Nascere straniero a casa tua

Riflessione sullo straniero che è in noi

In questo periodo si parla dell’Altro, dello straniero, del diverso, quasi ossessivamente, e sempre come se fosse qualcosa di lontano, fondamentalmente estraneo a noi, Altro appunto.Ma “L’alterità accompagna da sempre la costituzione dell’identità”.

 

Siamo in realtà abitati dall’Altro, il nostro Io è un altro rispetto a noi, scrive Recalcati citando Rimbaud, che proprio per conoscere l’Altro che lo abitava, si mise in viaggio, verso nuovi popoli e nuove possibilità. Il soggetto è costitutivamente diviso,ovvero non è una monade, chiusa, solida, bastante a se stessa, ma ha sempre bisogno dell’Altro, tende sempre verso l’Altro.

 

Nell’epoca contemporanea però il soggetto fa fatica ad accettare la propria identità contaminata, rifiuta la propria divisione, la mancanza, e in questo modo esclude l’Altro.

“La difesa estrema dell’identità, il rafforzamento dell’identità narcisistica, conduce alla distruzione della vita. Al contrario, se la vita cede alla propria protezione, se esce da se stessa, se non difende narcisisticamente il compattamento della propria identità, allora c’è possibilità di un legame vitale conl’Altro”. Rifiutando l’Altro in noi, ci chiudiamo in un odio paranoico nei confronti del diverso, dell’estraneo, dello straniero, proiettando su di lui la nostra alterità. Così si ispessisce il confine dell’identità, si irrigidisce per evitare ogni contaminazione. E in questo modo si svuota. “La difesa paranoica fa ammalare – il soggetto come le istituzioni-per difesa dell’identico.”

 

“Incontrarsi è un palazzo che crolla” cantano i Selton: L’incontro con l’altro fa crollare la fortezza della nostra identità chiusa, monolitica, scalfisce un’apertura in noi, una ferita, da cui però possiamo far entrare il mondo in noi, e in questa mescolanza trovare noi stessi...E proprio i Selton manifestano questa contaminazione insita in noi, prima ancora che nella loro musica, nelle loro vite. Infatti sono brasiliani ma le loro origini sono in Germania, Polonia, Egitto, si sono rincontrati dopo anni a Barcellona, dove cantavano in inglese, e ora vivono a Milano. Cantano in inglese, portoghese, spagnolo, italiano e fa sorridere, ai concerti, il loro ringraziare talvolta in portoghese, talaltra in spagnolo oin italiano. Perché non c’è mai solo una lingua, non c’è mai solo una nazionalità, lo straniero è dentro di noi, dentro ognuno di noi scorre il sangue di migliaia di popoli, siamo contaminati, scissi, diversi, uguali...

 

Ed è quindi del tutto inutile e sciocco chiudersi all’Altro, in quanto equivarrebbe a chiudersi a noi stessi. Allo straniero che siamo noi, per noi stessi...

 

Dott.sa Mariangela Padovani

 

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondire

 

1 https://youtu.be/h5AqP8rEpDQ, Manifesto tropicale, Selton, 2017
2 Recalcati, M, l’uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica. 2010, Raffaello Cortina editore
3 Manifesto Tropicale, Selton, 2017, Universal Music