Stress e genere

Donne e uomini in crisi

Le diverse reazioni allo stress

 

È sera e state camminando in una strada buia per tornare a casa, quando all’improvviso sentite un oggetto metallico alla base del collo ed una voce che vi intima “Dammi il portafoglio o ti sparo”. In quel momento, che fate? La risposta a questa domanda è: dipende se siete un uomo o una donna! Se sei un uomo, probabilmente ti volterai di scatto per dare un pugno a quel tipo, oppure scapperai alla velocità della luce. Se sei una donna, probabilmente cercherai di tirati fuori da questa situazione parlando: chiederai al ladro “sei sicuro di volerlo fare?” o “se metti via la pistola, possiamo parlarne e vedere cosa fare per sistemare le cose”.

Infatti, secondo gli psicologi, c’è una differenza fondamentale nel modo in cui gli uomini e le donne reagiscono nei momenti critici: gli uomini seguono il paradigma del fight-or-flight (combatti o scappa), mentre le donne mettono in atto la modalità tend-and-befriend (prenditi cura e aiuta). Fight-or-flight è una risposta fisiologica universale alle situazioni stressanti, caratteristica non solo degli esseri umani ma anche degli animali.

Anche se oggigiorno non dobbiamo più combattere contro un orso o una bestia feroce, la risposta del nostro corpo in condizioni di stress che viviamo quotidianamente è rimasta la stessa. La risposta allo stress è controllata dal Sistema Nervoso Simpatico; alla minaccia del pericolo, il nostro corpo produce adrenalina e cortisolo, ormoni che vengono rilasciati nel flusso sanguigno e producono delle modificazioni che ci preparano all’azione: aumenta il tono muscolare, aumenta la frequenza cardiaca e la quantità di ossigeno disponibile. Questi cambiamenti ci aiutano anche a concentrarsi, per poter pianificare e pensare velocemente ad un modo per tirarci fuori dai guai.

Gli studiosi in questo ambito, dal pioniere Cannon in poi, hanno condotto migliaia di studi documentando questo fenomeno in moltissime specie e situazioni. La maggior parte di questi studi, tuttavia, sono stati condotti su uomini. Nel 2000, la psicologa Shelley Taylor e alcuni colleghi ipotizzarono che, in situazioni stressanti, le donne tendano a reagire diversamente agli uomini. Invece di rientrare nel paradigma del combatti-o-scappa, sembra che le donne siano più propense a mettere in atto comportamenti sociali e associativi, per legare con il nemico -in caso sia presente- o per cercare aiuto e supporto dagli amici o dai familiari. Secondo la Taylor, invece di rilasciare nel circolo sanguigno grandi quantità di adrenalina e cortisolo come capita negli uomini, le donne rilasciano più endorfine, sostanze chimiche che portano sensazioni di benessere e alleviano il dolore, e più ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’amore”, che ci rende fiduciosi ed empatici con il prossimo e ci aiuta a socializzare.

Secondo le ultime ricerche, sembra che questa differenza tra uomini e donne in relazione a come reagiscono allo stress possa essere imputata ad un singolo gene: il gene SRY, presente nel cromosoma X maschile e responsabile della differenziazione delle gonadi in senso maschile, regola la secrezione delle catecolamine (inclusi adrenalina, dopamina e serotonina) nel sangue, causando la tipica risposta del combatti-o-scappa. Le donne, sebbene mostrino un aumento delle catecolamine dopo una situazione stressante, non hanno il gene SRY e quindi la loro risposta allo stress coinvolge altri meccanismi genetici e fisiologici, tra cui cambiamenti nelle quantità di estrogeni, ossitocina ed endorfine. Questi cambiamenti fisiologici, a loro volta, facilitano la risposta tend-and-befriend.

 

Comportamenti consolatori

 

Se pensiamo alle situazioni stressanti che viviamo quotidianamente, possiamo notare che ognuno di noi tende a far fronte allo stress grazie ad alcune strategie. Quando siamo sotto pressione, stressati, ma soprattutto stanchi, infatti, cerchiamo dei modi per poter andare avanti e spesso mettiamo in atto alcuni comportamenti per confortarci. In situazioni di stress cronico, in cui quindi questi comportamenti vengono messi in atto giorno dopo giorno, si può anche arrivare a sviluppare una forma di dipendenza. Secondo alcuni psicologi inglesi, le differenze di genere emergono anche in questi momenti critici della vita.

Da uno studio condotto dal professor John Barry, dell’University College di Londra, maschi e femmine mettono in atto strategie diverse per gestire lo stress quotidiano. Il 27% dei maschi (contro solo l’11% delle donne) scelgono il sesso o la pornografia; secondo Barry, per gli uomini il sesso potrebbe rappresentare un modo per allontanarsi dai problemi che stanno affrontando e, almeno momentaneamente, evitarli. In più, durante il sesso (e durante l’orgasmo) vengono rilasciate endorfine, che producono una sensazione di benessere e fungono come una specie di cura naturale allo stress. Più della metà delle donne, invece, hanno rivelato di essere confortate dal mangiare, contro meno di un terzo degli uomini. I cibi a base di grassi e zuccheri, infatti, aumentano i livelli di cortisolo, ma non è chiaro come mai le donne utilizzino questa strategia così spesso rispetto agli uomini.

Forse, le differenze di genere nella reazione a una situazione di disagio posso essere imputata alla diversa vulnerabilità di uomini e donne allo stress. Il cibo ha un effetto calmante ma è un comportamento che si compie in solitu.dine; la pornografia e il sesso sono invece comportamenti che hanno un effetto stimolante e proiettano verso l’esterno. Insomma, due reazioni quasi opposte: la donna tiene dentro, l’uomo invece butta fuori.
 

Quindi, cosa fare?

 

Queste modalità nella gestione dello stress, sebbene diverse, hanno lo stesso obiettivo: ottenere una soddisfazione e colmare il disagio provocato dall’evento stressante.

Ovviamente, cercare di evitare le situazioni stressanti è quasi impossibile nella vita quotidiana. La consapevolezza di quale situazione ci crei il forte disagio è sicuramente il primo passo: a questo punto possiamo infatti cercare di ridurre al minimo l’impatto che quei particolari fattori hanno sulla nostra vita.

Non possiamo controllare quello che ci succede. Ciò che possiamo invece fare è lavorare su di noi, sulla nostra forza, per aumentare la nostra resilienza, cioè la capacità di resistere a questi fattori di stress che ci espongono al rischio di ammalarci.

Per Approfondire:

 

 

Dèttore, D. (2001). Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale. New York: McGraw-Hill Education.

 

Trabucchi, P. (2007). Resisto dunque sono. Chi sono i campioni della resistenza psicologica e come fanno a convivere felicemente con lo stress. Milano: Corbaccio.

 

Taylor, S. E., et al. (2000). Biobehavioral responses to stress in females: tend-and-befriend, not fight-or-flight. Psychological Review, 107: 411-429.

 

 

Dott. Francesco Artegiani

 

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