Il fallimento dell'amore romantico 

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Opera di Miao Keyan per Istituto Italiano Design

Premessa dell’autrice: Il rischio nell’affrontare questo tema è che nel calderone della trovata di marketing dell’amore romantico vadano a finire anche altre forme di amore, che non è affatto l’intenzione di questo articolo. 

 

L’amore romantico è un concetto che risale al romanticismo, un movimento culturale nato in Germania tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento che coinvolge arte, letteratura e musica e si pone in contrasto con il razionalismo illuministico. Il termine romantico deriva dal termine inglese romantic, per indicare ciò che connesso al romance, cioè la letteratura fantastica tipica della letteratura medievale, in contrasto con la narrazione realistica della novel.

L’amore nel romanticismo viene rappresentato come un sentimento d’amore potentissimo caratterizzato da piacere e attrazione nei confronti dell’altro/a, una creatura perfetta che va a rappresentare il mondo intero, con il/la quale anche la passione sessuale è perfetta.

 

In questo immaginario,l’amore va spesso a braccetto con la morte.

Già molto prima del romanticismo tedesco, questi due termini si trovano strettamente interconnessi, basti pensare al mito bretone riguardante Tristano: prode, bello ed esperto in tutte le arti, ma con l'impronta di un'inguaribile malinconia; solo la regina d'Irlanda Isotta ha la capacità di guarire la sua intima ferita. La figlia di questa, Isotta la bionda, in compagnia di Tristano beve un filtro d'amore preparato dalla madre, cosicché il destino si compie. In questo mito l'amore che tormentai due amanti, viene esaltato e trasfigurato a danno della felicità e della vita stessa degli amanti. 

Qualche secolo dopo comparirà nella scena letteraria il prototipodegli amanti adolescenti contrastati, Romeo e Giulietta, dove la distanza tra l’amore e la morte si accorciae le due dimensioni trovano somiglianze l’una nell’altra.

 

Il concetto di amore romantico è così potente da essere stato definito dall’analista junghiano Johnson “l'unico grande sistema energetico nella psiche occidentale”, che nella nostra cultura ha avuto un impatto simile solo a quello della religione cattolica.

E per comprendere la portata dell’amore romantico nel nostro immaginario culturale e quindi personale, basta pensare all’idea di amore veicolata dalle classiche fiabe per bambini/e, da certi colossal romantici cinematografici e letterari, dai testi di certe canzoni d’amore.

 

Quali sono le caratteristiche dell’amore romantico?
 

La relazione totalizzante. Il/la partner va a rappresentare una salvezza per il/la dannato/a protagonistae diventa il centro della vita. Amici, famiglia, lavoro e altri contesti, spariscono dalla scena, portando (ma questa parte non viene mostrata quasi mai) ad un isolamento della coppia, che vive un appagamento totalizzante nel suo mondo autistico. Da una parte, l’isolamento è una condizione che non può durare: la coppia infatti, come ogni altro gruppo sociale, vive immersa in un contesto con cui dovrà trovare la sua personale dialettica. Dall’altra, la ricerca della salvezza nell’altro è un pericoloso meccanismo dove l’individuo riempie del/la partner i propri vuoti, perdendo così l’occasione di crescita personale che questi rappresentano e alimentando una dinamica di dipendenza affettiva (per un approfondimento si rimanda all’articolo della rivista Il Sigaro di Freud "L'arte della relazione - Sulla capacità di essere soli").

L’ossessione e la maniacalità. L’amore che consuma, essere follemente innamorati, sono rappresentazioni ben note di amore romantico. Un amore tormentato che resta eternamente bloccato nella fase dell’innamoramento, una fase spesso definita nei testi di psicologia di “ordinario trionfo maniacale” (per un approfondimento si rimanda all’articolo della rivista Il Sigaro di Freud "La coppia - Dall'innamoramento all'amore maturo"), dove l’altro/a viene idealizzato e si è invasi da scorte di felicità ed energia apparentemente inesauribili. Ma che, come ogni richiesta superiore alla norma fatta al nostro organismo, richiederà poi un bilanciamento (il momento del “down”dopo l’innamoramento, il termine dell’idealizzazione), di cui si parla poco e a cui si arriva poco preparati. Domanda retorica: è possibile conciliare la perfetta prestazione sessuale, l’inesauribile rifornimento di energie e felicità con la quotidianità fatta di normalità e piccole cose?

Lo stereotipo di genere. L’amore romantico è strettamente legato al concetto di famiglia tradizionale eteronormativa, dove ci sono un uomo e una donna e dei figli (e magari una villetta a schiera e un cane), dove i ruoli di genere sono tendenzialmente fissati e fissi (l’uomo lavora e la donna si occupa di casa e figli; oppure, se la donna lavora, l’uomo fa lavori da uomo e la donna lavori da donna; il lavoro di cura dei figli –e del marito-, la cucina e la cura della casa spettano alla donna, se non c’è “la donna -e non l’uomo- delle pulizie”, mentre l’uomo aggiusta le lampadine ecc.). Non esiste spazio per una deviazione sul tema: coppie che scelgono di non avere figli, coppie omosessuali, coppie aperte, poliamore, solo per nominarne alcune. Come non esiste spazio per separazione e divorzi perché l’amore vero dura finchè morte non ci separi.

Questi sono solo alcuni dei “miti” portati avanti dall’amore romantico, che per essere approfondito meriterebbe uno spazio ben più ampio di quello di un articolo divulgativo.

 

Quello che però emerge chiaramente è che l’amore romantico è poco realistico e molto scomodo. E a questo punto sorge spontanea la domanda: come ci liberiamo dell’amore romantico?

 

Come di un vestito scomodo: togliendolo e indossandone uno più comodo, della nostra taglia, che ci valorizzi e sia d’aiuto e non d’intralcio alla vita che vogliamo condurre.

 

Ogni individuo ha le sue peculiarità e ogni relazione che funziona trova un equilibrio tra le caratteristiche degli elementi che la compongono. 

 

Solo un ultimo mito da sfatare: le relazioni stabili e felici esistono.

                                                                               

                                                                                A cura della Dott.a Giulia Radi

Ph.D., Psicologa e Psicoterapeuta a Perugia e Roma

+39 3495887485
giulia.radi@hotmail.it

 

 

 

 

Per approfondire

Carotenuto A. (1988) Eros e Pathos. Bompiani Editore


Stromquist L. (2010) Il frutto della conoscenza. Fandango Editore

 

(film) Jarmush J. (2016) Paterson