Ospedali psichiatrici giudiziari

Ospiti poco graditi

Siamo a marzo 2015 e sulla stampa nazionale si legge che a fine mese è prevista la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Si tratta in realtà di una notizia che si legge ormai da fin troppo tempo e caratterizzata da continui e apparentemente infiniti rinvii. All'incirca nell'anno 2010 l'attuale sindaco di Roma Ignazio Marino, allora in veste di presidente della commissione d'inchiesta sull'efficacia e efficienza del Sistema Sanitario Nazionale, visitò gli Opg ancora in funzione in Italia, potendo osservare con i propri occhi in quali pessime condizioni vivevano le persone ricoverate. Le ispezioni a sorpresa permisero alla commissione di documentare una situazione decisamente distante rispetto a quelle che vengono considerate caratteristiche fondamentali di un luogo di cura. Nella relazione redatta per il Senato della Repubblica di fatti venne riportato che quasi tutti gli Opg presentavano gravi carenze strutturali ed igienico sanitarie. Gli standard erano molto più vicini a quelli di carceri ed istituzioni manicomiali, piuttosto che a quelli dei servizi psichiatrici presenti sul territorio Italiano. La parola Ospedale non si addiceva molto a questi luoghi. Veniva inoltre documentata la povertà di personale sanitario di tipo medico, infermieristico, riabilitativo, educativo, ausiliario e sociale. 

La scarsa dotazione di personale impediva di raggiungere i livelli assistenziali necessari. La realizzazione di un progetto riabilitativo personalizzato non era neanche lontanamente pensabile. Col terzo e ultimo punto, che suona quasi come un'inevitabile conseguenza, la commissione testimoniò la presenza di pratiche di contenzione fisica e ambientale che, oltre a sembrare inadeguate dal punto di vista clinico, sembravano anche essere lesive della dignità delle persone. Sia le pratiche di contenimento fisico che quelle psicofarmacologiche non venivano attuate con le necessarie cautele né secondo la finalità di un miglioramento clinico. La commissione affermò che l'utilizzo dei farmaci spesso si rivelava improprio rispetto alla finalità terapeutica degli stessi. Emerge il quadro di una totale mancanza di cura e di una lontananza abissale da quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di un ospedale.

Ma dal 2010 sono ormai passati cinque anni e gli Opg ospitano ancora i loro Ospiti Poco Graditi, pazienti fin troppo pazienti, dei quali con gran facilità si dimentica che si tratta di persone affette da patologie psichiche. Essere affetti da una patologia in Italia, dovrebbe dare automaticamente il diritto di essere curati. È ovvio che nel caso di questi ospiti non è stato così, rinchiusi in luoghi più simili a carceri o manicomi, senza avere la minima possibilità di essere curati, riabilitati, reinseriti o che dir si voglia. Le parole in realtà fanno la differenza, ma non è questo il luogo per aprire una trattazione fin troppo lunga sulle diverse impostazioni di pensiero e metodo che contraddistinguono interventi terapeutici, riabilitativi, educativi, assistenziali, ecc... Ciò che invece vorrei evidenziare e sottolineare, scrivere, affermare, dire e ribadire, in questo articolo è che questi ospiti, nella maggior parte dei casi non hanno ricevuto alcun tipo di trattamento: sono solamente stati esclusi dalla società in nome della loro pericolosità sociale. Sarebbe da ingenui non voler riconoscere la necessità di misure restrittive di fronte a persone che hanno commesso omicidi o violenze efferate. Ma ritengo indispensabile ribadire la differenza che in teoria si sarebbe dovuta riscontrare tra carceri e Opg: una persona che ha commesso tale reato a causa di una patologia psichica ha il diritto di ricevere un trattamento sanitario in un luogo che rispetti gli standard del Sistema Sanitario Nazionale. Ma aggiungo che oltre ad essere un diritto per il soggetto è allo stesso tempo un dovere e un'occasione per la società. L'occasione di non cedere a logiche vendicative o repressive che hanno caratterizzato e sempre caratterizzeranno le epoche più oscure della storia dell'umanità. L'occasione di porsi degli interrogativi e cercare di comprendere il nesso tra la patologia psichica e la violenza espressa commettendo il reato. Senza cadere nella trappola dell'incomprensibilità della patologia psichica, ma coinvolgendo le professionalità necessarie e investendo adeguatamente in un settore della sanità troppo spesso bistrattato e dimenticato.

A questo punto non resta che sperare che la chiusura degli Opg, attualmente ancora fissata per l’ormai prossimo 31 Marzo, possa portare a ripensamenti e a veri cambiamenti di rotta. La decisione di chiudere queste strutture è nata proprio dall'idea di non poter più tollerare simili orrori. Ma al di là dello sdegno, siamo in grado di ovviare in maniera diversa, civile, dignitosa e funzionale all'intricata e complessa questione degli autori di reato affetti da patologie psichiche? 

Jack Nicholsom - Qualcuno volò sul nido del cuculo

Siamo di fronte ad un provvedimento che porterà solamente allo spostamento di un organo sempre uguale a se stesso da un luogo ad un altro, oppure siamo di fronte ad un cambiamento nella mentalità con cui verrà affrontata questa questione?

Attualmente sono circa 700 i soggetti rinchiusi negli Opg. Dal 31 Marzo alcuni saranno dimessi e altri saranno trasferiti presso le cosiddette Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria (REMS). Queste strutture si occuperanno della valutazione e stabilizzazione del quadro clinico per indirizzare poi il soggetto verso una riabilitazione psicosociale.

Sono passati cinque anni dal 2010, ma bisogna comunque ricordare che il nostro Paese sta tentando di realizzare qualcosa di unico nel mondo, continuando sulla scia della deistituzionalizzazione avviata ufficialmente dalla Legge 180, meglio nota come Legge Basaglia. Ma vorrei anche aggiungere che gli Opg sono una realtà postuma a quella legge, resistiti ad un cambiamento caratterizzato da tante nuove parole, ma che poi purtroppo non ha dimostrato una solidità nel pensiero, nelle idee e nei fatti. Ce la faremo questa volta a dare la giusta importanza alle parole?

 

 

                                                                                       Dott. Roberto Zucchini