Storie sotto l'albero

Tra vecchie e nuove narrazioni

Pochi giorni fa, mio figlio mi ha dato un grande insegnamento.

Lo vedevo piuttosto inquieto tutte le volte che in casa, davanti alla sorellina di 5 anni, si parlava dell’arrivo di Babbo Natale. Lui, quasi undicenne, sebbene sia molto felice di godere dell’atmosfera natalizia e di partecipare attivamente alla disposizione di ogni addobbo, a Babbo Natale non crede più da un paio d’anni. E, quest’anno, sembrava proprio non tollerare questa “messa in scena” della letterina e dell’anziano signore con la barba lunga e bianca che avrebbe trovato il modo ancora una volta (e nonostante il Covid-19) di lasciare i suoi doni per i bambini, nelle case di ogni famiglia.

Rimasti soli, ad un certo punto mi dice: “non è giusto! non vi vergognate voi genitori a raccontare bugie ai vostri figli?”.

Non è la prima volta che mi sono sentita in difficoltà (e sono sicura che non sarà nemmeno l’ultima) e sul momento gli ho detto che mi dispiaceva che questo lo rendesse nervoso; poi gli ho chiesto di aiutarmi nel non svelare la verità alla sorella, perché questo avrebbe reso il suo Natale meno magico.

L’ho visto meno agitato, ma più perplesso. Quanta responsabilità gli avevo affidato! Non solo gli avevo mentito per anni e anni, ma ora gli chiedevo anche di essere complice di una bugia. E, cosa decisamente peggiore, la conversazione era stata spostata da ciò che provava lui (il suo desiderio di comprendere le motivazioni che guidano il mondo degli adulti) al comportamento più appropriato che avrebbe dovuto tenere, per non turbare la sorella.

Per fortuna, a tutto c’è rimedio e, complice la magia del Natale ma soprattutto la prontezza dei social, sono incappata in una storia che mi ha molto emozionata e che riporto di seguito:

Figlio: Papà, ormai sono grande abbastanza. Esiste davvero Babbo Natale?

Papà: Va bene, credo che tu sia diventato grande. Ma prima che ti dica tutto, devo farti una domanda. Ti devo dire che conoscere la verità è un dono pericoloso. Una volta che sei a conoscenza di qualcosa, non puoi più tornare indietro. Una volta che saprai la verità su Babbo Natale, non lo capirai e non lo penserai più come prima. Quindi la mia domanda è: sei sicuro di volerlo sapere?.

Pausa.

Figlio: Si lo voglio sapere

Papà: Ok te lo dico: Si Babbo Natale esiste

Figlio: Veramente???

Papà: Si veramente, ma non è un anziano signore con la barba lunga, bianca, ed un vestito rosso. Questo è quello che si racconta ai bambini. Sai i bambini sono troppo piccoli per conoscere la vera essenza di Babbo Natale, così glielo spieghiamo nel solo modo in cui possono capirlo. La verità su Babbo Natale è che non è per niente una persona, è un’idea. Pensa a tutti i regali che Babbo Natale ti ha portato in questi anni, molti li ho comprati io, ti ho guardato mentre li aprivi…. E mi è importato che tu non mi ringraziassi? Di sicuro no! Ero felicissimo. Infatti Babbo Natale è l’idea di DARE PER IL GUSTO DI DARE, senza aspettarsi riconoscimenti o ringraziamenti. Quando la settimana scorsa vidi una signora stare male in metropolitana, ho chiamato l’ambulanza, e penso che lei non saprà mai che sono stato io. Ecco, io per lei sono stato Babbo Natale in quel momento.

Figlio: Oh…

Papà: Ecco, ora che lo sai, fai parte della verità. Ora anche tu devi essere Babbo Natale. Vuol dire che non dovrai mai dire ai bambini la verità, ma devi aiutarci a scegliere i regali per loro, ma soprattutto devi cercare le occasioni per aiutare le persone. Tutto chiaro?

 

Dopo aver condiviso questo racconto con mio figlio, lui mi guarda compiaciuto e con tono rassicurato e rassicurante mi dice:

“Ecco. Questa storia sì che mi piace!”. Ci siamo abbracciati e in quell’abbraccio c’era tanta emozione. Lui si è sentito visto, ascoltato ed io mi sono sentita di averlo rispettato, riconosciuto nel suo bisogno più profondo di essere accolto, in tutto ciò che comporta la sua crescita.

Attraverso la condivisione di un racconto, di una storia, di una fiaba si riescono a contattare i sentimenti profondi dei bambini, siano essi angosce o desideri (per maggiori approfondimenti si rimanda all’articolo "La funzione psicologica della Fiaba – Il regno del proprio Inconscio").

Quante domande si fanno i genitori e quante domande fanno loro i figli. Molte volte è difficile dare delle risposte, altre volte si dice la prima cosa che viene in mente, altre volte ancora si pensa che ciò che ha sempre funzionato fino a quel momento, possa valere per sempre.

Ed è proprio lì il grande insegnamento.

Perché se c’è un tempo in cui Babbo Natale esiste senza alcun dubbio, c’è anche un tempo in cui questa certezza inizia a vacillare fino ad arrivare ad un momento in cui vi sono indizi inconfutabili della sua non esistenza. E, seppur questo tempo rifletta, nel bambino, l’evoluzione di un pensiero che da magico diventa via via più concreto fino a divenire più logico e razionale, forse, la cosa più straordinaria, è che sono i bambini stessi ad invitarci a stare nel “loro” tempo.

Ciò che i figli chiedono, attraverso le loro domande, la loro curiosità, i loro silenzi, i loro comportamenti, spesso non è la ricerca di una spiegazione razionale, ma di sintonizzarci con le loro emozioni (a qualunque età) e molto spesso, di dare voce, con un linguaggio personale, alla loro esperienza interiore.

 

Quello che chiedono davvero ai genitori è di essere in relazione con loro, di riuscire a stare al passo con la loro crescita, di trovare insieme modi nuovi per interpretare la realtà, di creare nuovi significati che possano essere comprensibili e rispettosi delle loro fasi di sviluppo.

Ciò che i figli, crescendo, chiedono sono nuove possibilità: nuove storie in cui poter inserire quelle già conosciute, nuove narrazioni di ciò che accade intorno a loro, di ciò che non si spiegano, di ciò di cui fanno esperienza giorno dopo giorno, anno dopo anno e che via via, può essere arricchito, modificato, compreso e gestito.

Non è la vita a fornire i modelli ma le storie. È difficile costruire storie alle quali adeguare le vite. Possiamo soltanto rinarrare e vivere secondo le storie che abbiamo letto o sentito. Viviamo la nostra vita attraverso i testi”. (Heilbrun, 1988).

In questa continua ri-narrazione, che fine faranno le vecchie storie?

Forse non ci si aspetterà più che Babbo Natale scenda dal camino, ma credo che troverà sempre il modo di portare gioia e magia nelle nostre case. A 5 come a 10, a 40, come a 80 anni. E attraverso il rituale dello scambio dei doni sotto l’albero, saremo felici di scorgerlo negli occhi emozionati e nostalgici di ognuno dei nostri figli, dei nostri cari e di noi stessi.

Perché, in fondo, vecchie e nuove narrazioni si incontrano, si fondono, si tramandano e vengono rivisitate, ma mai dimenticate.

Dott.ssa Valentina Moffa

Psicologa e Pedagogista Clinico

 

Riceve su appuntamento ad Aprilia

(+39) 320.7529083

email: valentina.moffa@gmail.com

Per Approfondire:

White, M., 1992, La terapia come narrazione, trad. L. Baldaccini, ed. Astrolabio, Roma.

Juul, J., 1995, Il bambino è competente, trad. B. Cristiani, ed. Feltrinelli.

https://www.uppa.it/psicologia/il-pensiero-magico-del-bambino/

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