Odio On-line

Gli Haters e l'Impensabilità dell'Altro

L'avvento di internet e dei social media ha portato diversi cambiamenti nella nostra società.

Negli ultimi venti anni sono notevolmente aumentate la diffusione, la condivisione di conoscenze e le occasioni per noi di sperimentare il nostro diritto alla libertà di espressione. I social network, in particolar modo, rappresentano una grande opportunità di comunicazione ad ampio raggio: permettono di esprimere opinioni, sperimentare nuovi comportamenti, mostrare parti di sé, passioni e pensieri velocemente e a molte persone contemporaneamente.

La riflessione che nasce è che le identità individuali e la coscienza pubblica nel mondo di oggi non vengano modellate solo in famiglia, a scuola, a lavoro, nelle strade o nei parchi pubblici, ma prendano forma, in grande misura, nella dimensione on-line. Acquistano, così, un valore elevato tutti i contenuti presenti nel cyberspazio per l’effetto che potenzialmente hanno sul nostro vivere.

 

Il fenomeno dell’odio online è caratterizzato dalla presenza crescente di messaggi di odio, razzismo, ideologie sessiste e violente sui social network.  La proliferazione e la fruibilità di tali contenuti è determinata dalla velocità, dal globalismo e dall’anonimato che lo strumento-internet riserva.

Per affrontare questo problema, società come Facebook, Microsoft e YouTube hanno concordato con l’Unione Europea delle strategie per combatterli, stilando un Codice di Condotta per la regolamentazione dell'odio razziale online che preveda la segnalazione e l’eventuale rimozione del contenuto d’odio. La questione della regolamentazione sull'odio online è solitamente presentata come un tentativo di trovare un equilibrio tra il diritto di parola ed altri altrettanto importanti diritti umani. Sicuramente è necessario garantire la libertà di espressione e di informazione, ma la comunicazione su internet non dovrebbe mai pregiudicare la dignità umana e le libertà degli altri. Dunque, abbiamo il dovere di riflettere sull’informazione che stiamo diffondendo ogni qual volta decidiamo di pigiare sui tasti “condividi”  o “pubblica”.

 

L’Odio Online è un problema complesso e multidimensionale.

La definizione più ampia del fenomeno riguarda ogni forma di espressione, condivisa nel cyberspazio, che presenti pregiudizi su sesso, razza, etnia, nazionalità, religione, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. Bersaglio del pregiudizio sono anche le condizioni economiche della vittima: pensiamo ai VIP e ai giornalisti, categorie notevolmente prese di mira dagli Haters a causa dell’equivalenza ricco=fortunato=superficiale=diverso.

 

I discorsi d’odio sono sempre, dunque,  l’espressione di un pregiudizio culturale, sociale e/o religioso avanzato da un individuo come riflesso della paura della perdita di appartenenza ad un gruppo, al suo gruppo ( di bianchi,  di uomini, di sani, di eterosessuali...).

 

Secondo la teoria del capro espiatorio di Girard, un gruppo sociale è coeso e forte quando trova un bersaglio comune da attaccare, dunque quando identifica una categoria di persone, situazioni, cose (…) come “il male” e si pone l’obiettivo di annientarla o relegarla per sopravvivere. In quella lotta comune, l’appartenenza a un gruppo plasma l’ identità dell’individuo e gli fornisce una ragione di esistere. È esattamente ciò che avviene oggigiorno nella nostra società reale (per maggiori approfondimenti si rimanda all’articolo “La società in crisi- Alla ricerca di un capro espiatorio”) e nello specchio virtuale di essa.

I commenti d’odio sono una rappresentazione di questa dinamica arcaica in cui è l’individuo singolo che agisce, attaccando un capro espiatorio e aderendo alla lotta del gruppo da cui vuole essere desiderato: nella paura irrazionale e inconsapevole di perdere parti di sé, colpisce l’altro e si protegge dal pericolo, mantenendo al sicuro la sua identità  e il suo gruppo.

La desiderabilità sociale influenza le scelte del singolo nel mondo online e prende forma nel forte desiderio si ricevere delle conferme virtuali al proprio modo di pensare, i così detti “like”.

Il profilo psicologico e sociale di un haters prevede una bassa scolarità, un quoziente intellettivo medio-basso, tratti di personalità di livello borderline e un attaccamento insicuro. L’emozione che accompagna l’odiatore è la paura e il suo meccanismo di difesa preferenziale è la proiezione; presenta, infatti, difficoltà ad entrare in contatto con suoi sentimenti aggressivi e invidiosi e ad accettarli come parti di sé.

 

Le vittime sperimentano rabbia, tristezza, dolore, angoscia, umiliazione, isolamento, paura, finanche depressione e idee di suicidio; si sentono private delle loro libertà e vittime della distruzione mediatica di parti identitarie di sé.  Sui Social Network i discorsi d’odio sono rivolti prevalentemente a soggetti di sesso femminile e rappresentano una forma subdola di violenza psicologica. Le molestie online rivolte al femminile si presentano particolarmente insidiose e qualitativamente peggiori rispetto a quelle subite da uomini e generano nelle donne un maggiore disagio emotivo.

La misoginia rappresenta un problema concreto nel mondo online e soventemente si presenta sotto forma di una doppia discriminazione, accompagnata da altro pregiudizio (sulla razza, religione, orientamento sessuale…).

Abbiamo recentemente assistito alle vicende di Chiara Bordi, la partecipante a Miss Italia 2018 attaccata, denigrata, distrutta, odiata sui social network perché donna e perché disabile - portatrice di una protesi alla gamba. Un fenomeno di doppia discriminazione che ha smosso l’opinione pubblica a difesa di una ragazza appena maggiorenne colpita da un’onda d’odio di dimensioni super. Per Chiara sono stati inviati moltissimi commenti in risposta ai messaggi d’odio, ovvero quelle espressioni di non-odio definite contro-narrazioni.

Le contro-narrazioni sono messaggi che hanno il potere di affrontare e attaccare l’odio online senza limitare la libertà di espressione degli utenti e fornendo un punto di vista diverso alla massa di odiatori. Sono risposte all'odio inviate da altri utenti che solitamente ricevono più “like” dei discorsi di odio; per questo sono considerate strategie efficaci per la lotta contro l’odio online.

Un altro movimento importante è diffondere la cultura che “virtuale” non significa “non reale”. Nella dimensione online, la possibilità di anonimato e la percezione di non essere nel mondo vero contribuiscono alla nascita e allo sviluppo dei discorsi d’odio: gli utenti si sentono maggiormente liberi di esprimere la propria opinione, non avendo consapevolezza a pieno della negatività e del valore del proprio messaggio. Ma ciò che accade online non rimane solo online: chi entra in contatto attivamente con atteggiamenti e discorsi d’odio nel cyberspazio, con più facilità li ripropone nel mondo offline; anche le vittime si trovano a rivivere le emozioni di disagio sollecitate dagli attacchi online nella vita di tutti i giorni, un condizionamento non poco significativo.

 

La mia parola d’ordine affinché ognuno porti avanti la sua personale lotta contro l’odio online è “PENSARE”.

Ogni qual volta ci parte il giudizio facile, ogni qual volta scegliamo di aderire a degli stereotipi perché ciò che conosciamo ci fa meno paura, ogni qual volta siamo spinti a sfogare le nostre frustrazioni all’esterno, ogni qual volta pensiamo che la nostra azione non abbia una grande conseguenza abbiamo il dovere di fermarci a pensare. 

Pensare a quelle aree di fragilità presenti in ognuno di noi, nell’altro ed anche in noi, sentirle e fare pace con esse.

Pensare al peso delle parole, al potere reale che hanno anche all’interno di un contenitore online; non possiamo permetterci di essere superficiali quando abbiamo nelle mani il potere di generare emozioni.

Pensare che l’impulso all’odio appartiene in primis a noi.

Pensare alla nostra identità, ai nostri bisogni, ai nostri desideri, spostando il focus su di noi, anche se è doloroso, anche se è più faticoso.

Pensare. Dobbiamo pensare -forse- solo un po' di più.

 

 

 

 

Per Approfondire

 

 

Naganna C, Sreejith A., (2018) Hate speech review in the context of online social networks. Aggression and Violent Behavior.

 

Binny M, Hardik T., Subham R., Prajwal S., Suman K. M., Pawan G. and Animesh M., (2018) Thou shalt not hate: Countering Online Hate Speech .

 

Costello M., Hawdon J., Ratliff T.N., (2017) Confronting Online Extremism:The Effect of Self-Help, Collective Efficacy, and Guardianship on Being a Target for Hate Speech. Social Science Computer Review

 

Ziccardi G. (2016) “L’odio Online”. Ed Raffaello Cortina Editore

 

Black Mirror,  Episodio 6/stagione 3 dal titolo “Odio universale” - Serie Tv di James Hawes.