La scelta del nome

Come un fiore

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Il vissuto durante l’attesa di una nascita è sempre significativo e un momento importante è quello della scelta del nome che racchiude l’idea da cui si vuol partire per essere un genitore, l’augurio per  un figlio. Il nome è un simbolo riconoscitivo che lasciamo sul capo di nostro figlio alla nascita quando si approccia al mondo nuovo fuori dal caldo protettivo dell’utero. Un neonato che nasce non è mai una scatola vuota. La rappresentazione della sua vita nella mente dei genitori sarà la premessa con cui nasce il bambino che viene sintetizzata simbolicamente dalla scelta del nome.

Capita quasi a tutti di immaginare anche solo per un attimo durante una chiacchiera leggera a cena con il partner o con gli amici il nome di un figlio o di una figlia. Come fosse un sogno, fantastichiamo sul nome e quindi sul bambino immaginato e viaggiamo tra una possibilità e l’altra e tra le emozioni che ci regala questo vagheggiare. Ci concentriamo sul suono del nome, immaginiamo di poterlo pronunciare. Ci confrontiamo con il nostro ideale e scartiamo quei suoni che non sono all’altezza della rappresentazione di ciò che per noi sarà figlio nostro. Ci facciamo trascinare da ricordi, a volte anche dell’infanzia, associati a quel nome, oppure dai significati e dai contesti culturali da cui origina la parola. Pensare che un semplice suono possa acquisire un domani un significato così importante è emozionante.

Quando inizia “il gioco dei nomi” solitamente tutti si attivano, anche il più disinteressato alla genitorialità tira fuori dal cappello qualche proposta. C’è l’amico originale che punta al nome più ricercato del mondo, quello mai sentito nominare prima, poi c’è quello che va sul classico del momento un po’ alla moda e l’altro che segue la cultura famigliare chiamandolo con il nome del futuro o della futura nonna. Pensiamo anche a quanto spesso capita di voler dare al proprio figlio il nome di una persona che è venuta a mancare e che è stata per noi significativa. Quante emozioni diverse si celano dietro questa scelta? A una morte si affianca una vita, il senso più immediato è quello del dono e di un ciclo, come nella colonna sonora del Re e il Leone “il cerchio della vita”.

Insomma è possibile individuare degli approcci tipici che si ripetono di fronte alla scelta, ma ognuno di questi è personale. Infatti, c’è una grande verità sulla scelta del nome di un figlio: per quanto apparentemente possa sembrare spontanea o casuale, non sarà mai senza significato.

Nel processo di scelta, anche nel più spontaneo si cela sempre qualcosa di noi che scatta nel momento in cui ci immaginiamo genitori. Diventare genitori ci fa ricordare di come siamo stati figli e tra ricordi di amore, desideri di riparazione, ideali e culture di appartenenza ci muoviamo nella scelta.

È interessante osservare nel caso della scelta all’interno della coppia, come avviene il processo al livello relazionale: è uno dei due a predominare oppure insieme si costruisce una proposta? Osservare come si giunge alla scelta finale del nome all’interno di una coppia spesso ci può dire qualcosa sul funzionamento della dinamica relazionale; ad esempio, quali sono gli equilibri e i ruoli di coppia e come vengono prese le decisioni. All’interno di una coppia l’arrivo di un figlio può rappresentare la conseguenza di un amore talmente grande da poter straboccare, uscire anche fuori dai confini della coppia. Come un bicchiere sotto a un getto del rubinetto acceso, alla fine l’acqua uscirà fuori dal recipiente.

Nel caso dei genitori single ci si confronta con una scelta importante senza un partner quindi viene meno l’aspetto della relazione coniugale effettiva e si da’ spazio alle dinamiche intrapsichiche del futuro genitore: la futura mamma si confronta con desideri passati e presenti nella scelta del nome. Spesso sono significative le persone che rappresentano delle risorse per il futuro genitore single che potrà immaginare la vita del piccolo da lui gestita ma anche da amici e famigliari di riferimento.

Un futuro genitore guarda dalla finestra il cielo della notte e la presenza delle stelle che brillano nel buio. Tra speranze e paure s’immagina il proprio piccolo e il rapporto con lui tutto da costruire con tanti punti interrogativi ma con la luce delle stelle in grado di illuminare la strada.

Si potrebbe dire che nella scelta del nome vi è un significato manifesto e uno latente come si dice per i sogni. Una motivazione cosciente e una più misteriosa che risponde a un sentire più complesso del quale spesso siamo meno consapevoli.

Nell’attesa di un figlio ci si prepara ad accoglierlo con azioni concrete come quelle di creare uno spazio per lui nella casa, di acquistare vestiti e di scegliere un nome che è il segno di un inizio protetto perché parte dalla presenza dei genitori che aspettano e che già danno vita al figlio nella propria mente.

La partita cruciale si giocherà quando il bambino immaginato incontrerà il bambino reale e si costruirà insieme la relazione genitore-figlio.

Riflettiamo sulla scelta del nome che diamo ai nostri figli, immaginiamola come un atto poetico. Come un dono.

Un giorno avrete una storia da raccontare a…

Come si chiama?

È bello come un fiore.

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