Le aspettative

Cosa vogliono da me?... Cosa voglio io dagli altri?

 

 

E’ arrivato il giorno del mio compleanno: non vedo l’ora di poter festeggiare con tutti i miei amici, ho organizzato una bella serata e spero che andrà tutto come ho immaginato…. Poco prima di uscire, leggo sul mio telefono un messaggio di due dei miei migliori amici, mi dicono che purtroppo non potranno essere presenti alla festa: che delusione!

 

Il mio fidanzato non mi dice ogni giorno che mi ama e si è persino dimenticato di farmi il regalo per il nostro anniversario… forse non mi ama davvero!

 

 

Credo che tutti noi ci siamo trovati in situazioni del genere, almeno una volta nella vita. Cos’è che ci rende tanto tristi e arrabbiati quando ci ritroviamo in una relazione che ci fa provare così tante delusioni? Siamo forse di fronte al mancato soddisfacimento delle nostre aspettative? Crearsi delle aspettative nelle relazioni è del tutto normale e naturale; purtroppo sono spesso causa di fraintendimenti che possono portare a litigi o, nei casi più gravi, addirittura alla rottura del rapporto.

Potremmo definire le aspettative come la tendenza ad attribuire agli altri le nostre convinzioni e pensieri, che sono influenzati dal bagaglio di esperienze vissute nel nostro passato e che giocano un ruolo adattivo, consentendoci di relazionarci all’altro. Sogni, desideri, pensieri, aspirazioni sono tutti tasselli che si intersecano nella grande rete delle aspettative. Tali sogni, desideri e pensieri hanno origini molto lontane: per poter capire e accettare la loro provenienza, bisogna necessariamente andare a rivivere e rivedere le prime relazioni che abbiamo avuto con le nostre figure di riferimento.

Se ad esempio il bambino ha con la propria madre un rapporto ambivalente, basato cioè sulla scarsa coerenza e chiarezza, da adulto, inevitabilmente, proietterà sugli altri lo stesso tipo di relazione, aspettandosi di ricevere poca chiarezza e incoerenza. Se invece il bambino è sicuro dell’amore che la propria madre prova per lui, una volta diventato grande non avrà bisogno di continue conferme riguardo al sentimento che lo lega ad un'altra persona.  

La difficoltà più grande è quella di accettare che l’altro sia diverso da noi, che abbia una storia diversa e di conseguenza, che non sia il nostro “prolungamento”; una volta che siamo divenuti totalmente consapevoli di questo, sarà più facile non aspettarci nulla dall’altro, che si sentirà così legittimato ad essere realmente quello che è. Se così non fosse, la delusione sarebbe troppo difficile da capire ed accettare e si cadrebbe in un rapporto intessuto di finzioni e ambivalenze. Parlo di delusione perché è proprio questa la conseguenza alla quale si va incontro: va da sé, che non tutte le nostre aspettative possano essere soddisfatte, così, quando l’altro dovesse comportarsi diversamente da quel che ci aspettiamo da lui, saremo arrabbiati, tristi, delusi, stanchi e frustrati. Avere delle aspettative troppo rigide, generalmente porta la persona ad essere giudicante in quanto, riuscire a soddisfare tutto ciò che l’altro si aspetta da noi, è pressoché impossibile. Il rischio più grande è quello che la persona che abbiamo di fronte, sentendosi costantemente giudicata e quindi “messa alle strette”, viva la relazione con paura, insicurezza e spesso anche timore, fingendo di conseguenza di essere quello che non è.

 

Tuttavia le aspettative non sono solo rivolte ad un'altra persona, ma possono anche riguardare direttamente se stessi, facendo si che la persona ne divenga il protagonista. Porsi determinati obiettivi, sognare determinate cose, provare con tutte le forze a raggiungere certi risultati, aiuta a sentirsi realizzati e felici. Prendiamo ad esempio il caso di un ragazzo alle prese con un’interrogazione importante: se pensa di potercela fare, se “si aspetta” che le cose vadano per il verso giusto, metterà in atto un certo tipo di comportamento; in questo caso uno studio adeguato ed intensivo, che lo porterà a raggiungere un ottimo risultato, così che si sentirà gratificato e felice.

Sentirsi realizzati e soddisfatti di sé comporta necessariamente il conoscersi bene sotto ogni aspetto; diversamente, il rischio che si corre è quello di vivere una vita basata su ciò che gli altri si aspettano da noi. Come nel caso di Claudia, una ragazza che ha perso la madre troppo presto: sognava di diventare una ballerina, così inizia a studiare danza classica all’età di cinque anni, facendo di tutto per arrivare a coronare quel sogno; la morte della mamma le ha però stravolto la vita, non solo sul piano emotivo e psicologico, ma anche sul piano concreto. La mamma si aspettava da lei qualcosa in più: la danza non le bastava, voleva che la figlia continuasse a studiare per diventare un prestigioso medico.

Una volta scomparsa la madre, Claudia lascia tutto, dedicandosi solamente allo studio della medicina, ma divenendo infelice. Inizia così a frequentare cattive amicizie e a fare uso di sostanze. Claudia non si era cioè sentita libera di scegliere la propria esistenza, per paura di deludere quelle che erano le aspettative di sua madre, che non erano certamente le sue.

Il modo in cui noi ci immaginiamo e strutturiamo i nostri obiettivi è comunque sempre influenzato dalle aspettative che gli altri hanno riversato su di noi: genitori, amici, professori, datori di lavoro e tutte le persone che ci accompagnano durante la vita hanno il “potere” di condizionare le nostre decisioni presenti e future, determinano quindi un risultato rispetto ad un altro. E’ possibile affermare che non esiste una graduatoria delle aspettative, distinte in giuste o sbagliate, positive o negative: se è vero infatti che esse +possono rappresentare una grande risorsa, è altrettanto vero che spesso sono dannose sia per sé che per gli altri, poiché non rendono liberi di essere ciò che realmente siamo e vogliamo essere.

 

 

 

Dott.ssa Serena Bernabè

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Approfondimenti bibliografici

 

  • L. Carli, D. Cavanna, G.C. Zavattini, 2009. Psicologia delle relazioni di coppia, Il Mulino.