La sindrome del vuoto digitale

Ci Sei o Non Ci Sei

 

“Il sintomo è una risposta sana ad un contesto di comunicazione insano”.

(Gregory Bateson, “Verso un’ecologia della mente”)

 

Le tecnologie dell’informazione, e il web in particolare, hanno giocato e continuano a giocare un ruolo cruciale nella società attuale. La Rete diventa uno degli elementi strutturali dell’uomo post-moderno e contribuisce ad attivare e modellare nuove forme di socialità e di comunità, basate sulla molteplicità, sulla pluralità e sulla gestione della diversità. Viviamo in una realtà in cui la tecnologia sta trasformando rapidamente lo stile della comunicazione umana. Se fino a qualche anno fa era facile incrociare sui mezzi pubblici persone che sfogliavano un giornale o comunicavano fra loro, oggi è molto più probabile vedere persone con occhi fissi su uno schermo di uno smartphone.

Uno dei più grandi e attenti osservatori della società post-moderna e globalizzata che meglio ha interpretato il caos che ci circonda e il disorientamento che viviamo èZygmuntBauman. L’autore fa un’attenta analisi sociologica dei cambiamenti che stiamo vivendo, una fase della modernità che cancella la fiducia, la compassione e si assiste a un gorgo di smarrimenti e stordimenti, dove le persone si scoprono immersi tra il vuoto esterno e lo svuotamento interiore. I processi di globalizzazione,infatti,hanno portato a profonda instabilità, incertezza e frammentazione dell’identità, al punto di aver cambiato irrimediabilmente il volto della nostra società.Per capire le mutazioni in atto, l’accelerazione del cambiamento determinato dall’espansione dei social media e delle Reti in particolare, occorre partire dal fatto che nella società contemporanea i legami tra gli individui si sono “liquefatti”, tendono cioè a dissiparsi, a disgregarsi e a diventare sempre più effimeri. L’attuale “liquefazione” delle relazioni produce un individuo afflitto dalla solitudine, egoista ed egocentrico, che vive in un tempo anch’esso liquido, non solido come quello che contraddistingueva le società premoderne. Da qui il disagio della post modernità e la fuga rassicurante nell’online, che chiaramente appare molto attraente, perché consente una facile, sbrigativa e deresponsabilizzata gestione delle relazioni umane: è semplice stabilire relazioni, comunicare con gli altri e interrompere bruscamente un rapporto giudicato troppo impegnativo. Non c’è bisogno di mentire, di inventare scuse, basta smettere di chattare. Nella rete gli amici si aggiungono o si eliminano in sicurezza, senza esporsi eccessivamente alle conseguenze di queste azioni: è una maniera per garantirsi uno spazio di manovra sicuro, che offre l’illusione del controllo delle persone cui ci sentiamo legati. Queste interazioni, di natura abbastanza perentoria, danno dei piccoli sollievi alle persone oppresse dal senso d’insoddisfazione sociale e dalla solitudine, che è la grande minaccia in questi tempi d’individualizzazione. Ognuno di noi è solo, con il proprio social network, i propri smartphone, i propri device, attorniato da una tecnologia che sembra metterci al centro del mondo. E la verità è che così ognuno di noi è immerso in un mondo, e migliaia di questi mondi transitano l’uno accanto all’altro, sfiorandosi senza mai veramente intersecarsi. In questa situazione di scioglimento dei rapporti, dei valori e delle certezze ci rifugiamo nelle tecnologie, nei rapporti tecnologici e nei “rapporti virtuali” e questo non fa altro che potenziare la “fragilizzazione” dei rapporti umani. Le relazioni tendono a diventare prive di stabilità, sempre più frammentate, funzionali ai bisogni dei soggetti, precarie, fragili e ispirate sostanzialmente a individualismo e diffidenza. L’uomo si ritrova oggi a dover gestire relazioni sempre più esigentiin una condizione di analfabetismo affettivo ed emotivo, che non gli consente di riconoscere e gestire positivamente sentimenti ed emozioni. La condizione d’insicurezza proprio perché non sostenuta da relazioni condivise forti, rende l’individuo particolarmente esposto e vulnerabile sul piano dell’equilibrio psicologico e dei bisogni emozionali. L’incedere del mondo virtuale, se da un lato facilita i legami (soprattutto quelli a distanza) e apre possibilità relazionali prima impensabili, dall’altro sta modificando non solo il nostro modo di pensarci nella relazione e di relazionarci di fatto con l’altro, ma anche la modalità di intendere concetti come relazione, amicizia, solitudine.

“Molte persone usano i social network non per unire e per ampliare i propri orizzonti, ma piuttosto, per bloccarli in quelle che chiamo zone di comfort, dove l’unico suono che sentono è l’eco della propria voce, dove tutto quello che vedono sono i riflessi del proprio volto. Le reti sono molto utili, danno servizi molto piacevoli, però sono una trappola”.

ZygmuntBauman (2016)

 

È necessario fare “educazione preventiva dell’anima (e non solo del corpo e dell’intelligenza) per essere l’altezza del nostro tempo” (Galimberti, 2007, p.49) costruendo legami affettivi e solidali capaci di spingere le persone fuori dall’isolamento nel quale la società tende a rinchiuderle. Ogni essere vivente e la società tutta hanno estremo bisogno della capacità di ciascuno di ascoltare se stesso e l’altro, di interessarsi a ciò che l’altro ha da dire, di sentire empaticamente e di aprirsi ad una dimensione realmente comunitaria (Bauman, 2001) che sappia fare a meno dei tanti suggestivi e pericolosi surrogati che il mercato propone.Lo si può fare senza eliminare i dispositivi tecnologici, ma impegnandosi a usarli con consapevolezza e intenzionalità positiva e solidale, facendo in modo che il virtuale non sostituisca il reale, ma lo arricchisca di sollecitazione e di spazi operativi e di confronto.

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondire

 

BaumanZ. (2011). Modernità liquida. Editori Laterza

BaumanZ. (2014). La vita tra reale e virtuale. Meet the media guru Egea

Galimberti U. (2007). L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani. Feltrinelli.

Romano R. G. (2017). Il bisogno di relazione nell’era digitale. PensaMultimedia Editore

 

 

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