Il 22 Maggio 1978 in Italia è entrata in vigore la Legge 194 (“Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza") con la quale sono state depenalizzate e disciplinate le modalità di accesso all'aborto. Con il referendum del 17 Maggio 1981 proposto dai radicali, l’88% degli Italiani votanti ha abrogato tutti i procedimenti, gli adempimenti e i controlli di tipo amministrativo o giurisdizionale legati all’interruzione volontaria della gravidanza (IVG). I grandi cambiamenti socioculturali degli anni, il lascito dei movimenti del Sessantotto, hanno risvegliato le coscienze e lasciato libera la donna di decidere sul proprio corpo, sulla propria vita.

Oggi festeggiamo il quarantesimo anniversario della 194. Per un paese di matrice cattolica come l’Italia che ha “permesso” il suffragio femminile solo nel 1945 (quello che noi chiamiamo universale è in realtà riferito ai soli uomini e risale al 1912), questa sembrerebbe una grande conquista. Conquista che per esempio non ha potuto vantare l’Argentina nell’anno corrente, 2018. Conquista che al tempo ha portato in tutte le ASL e gli ospedali dello stivale all’assunzione di moltissimi ginecologi, a patto che si dichiarassero non obiettori di coscienza. Ci si potrebbe domandare dove sono andati a finire questi ginecologi, quando nel 2018 in buona parte degli ospedali capoluogo di provincia questa categoria è rappresentata da un solo esemplare, emarginato dai colleghi, e relegato ad eseguire quasi soltanto IVG. Seppur questo non vuole essere un articolo di indagine, è bene sottolineare che il panorama italiano è questo nel 2018. Anzi, a Verona (e in corso in altre città italiane) è stata approvata proprio in questo mese la mozione n. 434 proposta dalla Lega Nord che intende dare ampio spazio e finanziamenti alle associazioni cattoliche che hanno come obiettivo quello di contrastare l’aborto libero e gratuito e proclamare ufficialmente Verona “città a favore della vita”. Non è stata approvata invece la mozione n. 441, comunque portata in consiglio comunale, che voleva sistematizzare la “sepoltura dei bambini mai nati”, anche senza il consenso della donna coinvolta. A proposito di libertà e scelte della donna.

L’aborto non è soltanto una questione di prevenzione e di accesso alla salute, che vede la donna non più obbligata a fare collette tra amici per andare in Olanda o Inghilterra a praticare una IVG medicalizzata, oppure obbligata ad andare nel domicilio non sterilizzato di un sedicente medico e farsi operare mettendo fortemente a rischio non solo la sua salute ma la sua sopravvivenza.

L’aborto è una questione di diritti umani.

L’aborto è una questione di educazione sessuale e di accesso alla contraccezione. Ad esempio, dal primo gennaio 2018 presso tutti i consultori familiari e gli spazi giovani dell’Emilia Romagna è possibile ricevere gratuitamente il metodo contraccettivo per donne e uomini di età inferiore a 26 anni. E la contraccezione gratuita è riconosciuta anche a tutte le donne con età compresa tra 26 e 45 anni che abbiano una esenzione per disoccupazione o per lavoratrici colpite dalla crisi, nei 12 mesi successivi a un parto o nei 24 mesi successivi a una IVG. A proposito di buone pratiche.

L’aborto è una questione di prevenzione e di benessere, anche e soprattutto dal punto di vista psicologico.

Una gravidanza è una scelta dalla quale non si torna indietro. Significa fare una scelta per tutta la vita. Significa dare la vita a qualcuno che ci sopravviverà. Significa mettere da parte per un bel po’ di tempo la propria vita, il proprio corpo, i propri pensieri, le proprie attenzioni, le proprie cure, il proprio affetto, il proprio lavoro, le proprie relazioni sociali ecc., per focalizzarsi in maniera esclusiva su una nuova forma di vita, sangue del proprio sangue. Dal punto di vista psicologico è una vera e propria rivoluzione nella vita della donna.

Ed è una scelta che non si può lasciare al caso. Che non si può imporre. 

Qui si aprirebbe un excursus che accennerò soltanto sulle strumentalizzazioni del rapporto non protetto all’interno di una relazione di coppia non proprio paritaria e sulle violenze sessuali difficilmente riconosciute come tali.

E' una scelta perché la donna deve sentirsi pronta a portare avanti una gravidanza. La donna per prima. Non perché non sia e non possa essere una scelta di coppia, è fondamentale sapere di portare avanti una gravidanza all’interno di un amore e di un progetto (e non è sempre così). Ma perché gli sconvolgimenti maggiori riguardano la donna, nel corpo, nella mente, nel tempo, nella quotidianità. Perché in una società come la nostra che ancora deve crescere dal punto di vista culturale, quindi dal punto di vista del Welfare, il lavoro di cura è ancora prettamente ad appannaggio femminile.

L’aborto oggi è una conquista soltanto anagraficamente matura, è ancora messo fortemente in discussione dal punto di vista politico e legislativo, è poco snello nelle pratiche d’esecuzione (a causa della carenza di medici non obiettori nelle strutture deputate), è ancora stigmatizzato, soggetto a giudizio morale, un tabù.

Le donne che scelgono una IVG hanno un proprio background, hanno fatto un percorso di decisionale personale certamente non a cuor leggero che non può essere messo in discussione nè tantomeno ostacolato. Sono spesso costrette a nascondersi dal giudizio di amici, familiari, conoscenti, medici, o chiunque si eriga a giudice morale. Sono spesso costrette a rivolgersi ad ospedali lontani dalla propria abitazione per evitare di essere viste. 

Il tabù che vorrei sciogliere in questa sede è che a volte interrompere una gravidanza non desiderata può essere una liberazione per la donna, anche per colei che desidera o ha già dei figli, ma semplicemente ritiene che non sia quello il momento, che non abbia le forze necessarie, che non ne voglia altri.

E in qualità di donna e di esperta in tema di salute mentale ritengo che la libertà individuale vada tutelata e rispettata, sempre.

 

L'aborto

Una libertà nascosta

 

 

 

 

Dott.ssa Giulia Radi

Riceve su appuntamento a Perugia

 

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Per Approfondire

 

 

de Beauvoir S (1949) Il secondo sesso

 

Fallaci O (1975) Lettera a un bambino mai nato