Schizofrenia

La psicosi come viaggio onirico

 

 

Per approfondire

 

  • Malidoma Patrice Somè e M. Cancia, Dell’acqua e dello spirito. Magia, rituali e iniziazione nella vita di uno sciamano africano, 1999, Il Punto d’incontro.

  • Marguerite A. Sechehaye, Diario di una schizofrenica, 2006, Giunti.

Pochi giorni fa, durante il mio turno di lavoro, un ragazzo proveniente da un paese molto piccolo della Nigeria, ha avuto una crisi psicotica per la quale è stato necessario il ricovero in ospedale.

Nel suo paese d’origine lui era uno dei più importanti Sciamani del villaggio, era considerato un Dio proprio per il suo grande “potere” nel vedere cose o persone non visibili agli altri. Il Vudù che viene praticato in Africa, soprattutto in Nigeria e in Ghana, è una vera e propria religione e letteralmente si traduce in: “Dio Creatore e Grande Spirito” e utilizza riti ancestrali. Secondo questa religione, sono gli spiriti a determinare gli avvenimenti terreni e di conseguenza solo una persona con particolari capacità, cioè lo Sciamano può entrare in contatto con loro, per trovare la soluzione a un determinato problema. Lo Sciamano quindi si offre come “ponte” tra il mondo reale e quello ultraterreno. Solitamente questo ruolo è ricoperto da una persona, la maggior parte delle volte un uomo, che ha ricevuto “la chiamata” dagli Spiriti: è considerato il guaritore, l’esorcista e il predicatore del villaggio, l’unico in grado di allontanare il male attraverso dei riti che somigliano molto a quelli che, in Occidente, appartengono a ciò che viene chiamato: Magia Nera.

In letteratura molti autori hanno paragonato questi riti a una forma molto grave di psicosi, altre volte all’isteria. Lo sciamano dopo aver ricevuto la chiamata, intraprende un “viaggio” onirico che lo vede coinvolto prima in uno stato di Trance, cioè uno stato psichico alterato, raggiunto spesso attraverso l’assunzione di allucinogeni che consentono allo sciamano di mettersi in contatto con le forze ultraterrene; successivamente attraversa una fase di metamorfosi che prevede la trasformazione nell’animale che lo proteggerà nel futuro e infine ci sarà un vero e proprio combattimento durante il quale proverà a sconfiggere gli spiriti malvagi; la fine di questo viaggio onirico segnerà il ritorno ad uno stato di coscienza.

Malidoma Patrice Somé è uno degli autori che meglio ha approfondito questo argomento, che molto spaventa noi Occidentali, in uno dei suoi testi, afferma l’importanza delle malattie mentali nelle tribù africane in quanto segnano la nascita di un nuovo guaritore.

 

Quando il ragazzo è stato dimesso dall’ospedale con diagnosi di Schizofrenia e quindi con una cura farmacologica, ho avuto modo di fare un colloquio con lui, in quel momento mi sono ritrovata a riflettere sull’enorme differenza tra nostre culture e sull’importanza di averne consapevolezza. Quello che per lui era la normalità e anzi un dono, cioè uno stato di Trance che gli ha consentito di entrare in contatto con gli Spiriti, per noi invece era sintomo di una patologia Psichica significativa e invalidante.

Eugen Bleuler, psichiatra svizzero, nel 1908 ha coniato il termine Schizofrenia, che letteralmente significa “mente divisa”, l’attenzione viene infatti posta proprio sulla suddivisione e frammentazione delle funzioni mentali.

La Schizofrenia è una forma di Psicosi cronica caratterizzata da sintomi che provocano un’alterazione del pensiero, del comportamento, e dell’affettività. Questi sintomi riguardano principalmente allucinazioni uditive e visive, pensieri deliranti e discorsi disorganizzati.  Frequentemente vengono etichettati come “pazzi” proprio per la stranezza dei comportamenti, di conseguenza anche le relazioni sociali saranno compromesse così da causare un aggravarsi dei sintomi. I malati sono persone che nella nostra cultura vivono in uno stato di grande solitudine, soprattutto perché sono consapevoli di non essere creduti dal mondo circostante.

La Schizofrenia non compare quasi mai in modo isolato, la componente genetica sembra giocare un ruolo importante, ma anche i fattori ambientali possono contribuire a determinare l’insorgenza del disturbo.  Il trattamento farmacologico è fondamentale in questi casi: nel momento in cui la persona inizia ad assumere le terapie assegnate allora è possibile anche iniziare un percorso di psicoterapia. Nei casi più gravi può essere necessario il ricovero ospedaliero, soprattutto quando le allucinazioni o i deliri portano la persona a tentare il suicidio.

Da questa breve descrizione, che vuole essere solo una delle tante possibili riflessioni, è sicuramente chiaro a tutti quanto la componente culturale influisca nel considerare determinati comportamenti come patologici o come un dono concesso da entità superiori all’uomo.

 

 

 

 

Dott.ssa Serena Bernabè

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