Sessualità nel mondo

Aspetti culturali e cross-culturali della sessualità

Definito come “normale” in tutte le culture

 

Questa categoria comprende quegli aspetti della sessualità che sono normalmente accettati e considerati normali sia nella cultura occidentale che in altre culture tradizionali. Forse il più importante aspetto culturalmente condiviso è il riconoscimento nel nesso causale che lega una gravidanza ad un rapporto sessuale: questa è una convinzione ritenuta universale in tutte le culture, anche in quelle che fino a qualche decennio fa si riteneva fossero un’eccezione (gli abitanti delle isole Trobriand nella Melanesia nord-occidentale, studiati da Malinowski negli anni ’30). Un altro aspetto della sessualità che rientra in questa categoria è l’importanza, per la donna, di un trasporto affettivo per poter essere coinvolta in un rapporto; questo aspetto viene considerato secondario per l’uomo, maggiormente attivato dagli stimoli fisici ed estetici. Questa considerazione è comune a tutte le culture studiate, anche quelle polinesiane (isole Samoa e isole Mangaia), le quali sebbene siano tolleranti nei confronti dei rapporti sessuali senza coinvolgimento nelle donne, li considerano comunque come svilenti per la reputazione della donna.

 

 

Definito come “normale” nella cultura occidentale e “anormale” in altre culture

 

In questa categoria rientrano quegli aspetti della sessualità generalmente accettati e considerati normali nella cultura occidentale ma non in altre. Un esempio è la concezione della sessualità dei Kogi, un popolo agricolo della Colombia settentrionale: essi infatti credono che la terra sia del tutto impregnata di sperma e che eventuali ulteriori spargimenti sarebbero dannosi. Gli atti sessuali sono considerati cattivi e pericolosi e l’ideale a cui tendere sarebbe la completa astinenza. La masturbazione, quindi, è considerata come qualcosa di mostruoso ma in realtà è molto frequente; i Kogi sono forse l’unico popolo al mondo in cui i maschi considerano la masturbazione più soddisfacente del rapporto sessuale. Un'altra situazione che rientra in questa categoria è quella della tribù africana degli Zande: sebbene in Occidente l’omosessualità femminile sia più accettata e meno discriminata di quella maschile, in questa tribù l’omosessualità maschile è considerata normale e istituzionalizzata all’interno della società, mentre quella femminile è duramente condannata.

 

 

Definito come “anormale” nella cultura occidentale e “normale” in altre culture

 

In questa categoria sono incluse quelle manifestazioni della sessualità che sono accettate in alcune culture ma sono considerate “anormali” nella cultura occidentale. Un esempio sono alcune sette buddiste, gianiste e indù, le quali ritengono che lo sperma sia la sede di una forza molto potente che deve essere conservata, quindi inibire l’eiaculazione è molto diffuso durante il rapporto sessuale – una pratica che invece nella nostra cultura è sinonimo di un disturbo sessuale. Per quanto riguarda l’omosessualità maschile, recentemente meno discriminata in Occidente ma comunque non ancora totalmente accettata, molti antropologi hanno riscontrato di come sia accettata e a volte anche istituzionalizzata in alcune culture. Per esempio l’antropologo Edgar Gregersen ha analizzato il comportamento sessuale di 294 società tradizionali, scoprendo che delle società che conoscevano e avevano una posizione nei confronti dell’omosessualità maschile, il 31% lo condannava e il 69% lo approvava.

 

 

Definito come “anormale” in tutte le culture (occidentale + altre)

 

L’ultima categoria comprende quegli aspetti della sessualità che non sono accettati né nella nostra cultura né in altre. Una condizione che rientra in questa categoria è quella del koro, un disturbo diffuso soprattutto in Cina ma anche in alcuni popoli del Pacifico (dove invece viene chiamato tiranaro); questo disturbo è caratterizzato da una forte paura che il pene si rimpicciolisca, che si ritragga nell’addome e che quindi sopraggiunga la morte. Il koro può presentarsi in forma sporadica, e talvolta è comparso anche in Occidente, ma in Cina spesso si presenta in forma epidemica: in questo caso viene considerata una malattia sociale mantenuta da convinzioni culturali che influenzano tutta la popolazione e non solo gli individui direttamente colpiti. Anche una condizione chiamata matabo, presente presso il popolo dei Ganda dell’Uganda, rientra in questa categoria: questo disturbo è caratterizzato dal fatto che la donna è in grado di avere un rapporto sessuale solo dopo che l’uomo ha tentato di strangolarla. Questo quadro rimanda direttamente al ben noto fatto che, nell’uomo, lo strangolamento produce una sensazione di piacere che facilita l’orgasmo.

 

In conclusione, quando osserviamo tutto ciò che riguarda la sessualità, ma non solo, dobbiamo ricordarci di tenere in considerazione quelle che sono le convinzioni, le teorie del mondo e della mente, le teorie su salute e malattia che stanno alla base delle varie manifestazioni della sessualità. Qualsiasi fenomeno deve essere guardato tenendo a mente la forte parzialità del giudizio di normalità/anormalità.

Il concetto di disturbo sessuale può essere considerato frutto di un’interpretazione cognitiva di alcuni sintomi (prodotti da cause biologiche, psicologiche o entrambe) secondo categorie che si basano su teorie culturalmente dominanti in questo periodo storico; di conseguenza, anche le terapie e gli studi scientifici sono correlati agli aspetti culturali, alle interpretazioni e alle credenze che ne sono alla base.

Un aspetto comune a tutte le culture è la ricerca di cause e di spiegazioni per gli eventi e gli aspetti significativi dell’esistenza delle persone. Anche per il campo delle malattie del corpo, della mente, e nel nostro caso specifico della sessualità, in varie culture e in vari momenti storici sono state sviluppate molte interpretazioni, naturali o soprannaturali, che sono state integrate o meno della cultura di quella società.

Una teoria della “patologia” implica una teoria della “normalità”, che però è estremamente difficile da definire visto che -oltre alla definizione statistica di normalità- esistono altre definizioni di natura culturale. Se pensiamo alle varie manifestazioni della sessualità, possiamo quindi analizzarle considerandole in senso “normale” o “patologico”, in base alla valutazione di normalità secondo le culture occidentali o altre culture tradizionali. Di seguito, illustriamo quattro categorie suddivise secondo la concordanza o meno della valutazione di normalità nelle culture occidentali e nelle altre culture.

 

 

Per Approfondire:

 

 

Gregersen, E. (1987). Pratiche sessuali. L'amore nel mondo: antropologia della sessualità. Lyra Libri

 

Dèttore, D. (2001). Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale. New York: McGraw-Hill Education.

 

 

Dott. Francesco Artegiani

 

Riceve su appuntamento a Perugia
(+39) 347 6449741
francescoartegiani@gmail.com