La sicurezza nel rinnegare Se Stessi

Metti la testa a posto!

 

La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore.

Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia.

Carl Gustav Jung

 

Più di una volta nella nostra vita ci sarà capitato di imbatterci in sensazioni di inadeguatezza ed insicurezza rispetto al percorso di vita da intraprendere e alle scelte da voler attuare. Soprattutto in età post adolescenziale, quando ormai l’oscillazione tra il voler essere bambini ed il voler essere adulti propende verso quest’ultimo e ci ritroviamo a chiederci, come posso essere adulto?

Generalmente, il senso di profondo smarrimento che consegue a tale domanda, ci porta a ricercare delle risposte certe, immediate e concrete che, come una bussola, ci permette di orientarci verso il percorso da intraprendere per poter essere considerati adulti. Ed è così che si collude con i modelli di comportamento che il sistema famigliare e culturale in cui viviamo, ci ripropone.

 

“Una persona adulta...:

                                   ...non legge fumetti, non gioca, non va a ballare, ecc

                                   ...mette su famiglia, si occupa della famiglia!

                                   ...Non piange e non mostra insicurezze!

                                   ...Trova un lavoro stabile, e non un lavoro che lo appassioni.

 

In altre parole “Mette la testa a posto”, senza mai domandarci realmente, qual è il giusto posto per la mia testa?

 

Tutte queste regole creano un modello di comportamento, inducendo la persona che tenta in tutti i modi di essere riconosciuta come persona adulta, ad assimilarle in toto, senza metterle in discussione, nel tentativo profondo di poter essere accettata da un mondo che, improvvisamente, a causa della crescita della sua età anagrafica, le impone delle scelte immediate.

Ci si ritrova davanti ad un urgenza di cambiamento, di maturità artefatta che porta la persona a perdere la propria autenticità ed a divenire un individuo estremamente conformato alla regola sociale oppure, all’estremo opposto, una persona che rifiuta totalmente di divenire adulto, poichè le responsabilità che ne conseguono sono prive di senso interno (si rimanda all'articolo I giovani Peter Pan di oggi - Volere e volare).

Conformarsi a regole sociali esterne, senza la comprensione del senso interno di tali regole, con l’unico scopo di essere riconosciuto come adulto, porta la persona a sviluppare una “scissione” di parti di sè: alcune orientate verso il rispetto del modello di comportamento, al fine di ottere riconoscimenti e dunque sicurezze rispetto alle proprie scelte e decisioni; altre parti di sè, quelle più infantili (ma non necessariamente immature), represse senza essere ascoltate, inviano costantemente un profondo senso di insoddisfazione e di inautenticità: in altre parole, vivo una vita stabile e sicura, ma non la sento completamente mia. In tali occasioni, la parte di sè non ascoltata può portare l’individuo a cercare di soddisfare quest’altra parte in maniera sommessa e nascosta, poichè ascoltare tali bisogni, riempie la persona di profondi sensi di inadeguetazza di un tempo: “una parte di me è ancora immatura”.

In realtà, per evitare tale scissione interna, o integrarla, è fondamentale poter ascoltare le proprie parti interne, tollerando la possibilità di sostare nell’inquietudine e nell’insicurezza. Ricercare sicurezze da modelli di comportamento esterni, porta ad allontarsi da un autentico ascolto interno.

Ascoltare i propri pensieri, i propri vissuti ed i propri sentimenti, quando ancora non ci sentiamo definiti, ci può riempire di un profondo senso di inadeguetazza, poichè la società e talvolta la famiglia pretende da noi delle “idee chiare”. Tale urgenza di essere sicuri di sè, paradossalmente genera una profonda insicurezza che ci allontana dell’essere sinceri ed autentici con noi stessi ed il mondo.

Per evitare, dunque, di indossare maschere ben volute dal mondo, non ci resta che tollare la possibilità di ignorare e non conoscere ancora una risposta e l’insicurezza che ne consegue, di tollerare il tempo che ci serve per sentirci e capire cosa desideriamo e cosa vogliamo: Tollerare il tempo necessario per sentirci pienamente noi stessi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondire:

 

Miceli M. (1998) L'autostima. Bologna: Il Mulino

 

Giusti E. (1995) Autostima. Psicologia della sicurezza di sé. Sovera editore

 

Van Gennep A. 2002 I riti di passaggio, Bollati Boringhieri.