L'angoscia

L'ansia che genera ansia

 

Sara è alle prese con la preparazione dell’esame di terza media, è una studentessa brillante che nel corso degli anni ha sempre ottenuto ottimi voti. La preparazione per l’esame finale è andata bene, la costanza nello studio le ha permesso di arrivare al giorno dell’esame sicura e di sé e delle proprie capacità. Il fatidico giorno è arrivato e Sara inizia ad avere paura, quella mattina si è svegliata particolarmente agitata, cuore a mille, pensieri negativi, sudorazione alle mani, paura di non farcela, il suo corpo sembra come bloccato. Sara si trova in uno stato di agitazione e ansia che la paralizzano in un modo che sembra impossibile affrontare. Con l’aiuto dei suo genitori trova il modo per calmarsi e per tornare alla realtà, piena delle sue capacità e grazie alla sua preparazione riesce comunque ad affrontare l’esame nel migliore dei modi.

Marco è un ragazzo che si trova in un periodo di forte stress: problemi sul lavoro, a casa, la sua famiglia non lo sostiene come dovrebbe. E’ un ragazzo con una personalità fragile che tende a somatizzare ogni problema. Il suo corpo parla per lui. Nel giro di un breve periodo si trova in uno stato a lui sconosciuto. La quotidianità appare difficile da affrontare, ha pensieri catastrofici, non riesce ad avere speranza per il futuro, ogni problema sembra insormontabile. Gli capita di non riuscire a riposare bene, i continui risvegli notturni non facilitano la sua ripresa, accumula così stanchezza fisica e psicologica. La maggior parte delle volte si sveglia con il cuore a mille, sudato, il respiro è affannoso i pensieri ossessivi e negativi. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad uno stato di ansia.

 

Alcune persone da un momento all’altro possono valutare come particolarmente stressanti situazioni che fino a quel momento erano considerate normali e gestibili. Smettere di guidare la macchina, non riuscire più a prendere autobus, evitare posti in cui la via fuga è ben visibile, sono esempi di come l’ansia può limitare la vita di una persona, andando a compromettere la sfera lavorativa, relazionale e sociale.

L’ansia è uno stato emotivo, ha una funzione adattiva, come la paura e le altre emozioni che ci aiutano a percepire il pericolo e ci guidano nel mettere in atto il comportamento più giusto per poter affrontare quella determinata situazione. In alcuni casi però l'ansia può comparire anche prima che l’evento spiacevole e potenzialmente pericoloso si manifesti, così da compromettere il benessere psicologico; in altri casi invece, la condizione di allerta può essere eccessiva rispetto alla situazione potenzialmente pericolosa.

Provare ansia è quindi del tutto normale, fino a quando c’è un reale pericolo e fino al momento in cui non diventa invalidante, andando a compromettere il normale andamento della quotidianità e delle relazioni sociali, in quest’ultimo caso parliamo di Disturbo d’ansia Generalizzato, la preoccupazione è continua e generalizzata a diversi ambiti, l’attenzione non è quindi diretta verso un solo stimolo. Nel momento in cui non è presente una situazione che genera preoccupazione, la persona rimane comunque in allerta proprio perché l’attenzione è su quello che potrebbe succedere, ma che non per forza succederà.

I sintomi più frequenti sono sudorazione eccessiva, tremolio, vertigini, tachicardia, sensazione di soffocamento, dolore al petto, svenimento, sensazione di formicolio. Oltre a queste manifestazioni fisiche abbiamo la paura per il futuro, pensieri negativi, compromissione dell’autostima, pensieri ossessivi e ricorrenti, paura di perdere il controllo, di impazzire e di morire, sentire di avere i “nervi a fior di pelle”, infine troviamo anche: difficoltà nell’addormentarsi o nello svegliarsi adeguatamente riposati, mal di testa inspiegabili dal punto di vista medico, irritabilità e affaticabilità.

Quando questi sintomi compaiono nel giro di pochi minuti a seguito di una paura intensa, di disagio o angoscia ci troviamo di fronte all’ Attacco di Panico (per un maggiore approfondimento si rimanda all’articolo L’attacco di Panico- quei sani sabotatori interni e anche L’attacco di panico-il terrore nel divenire).

Nel corso della vita è normale passare dei momenti di stress che generano ansia; come è possibile quindi capire se tale stato di allerta sia normale oppure patologico? Per rispondere a tale domanda bisogna prendere in considerazione l’entità delle preoccupazioni cioè la frequenza, la durata e l’intensità; nel Disturbo D’ansia Generalizzato ad esempio le preoccupazioni si presentano in rapida successione, sono spesso riferite ad eventi futuri improbabili e sono accompagnate da sintomi fisici che complicano il normale andamento della giornata. Capita spesso che la persona che ne soffre, sia considerevolmente preoccupata anche per il solo fatto di provare questo stato di allerta, infatti l’ansia genera ansia, di conseguenza si ritroverà ad avere paura di provare preoccupazioni e di ricadere nello stato di angoscia sperimentato già in passato. Tale circolo vizioso va ad aggravare i sintomi, generando notevoli difficoltà nel condurre una vita serena, incidendo negativamente anche sull’umore.

Le cause sono specifiche per l’individuo che ne soffre, non ci sono linee guida che parlano del perché ad un certo punto della vita la persona inizia a soffrirne. Alcune ricerche indicano però che chi manifesta un Disturbo D’ansia Generalizzato, ha già sofferto in passato di ansia eccessiva, soprattutto in una situazione di stress. Cercare di evitare comportamenti, emozioni negative e situazioni che possano arrecare un danno a sé o ai propri cari sono solo alcuni tratti della personalità considerata come particolarmente ansiogena. L’ambiente in cui l’individuo cresce gioca sicuramente un ruolo fondamentale, così come i modelli educativi acquisiti nell’infanzia, avere ad esempio dei genitori particolarmente ansiosi può contribuire a predisporre la persone a rispondere nello stesso modo alle situazioni. Anche la componente genetica sembra giocare un ruolo importante anche se non significa che questo il disturbo si presenterà con certezza nel futuro: fattori ambientali, sociali, genetici presi singolarmente non sono quindi sufficienti a causarne l’esordio, è il loro insieme che influenza il manifestarsi del Disturbo D’ansia Generalizzato. Interpretare gli eventi in modo catastrofico e/o minaccioso sembra essere una caratteristica di personalità ansiose e così, nel momento in cui squilla il telefono, il primo pensiero è che sia successo qualcosa di grave o stia per arrivare una cattiva notizia, difficile pensare che magari da quella telefonata arriverà una gradita sorpresa o una bella notizia.

Per difendersi da questa sgradevole emozione la persona mette in atto tutta una serie di comportamenti che l’aiutano a “resistere” in quel preciso momento, ma che con il passare del tempo aggravano solo le sue paure, così, richiedere rassicurazioni da parte di persone di fiducia, evitare situazioni potenzialmente ansiogene, cercare di non commettere errori mirando al perfezionismo, sono solo alcuni esempi dei comportamenti adottati per farvi fronte. Il fatto di provare a controllare l’angoscia e le preoccupazioni in modo attivo genera a sua volta però altra ansia per il solo fatto che l’attenzione è concentrata proprio in quella direzione e, nel momento in cui diventa cronica, è facile che ci sia la presenza anche di un altro disturbo come ad esempio depressione o abuso di alcol e sostanze psicoattive per sopperire a tale malessere.

Da un punto di vista psicodinamico quando parliamo di ansia facciamo automaticamente riferimento ad alcuni concetti psicoanalitici come ad esempio l’inconscio e i meccanismi di difesa. L’angoscia può derivare da un conflitto interiore e può essere difficile individuare la causa della paura, (per un maggiore approfondimento si rimanda all’articolo La paura- come “sentiamo” i pericolii sintomi sono il frutto di fantasie minacciose e conflitti interni, spesso la persona che soffre di ansia fa i conti costantemente con sentimenti di rabbia rivolta verso la figura di riferimento. Poiché l’ambiente in cui la persona è cresciuta, risulta essere inadeguato, in quanto non ha consentito lo sviluppo di un identità stabile, difficile sarà per lei imparare a gestire l’angoscia e i conflitti interni, allora attraverso l’attivazione di meccanismi di difesa, le fantasie e i minacciosi desideri inconsci possono essere controllati e meglio tollerati. Molti pazienti con un disturbo d’ansia hanno infatti un’intensa paura di arrabbiarsi con la persona che più amano e di conseguenza vivono con timore la separazione e hanno paura di danneggiare quella relazione di dipendenza. E’ quindi la consapevolezza dell’origine di questa rabbia che aiuta a ridurre lo stato di allerta che genera poi ansia (per un maggiore approfondimento si rimanda all’articolo La rabbia- a difesa dell’amore verso sé stessi).

 

 

 

 

 

Dott.ssa Serena Bernabè

 

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Per approfondire

 

Nardone G. (1993) Paura panico fobie. Ponte alle Grazie

Nardone G. (2016) La terapia degli attacchi di panico. Ponte alle Grazie.

Borgna E. (1998), Le figure dell’ansia, Feltrinelli