Psicologia in Musica

Vaffanculo di Marco Masini

1993. Solo tre anni prima, il giovane cantautore fiorentino aveva trionfato con Disperato all’ultimo Festival di Sanremo piazzandosi primo nella sezione “Novità”. Adesso, quel brano contenuto nel suo secondo lavoro, sembrava destinato a destare scalpore a partenza dal fiero titolo che portava. Vaffanculo. Questo brano, con oltre 800 mila copie vendute, all’epoca rappresentò una vera e propria rivoluzione nel panorama musicale italiano: Masini attua una rottura dagli schemi precedenti, intanto grazie all’uso libero del suo titolo, ripetutamente urlato all’interno del testo e subito dopo attraverso gli ingombranti contenuti che racchiudeva in sé e che a suo tempo fecero (non poco) storcere il naso agli addetti ai lavori, ma anche ai fautori del perbenismo più estremo.

Siamo nei primi anni ’90 e con Vaffanculo viene sdoganato l’uso delle parolacce all’interno delle canzoni. In particolare, questa, di canzone, incontrò non pochi ostacoli sul suo cammino prima d’imporsi al vasto pubblico che seguiva adorante il cantante. La stampa di allora – preoccupata dalla disarmante verità dei testi di Masini, la sua vera forza - tentò di farlo passare come un artista volgare e portatore di negatività. Uno sfigato, insomma. Ma tutto ciò non bastò a fermare orde di fedeli ragazzini al seguito, pronti a presenziare ai suoi concerti e ad appoggiare il proprio idolo, la cui canzone, in quegli anni così confusi sul piano socio - politico, divenne ben presto il manifesto d’una generazione di adolescenti spauriti, talmente feriti da non riuscire a gridare da sé quote di rabbia e dolore e che perciò, identificandosi presto col “Maso”, ne chiedeva simbolicamente in prestito voce e parole, riflessi dello stesso pensiero sottostante e ribelle. Con la sua potente modernità, Vaffanculo giunge ai piani alti come una bomba atomica, la cui portata è tale da sconvolgere e lasciare nel dubbio le case discografiche circa l’opportunità di produrre o meno la canzone. Se farla venire alla luce, promuoverla, o no. Ovviamente, la volontà dei più era quella di censurare e cambiare giusto il titolo del brano, snaturandolo e imbrigliandolo in qualcosa che con la personalità di Masini aveva molto poco a che fare. Dato il conformismo dilagante a quei tempi, passare il pezzo via radio piuttosto che presentarlo “live” in televisione, destava un imbarazzo neanche tanto velato, così, per ovviare all’inconveniente, alcune emittenti bandiscono Vaffanculo.

Il testo – dal sapore decisamente autobiografico - altro non è che una denuncia sincera rivolta agli interessi e all’ipocrisia delle case discografiche; al business, in cui numeri e vendite sembrano essere tutto ciò che realmente conta. La forma sembra avere la meglio sulla sostanza, e la musica è qui defraudata del suo potere sin nel profondo. E’ un urlo disperato e catartico contro il Dio Denaro e le sue trappole dorate. Contro le raccomandazioni e la giostra di promesse e favori fatti agli amici degli amici. Aderire o meno a quel sistema di tacite regole, sembrava essere di per sé un elemento necessario e sufficiente a dettare il futuro d’ingenui artisti in erba e per far ciò Masini porta nel testo la sua amara e diretta esperienza coi produttori d’allora. Così, dopo anni di silenzio assordante, il cantante decide di mettersi coraggiosamente a nudo, illustrando tutte le peripezie incontrate nell’ambiente musicale prima di divenire un’artista affermato. Ora ha deciso di vuotare il sacco ed il suo ha tutta l’aria d’essere una confessione dannatamente autentica, volta a chi saprà accogliere verità parecchio scomode.  

 

 

Se mi guardo nello specchio con il tempo che è passato

Sono solo un po’ più ricco più cattivo e più invecchiato

E’ l’amara confessione di un cantante di successo

Forse è l’ultima occasione che ho di essere me stesso

 

 

Masini continua poi soffermandosi sul mancato appoggio dei propri cari, contrari sin dagli albori e che evidentemente - avendo in serbo per lui ben altri e chiari progetti di vita – venuti a contatto con quella solitaria ostinazione e la potente caparbietà, figlie delle sue velleità artistiche, riversarono su di lui il proprio malcontento generale.

 

 

Quando ho smesso di studiare per campare d’illusioni

Sono stato il dispiacere di parenti e genitori

Ero uno di quei figli sognatori adolescenti

Che non vogliono consigli e rispondono fra i denti

Vaffanculo Vaffanculo

 

 

Entra poi nel vivo della questione, scagliandosi contro le case discografiche che ostacolano l’ascesa di giovani artisti perché mossi da preconcetti o interessi d’ordine superiore. Così, spiega quanto alcuni convincimenti pregiudizievoli sul suo conto - basati solo sull’analisi superficiale del suo aspetto di facciata - gli valsero il titolo di “iettatore”, di personaggio funesto, cosa che per un certo tempo ne condizionò non poco la carriera. I discografici erano certi che non avrebbe mai sfondato. Masini lascia qui fluire tutto il suo dolore rabbioso, serbato per anni. Per il cantante fu impresa ardua liberarsi da quel titolo infamante, che nei fatti oscurò e addolorò profondamente il suo spirito, al punto da indurlo ad eclissarsi a lungo dalle scene, salvo poi tornare alla ribalta: con tanta voglia di riscatto, fortificato dal passato e dall’affetto del suo pubblico, Masini è ora mosso dall’amore per la musica che diviene così il suo strumento di comunicazione preferenziale.

 

 

Ma la musica è cattiva è una fossa di serpenti

E per uno che ci arriva quanti sono i fallimenti

Mi diceva quella gente che s’intende di canzoni

Hai la faccia da perdente mi dispiace non funzioni

Masini Vaffanculo

Vaffanculo

Non importa se ho pianto e sofferto

Questa vita fa tutto da sé

Nella musica ho solo scoperto il bisogno d’amore che c’è

 

 

Torna a decantare il finto perbenismo di certi ambienti, la convenienza d’un’espressione omologata nel pensiero e la difficoltà di far carriera per un cantante rock. Denuncia la profonda fragilità della gioventù dell’epoca, che sente forte la necessità d’identificarsi col proprio idolo; è una generazione che affida e racchiude il proprio male di vivere – che alle volte si fa cruda tragedia - alle lettere cariche di rabbia e speranza indirizzate al proprio mito e verso cui Masini avverte una profonda e pericolosa responsabilità, che sente di non volersi assumere.

 

 

Chi lo sa che cosa è vero in un mondo di bugiardi

Non si può cantare il nero della rabbia coi miliardi

Siamo tutti conformisti travestiti da ribelli

Siamo lupi da interviste e i ragazzi sono agnelli

Che ti scrivono il dolore nelle lettere innocenti

E la loro religione è di credere ai cantanti

Ma li trovi una mattina con la foto sul giornale

In quell’ultima vetrina con la voglia di gridare al mondo

Vaffanculo Vaffanculo

 

 

Questo senso di responsabilità si fa via via più pressante e coscienzioso nei versi a venire, quando il cantante decide di levarsi di dosso l’aura da profeta che i media e gli strateghi del marketing hanno deciso di assegnargli, sottolineando come di contro lui non si ritenga il detentore onnipotente di alcuna verità assoluta, né pensi di essere un infallibile santone che si arroga il diritto di spiegare agli altri quale sia il vero senso della vita: prende posizione Masini e coraggiosamente va contro i dettami della macchina da business che tanto aveva deciso al suo posto. Piuttosto, preferisce calarsi in mezzo agli altri, autenticamente, porsi al livello di quelle masse che lo ascoltano adoranti e vestirsi solo della sua verità, rivolgendosi ai suoi sostenitori ma anche ai detrattori, che tanto dolore gli avevano prodotto.

 

 

Mi dimetto da falso poeta

Da profeta di questo Fan’s club

Io non voglio insegnarvi la vita perché ognuno la impara da sé

Me ne andrò nel rumore dei fischi

Sarò io a liberarvi di me

Di quel pazzo che grida nei dischi

Il bisogno d’amore che c’è

Ora basta io sto male non è giusto

Vaffanculo

 

 

Si dice che l’ultima parte del brano sia dedicata ad un finto amico di Masini, identificato nel noto critico musicale Red Ronnie: questo "santone dai capelli rossi", data la sua influenza in campo musicale, sembra esser stato a suo tempo uno strenuo divulgatore di calunnie e ingiurie rivolte a Masini (che definì “funesto”). Finalmente buttato fuori tutto il veleno trattenuto ingiustamente negli anni addietro, Masini si sente come alleggerito dal peso di un fardello sulle spalle; forte della sua autenticità (per un approfondimento, si rimanda all’articolo “Il Falso Sé – Sul sentimento di autenticità"), sente ora di essersi liberato di quella maschera, che producers and co. gli avevano come cucito addosso suo malgrado, creando a loro immagine e somiglianza il personaggio Masini in cui stentava a riconoscersi ed oscurando Marco e la verità della sua anima.

 

 

Nello specchio questa sera ho scoperto un altro volto

La mia anima è più vera della maschera che porto

Finalmente te lo dico con la mia disperazione

Caro mio peggior nemico travestito da santone

Vaffanculo Vaffanculo

Vaffanculo Vaffanculo

 

 

 

 

 

Dott.ssa Carmela Lucia Marafioti

 

Riceve su appuntamento a Larino (CB)
(+39) 327 8526673

cl.marafioti@hotmail.com

Per Approfondire:

 

Winnicott D. W. Sviluppo affettivo e ambiente, Armando Editore, Roma, 2003 

 

AA. VV. Il pensiero di D.W. Winnicott, Armando Editore, Roma, 1982