Sopravvivere cambiando

Perchè cadono le foglie?

 

 

 

 

 

 

 

 

    

 

 

Dott.ssa Giulia Radi

+39 3495887485

giulia.radi@hotmail.it

 

 

 

 

 

L’autunno è una stagione di passaggio che segna in maniera dolce e graduale la fine dell’estate. È una stagione che da sempre suscita un fascino malinconico quasi romantico, ed è stata celebrata con i linguaggi artistici più disparati.

In autunno si assiste al fenomeno del foliage, in cui le verdi foglie estive prima si tinteggiano di tutte le sfumature di giallo arancione e rosso, poi si lasciano cadere. Il foliage è un fenomeno tipico delle aree temperate, aree in cui esiste (o meglio, dovrebbe esistere) una stagionalità ben distinta e dove le latifoglie spoglianti rappresentano la parte più cospicua della vegetazione.

In estate le foglie sono verdi perché sono ricche di una molecola verde, la clorofilla, che è in grado di assorbire la luce del sole necessaria per la creazione di zuccheri nella pianta, che permetteranno poi a fiori e frutti di crescere. La luce del sole è composta dai colori di un arcobaleno, ognuno con la propria lunghezza d’onda. I colori che vediamo quando guardiamo una foglia sono le onde che la foglia non assorbe, cioè quelle che rimbalzano per arrivare ai nostri occhi. La clorofilla, non assorbendo il verde, lo rifrange sulla nostra retina.

Perché proprio il verde? Gli studiosi non hanno ancor trovato una risposta, ritengono un caso che gli alberi siano verdi e non blu, gialli o rosa per esempio. 

In autunno, prima che le foglie cadano, la clorofilla diminuisce e lascia spazio ai pigmenti sottostanti (carotenoidi e antociani) e le combinazioni di rosso arancione e giallo emergono.

Una volta ingiallite le foglie, le piante si spogliano per difendersi contro il freddo che verrà. Si tratta di un processo complesso che ha richiesto millenni di evoluzione per raggiungere questa raffinatezza. Le piante sono infatti in grado di percepire le mutate condizioni ambientali come la discesa delle temperature, l’accorciarsi delle giornate, il variare dell’intensità nella radiazione luminosa, e a queste sanno rispondere.

Le foglie quindi, fino a quel momento motore della pianta con il processo della fotosintesi, con l’inverno diventerebbero un peso inutile e un pericolo, per la capacità di trattenere la neve, appesantirsi e creare danni alle branche se non all’intera stabilità.

Così in autunno, il progressivo raffreddamento delle temperature, mobilizza lentamente le sostanze contenute nelle foglie (zuccheri e altre sostanze organiche) verso il tronco, mentre la clorofilla si degrada determinando il mutamento del colore.

 

Adesso il lettore si domanderà: cosa c’entra la spiegazione fisica di un fenomeno comune con una rubrica di psicologia della vita quotidiana? Nel suo brillante romanzo “Metafisica dei tubi”, Amelie Nothomb afferma che le piante hanno una vita complessa, tanto quanto gli esseri umani: “tremano all’approssimarsi del temporale, piangono di felicità all’alba, si armano di disprezzo se vengono aggredite e si esibiscono nella danza dei sette veli all’arrivo della stagione dei pollini. Hanno uno sguardo senza ombra di dubbio, anche se nessuno sa dove sono le loro pupille”.

Sulla scia di questa antropomorfizzazione delle piante, potremmo pensare che le foglie, una volta fiorite e fruttate, vivano il contraccolpo dell’adrenalina che si scarica, come accade a tutti noi dopo un’ardua impresa. Prima che le energie si esauriscano completamente e arrivi il letargo invernale, esse scelgono di impegnarsi in un’ultima impresa trasmettendo le sostanze nutritive ancora in loro alla pianta madre per poi lasciarsi cadere. Questo meccanismo richiama una sorta di atto di gratitudine nei confronti della pianta madre e, allo stesso tempo, un’apertura a un turn over, cioè la possibilità che l’anno successivo quelle stesse energie, potenziate dal riposo, possano essere linfa vitale per nuove foglie.

Come spesso accade, osservare la spontanea evoluzione della natura ci insegna che l’inverno ha una sua scadenza, così come l’estate. Niente dunque dura per sempre, le cose brutte ma nemmeno quelle belle.

Allo stesso modo ci insegna che ogni stagione ha la sua sfida e che, mentre durante l’estate la foglia deve esser pronta a succhiare energie per produrre bellezza e bontà (fiori e frutti), durante l’autunno deve accettare l’inevitabile cambiamento, restituire il carburante rimasto per poter poi andare a riposare, lasciando spazio alle nuove foglie che verranno l’anno successivo.

Traducendo il messaggio delle piante, la vita è cambiamento ed è fondamentale lasciarci portare dalla corrente anziché opporsi ad essa: il tempo non si può fermare né riavvolgere. Accogliendo il cambiamento sapremo cogliere il tempo per seminare e il tempo per raccogliere, entrambi fondamentali perché il processo si realizzi. Sarà infine fondamentale capire il giusto momento per passare il testimone, lasciando spazio a chi ha più energie e meno esperienza.

Nel Qoelet, un libro contenuto nella Bibbia, vi è un bellissimo passo che ci suggerisce come nella vita ci sia "un tempo per ogni cosa". Osservare i processi naturali, in cui noi come uomini siamo inseriti seppur talvolta ce ne dimentichiamo, possiamo comprendere come in natura il cambiamento sia inevitabile e funzionale alla sopravvivenza. Così per noi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondire:

 

 

Nothomb A. (2000) Metafisica dei tubi

 

Thompkins P. (1973) La vita segreta delle piante