rompere rapporti, abusare di droga.

  • Vendetta: essere punitivi, rifiutare di perdonare,, rievocare vecchi ricordi.

  • Bullismo: intimidire o perseguitare le persone, prendersi gioco di elementi deboli della società. (per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo Il Bullismo - L'altra faccia della medaglia...con gli occhi del bullo)

  • Minaccia: spaventare le persone, tenere comportamenti pericolosi.

  • Esplosività: furia improvvisa, senso di frustrazione, attacco indiscriminato.

  • Egoismo: ignorare le esigenze altrui.

  • Sconsideratezza: tenere atteggiamenti pericolosi come guidare troppo velocemente e spendere denaro sconsideratamente.

  • Vandalismo: danneggiare opere ed oggetti, compiere atti di teppismo o piromania.

 

In altri casi si presenta lo scenario opposto, e l’individuo è incapace di manifestare sentimenti di rabbia, per paura di distruggere i legami con le persone che lo circondano, mendicando da loro vissuti d’amore da custodire gelosamente. Sono persone completamente sommersi dai vissuti degli altri, totalmente incapaci di dire di “No”, e angosciati da sensi di colpa per non aver fatto abbastanza. La rabbia viene talmente rimossa o dissociata da non essere più in grado di riconoscerla, manifestandosi, però, mediante forti disturbi psicosomatici come le cefalee ( per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo La cefalea psicosomatica - La logica che uccide  e le gastriti ( per un maggior approfondimento si rimanda all'articolo La Gastrite Psicosomatica - Il dolore delle emozioni indigeribili). Queste persone, però, sono le prime che giovano molto da un percorso psicologico, perché per la prima volta sperimentano la completa disponibilità dell’altro all’ascolto, lavorando sull’ostacolo più grande da superare, la possibilità di essere arrabbiati. In queste persone la rabbia si esprime attraverso un’ira passiva:

  • Elusività: voltare le spalle agli altri, tirarsi indietro e diventare fobico.

  • Distacco: manifestare indifferenza, tenere il muso o fare falsi sorrisi.

  • Finta riservatezza: evitare il contatto visivo, spettegolare, minacciare in modo anonimo.

  • Autosacrificio: essere eccessivamente disponibili, accontentarsi di una seconda scelta, rifiutare aiuto.

  • Autobiasimazione: scusarsi eccessivamente, autocriticarsi ed accettare ogni critica.

 

I conflitti interni rispetto alla possibilità di entrare in consapevolezza con la propria rabbia per poterla gestire al meglio derivano anche da un conflitto culturale, ossia tra un dogma religioso che impone la repressione totale rispetto ad ogni impulso violento e un dogma capitalista che premia l’egoismo e il sopruso. Entrare in contatto con i propri vissuti iracondi equivale ad ascoltare le parti di noi che percepiamo più deboli, più emotive, ad entrare in contatto con le parti più profonde di noi stesse e a porci l’annoso dubbio su quanto le persone più care, ed il mondo, ci amino e ci valorizzino. Soltanto iniziando a porci queste domande potremo giungere a delle risposte, a volte scontate altre volte più tormentate, e poter smettere di difenderci e dunque arrabbiarci inutilmente.

Per Approfondire:
 

 

Fromm E., “Assertività per esprimere se stessi, rimanendo se stessi nell'incontro con gli altri” dalla Rivista “Dalla parte dell’uomo”, Associazione Erich Fromm, 2013

 

Sellin R., “Le persone sensibili sanno dire no”, Ed. Feltrinelli, 2015