L'Io pelle

Sento dunque sono

Foto dal film "Love" (Gaspar Noé, 2015).

 

 

 

La pelle è un insieme complesso di organi di senso che ci permette di sentire gli oggetti esterni e di sperimentare la nostra internità.

La prima sensazione dell'Io è epidermica e la prima esperienza è sensoriale.

Sono le primissime sensazioni cutanee che introducono, fin dalla nascita, i bambini appena nati in un mondo di grande ricchezza e complessità che garantisce loro l'esistenza. Esse sono propedeutiche alla formazione di uno spazio psichico.

Pensiamo all'espressione “entrare in contatto” che nel linguaggio comune ha funzione comunicativa e viene utilizzata per qualsiasi modalità interazionale e se vogliamo relazionale sia se il contatto è fisico che non (una telefonata, una e-mail o un sms, un messaggio su Messenger o un Instagram Direct, uno scambio di sguardi, una stretta di mano quando ci presentano qualcuno, quando teniamo per mano la nostra fidanzata/o, una pacca sulla spalla). Si utilizza tale espressione come rimando alle primissime fasi di vita del piccolo della specie umana quando necessita della vicinanza fisica della madre per sopravvivere tanto da aver bisogno di una simbiosi epidermica per cui la pelle del bambino unita a quella materna, permette la creazione di un corpo unico attraverso il quale i membri della diade possono interagire tra loro, mediante una comunicazione diretta da pelle a pelle.

Le più antiche tribù eschimesi, note per le grandi capacità di adattamento di fronte alle avversità e per le importanti doti nell'accudimento e nell'educazione dei propri figli, possono regalarci un esempio importante di esperienza primitiva tattile nell'interazione madre-bambino:

il piccolo eschimese, alla nascita, viene posto nudo sulla schiena della madre affinché il suo ventre possa entrarvi in contatto e l'unico accessorio che viene poggiato su di lui è una sciarpa che ha la principale funzione di tenere i due corpi uniti. Il bambino piange raramente e la mamma sa quando ha fame perché riesce a captare tempestivamente tale bisogno a seconda della percezione che ella ha del movimento del piccolo. Riscaldare l'acqua spesso è troppo costoso così il corpicino viene pulito attraverso il leccare. Egli impara precocemente a vivere con serenità clima e situazioni ostiche così da sapersi separare dal corpo materno per poi muoversi ed esplorare autonomamente.

La pelle è quella parte del corpo attraverso la quale l'individuo impara a conoscere l'ambiente (per la sua funzione di intermediazione tra ambiente esterno ed interno), se stesso e l'altro. Grazie ad essa egli è capace di dare e ricevere affetto: la pelle incontra quella dell'altro così l'individuo riconosce l'alterità.

Sia il corpo che la mente sono meccanismi complessi che uniti concorrono alla costruzione del sistema identitario attraverso un continuo scambio di feedback di natura doppia: sensoriale e cognitiva.

La prima relazione con se stessi avviene attraverso la pelle per poi riconoscere l'altro e creare un interscambio affettivo ed emotivo che porta alla nascita di una relazione indispensabile e vitale.

I bambini prematuri hanno bisogno di una più precoce e preventiva nonché prolungata stimolazione tattile per poter recuperare il prima possibile le capacità funzionali in via di sviluppo.

La pelle, la parte più esterna dell'essere umano in realtà è collegata alla parte più profonda dello stesso e rappresenta la prima forma di contatto con se stessi e con gli altri attraverso il toccarsi, l'annusarsi, il guardarsi e l'ascoltarsi mediante l'incontro di voci. Grazie ad essa l'organismo diviene un sistema sensibile in grado di provocare diverse sensazioni che vengono tenute unite dall'epidermide e allo stesso tempo distinte.

La pelle è fonte di piacere sia narcisistico, quando esso è esclusivamente riservato al proprio sé, che sessuale, quando il piacere è altresì orientato ad un interscambio intimo e soddisfacente tra due persone. Ma è anche fonte di dolore e ciò ci permette di salvaguardarci da un pericolo che incombe sul nostro corpo, tranne nei casi in cui la sensazione spiacevole viene auto-indotta attraverso mutilazioni della pelle reali o immaginarie come tentativi drammatici di ristabilire una connessione con il proprio corpo dunque con il proprio Io frammentato e fragile per il vano scopo di restituire ad esso un'integrità. La pelle in questo senso permette all'individuo adolescente o adulto, deprivato in principio di cure materne, di percepire in maniera aggressiva e immediata la propria identità destrutturata per un illusorio contenimento di un'emotività intensa che la madre non è riuscita a regolare per poi dare al figlio la possibilità di saperla un giorno sentirla dunque pensarla.

La psicoanalista inglese Esther Bick ipotizzò l'esistenza di una “seconda pelle” prodotta per colmare la mancanza di un oggetto interno capace di sostenere e contenere parti del Sé attraverso un ambiente di holding e handling adeguato (Winnicott, 1979); cioè di un ambiente dove le cure materne fungono da supporto e da contenitore di un apparato psichico in formazione, dove la pelle della madre può avvolgere l'esistenza del Sé.

Dunque, questa seconda pelle è come se fosse una protesi sostitutiva, una finta pelle che possa dare la parvenza di corazza protettiva per la fragilità dell'Io.

Una delle funzioni principali della pelle, quindi, è quella di fornire alla mente le rappresentazioni costitutive dell'Io e delle sue principali funzioni e “qualsiasi funzione psichica si sviluppa per appoggio su una funzione corporea il cui funzionamento traspone sul piano mentale” (Anzieu, 1990).

Da tale concezione prende forma il concetto di Io-pelle di Didier Anzieu, psiconalista francese che esalta il ruolo predominante della pelle nella costruzione dell'Io psichico e nella sopravvivenza dello stesso assicurando alla mente costanza e solidità, grazie alla quale, inoltre, l'individuo entra in relazione con sé e con l'altro non solo fisicamente ma anche psichicamente.

L'Io pelle è indispensabile per avere una rappresentazione di se stesso come Io che contiene i contenuti psichici, a partire dalle primissime esperienze corporee.

Grazie ad esso è possibile non solo sentire ma anche pensare e la costruzione di una possibilità di pensiero è facilitata dalla percezione che abbiamo del corpo e della mente.

Nel fim “La pelle che abito” del 2011 diretto da Pedro Almodòvar, un rinomato chirurgo interpretato da Antonio Banderas, tiene come cavia, rinchiusa in una grande stanza, una bellissima ragazza di nome Vera la quale entra in scena nella parte iniziale del film indossando una calzamaglia in pelle ingegnata per proteggere l'intera superficie corporea. Durante la proiezione Vera tenterà più volte di fare a brandelli non solo il rivestimento fittizio ma la sua pelle reale attraverso comportamenti autodistruttivi come se quel corpo non lo sentisse suo. Esso sembra non appartenerle e pare inoltre non essere una fonte di interscambio con l'esterno conosciuta e funzionale alla sopravvivenza anzi, la ragazza lo rifiuta tanto da non avere nemmeno la possibilità di percepire il dolore inflitto. Ma attraverso l'istintivo spirito di autoconservazione ella imparerà le più comuni pratiche di yoga per una maggiore padronanza nonché conoscenza del proprio corpo e con la somministrazione quotidiana di oppio tenterà di rendere la realtà meno terrificante, quella verità che verrà comunicata nel momento in cui lo spettatore scoprirà che Vera era Vincent, l'uomo sospettato di aver stuprato la figlia del suo rapinatore e per questo costretto a subire una transgenesi. Il suo corpo è stato totalmente trasformato e la sua identità fatta a pezzi.

 

Sappiamo che possiamo sostenere il senso della realtà se l'Io acquisisce il certificato di esistenza conquistato attraverso il peso del corpo di un altro individuo che riconosce e vede quello che siamo perché ci sente fisicamente e ci coinvolge psichicamente.

 

 

“Si può vivere da ciechi o da sordi ma non si può vivere senza la pelle e la maggior parte della sua integrità” (Anzieu, 1990).

 

 

Approfondimenti bibliografici

 

“L'Io Pelle” Didier Anzieu

 

“Metà prigioniero metà alato” Riccardo Lombardi

 

“L'esperienza della pelle nelle prime relazioni oggettuali” Esther Bick

 

Approfondimenti cinematografici

 

“La pelle che abito” Pedro Almodòvar

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Ilaria Pellegrini

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