L'isteria

Psicopatologia dei sessi

André Brouillet - Charcot discute di una caso isterico

Intorno alla fine degli anni ’60 era molto comune, in Italia, veder protestare cortei di donne, che rivendicano con orgoglio l’esigenza di avere gli stessi diritti degli uomini. Il percorso di protesta femminista fu molto lungo e, ancora tutt’oggi, resiste contro le ingiustizie e le discriminazioni di genere. Sull’altro fronte, la società patriarcale tentò, con ogni mezzo, di bloccare tale protesta, cercando anche l’appoggio della psichiatria, nel vano tentativo di esiliare tali donne, relegandole ai margini della società e bollarle come matte, ovvero “isteriche”.

In realtà, la psichiatria poteva etichettare ben poco, poiché l’isteria, così com’era conosciuta, era il disturbo più improbabile e lontano dalla realtà, da poter diagnosticare a quelle donne.

L’isteria fa parte dei disturbi nevrotici, ossia di quelle patologie mentali che insorgono a causa di un conflitto tra più istanze psichiche. 

Nello specifico Freud individuò tre istanze: l’Es, che rappresenta il mondo istintuale e pulsionale, dove il fisico e lo psichico sono ancora indifferenziati; il Super-io, che rappresenta la moralità e l’insieme di regole che gli esseri umani e la società si sono imposti per distinguersi dagli animali, fra cui il tabù dell’incesto e del fratricidio; e infine l’Io, che funge da regolatore e, allo stesso tempo, da risultato dato dall’incontro-scontro delle prime due istanze.

Immaginiamoci, dunque, una donna dell’ ‘800, sottomessa alla società maschile, ligia alle buone maniere e al bon ton, dedita al valzer e a lezioni di dizione, impossibilitata a pensare ad atti o immagini sessuali. In questo scenario il super-io era molto forte e reprimeva e schiacciava del tutto gli impulsi sessuali della donna, che per natura, aveva.

Per intenderci, una classica personalità isterica dell’epoca è rappresentata dalla signorina Rottenmeier, del celebre romanzo “Heidi”, che, al minimo impulso o comportamento non consono alle buone maniere, rischiava uno svenimento o una tachicardia (sintomi isterici). Nelle forme più gravi di isteria, invece ritroviamo come abusi sessuali o un padre fedifrago e adultero, provocassero nella donna sentimenti di colpa e vergogna legati alla sessualità (richiamando anche delle componenti edipiche) che non potevano essere pensati né tantomeno elaborati, a causa di un severo super-io. Non potendo l’es esprimersi a livello psichico, doveva, quindi, per necessità, canalizzare le proprie spinte pulsionali psicofisiche verso l’unica altra espressione percorribile: quello fisica. Ed ecco, quindi, che ritroviamo i classici sintomi isterici, ossia l’epilessia, paralisi degli arti, cecità momentanea, perdita di coscienza e incapacità di parlare. Nonostante l’isteria fosse associata prettamente al mondo femminile (Hysteron, da greco, utero) è, comunque, possibile ritrovare tale disturbo anche nel genere maschile.

Ai giorni nostri, naturalmente, l’isterismo è mutato nelle manifestazioni, grazie alla scomparsa dell’eccessiva moralità sociale, conservando, comunque, lo stesso funzionamento intrapsichico patologico: la non accettazione di vissuti sessuali, normalmente risalenti ad una fase edipica. 

La psichiatria ha dovuto classificare l’isteria in tre sotto-tipologie: disturbi dissociativi, ossia la momentanea perdita di coscienza mentre la persona agisce un dato comportamento; disturbi di conversione, ossia sintomi fisici causati da conflitti psichici; e disturbo di personalità istrionica, caratterizzato da teatralità, egocentrismo e labilità emotiva (differente dalla personalità isterica, repressa e molto rigida). È evidente come la storia dell’isteria testimoni la trasformazione di una patologia, nel tempo, che va di pari passo con il mutamento del contesto socio-culturale, in quanto, i nuovi “isterici” possiamo ritrovarli, non solo nei classici pazienti “psicosomatici” ma anche, come afferma Barbetta, nelle pazienti anoressiche o con disturbi alimentari.

In conclusione, una paziente isterica è, fondamentalmente, una persona in conflitto con le proprie pulsioni inconsce rispetto all’emancipazione: sessuale, di donna, lavorativa, sociale o psicologica; e forse proprio per questo la psichiatria non ha potuto, con nessun mezzo, diagnosticare a quelle donne femministe neppure il più piccolo sintomo isterico.

 

 

                                                                                       Dott. Dario Maggipinto

 

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Per approfondire:

 

S. Freud (1901), Il caso di Dora, in Opere, Cit., vol. IV.

 

S. Freud, (1905), Tre saggi sulla teoria sessuale , in Opere, cit., vol. IV

 

P. Barbetta (2005), Anoressia e isteria, una prospettiva clinico-culturale, Ed. Cortina Raffaello.